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MotoGP 2027: il domino del mercato è partito, ma nessuno può ammetterlo

Contratti firmati, selle assegnate, annunci congelati. Il mercato piloti più surreale di sempre è ostaggio di una trattativa commerciale

Un segreto che sanno tutti

C'è qualcosa di grottesco nel mercato piloti della MotoGP 2027: è sostanzialmente fatto, eppure ufficialmente non esiste. L'unico annuncio con tanto di comunicato stampa resta il rinnovo di Marco Bezzecchi con Aprilia, datato 2 febbraio. Tutto il resto, e parliamo di una griglia quasi interamente ridisegnata, vive nel limbo del "si sa ma non si dice". Il motivo non ha nulla a che fare con i piloti né con le trattative sportive: è una questione di soldi. L'accordo commerciale tra i costruttori e la MotoGP Sports Entertainment Group, la struttura sotto Liberty Media, per il quinquennio 2027-2031 non è ancora stato firmato. Una sorta di Patto della Concordia a due ruote che tiene in ostaggio ogni comunicazione. Le Case usano il congelamento degli annunci come leva nella negoziazione sui ricavi: finché non firmiamo l'accordo commerciale, non annunciamo i piloti. Il risultato è una commedia degli equivoci in cui tutti sanno tutto, ma nessuno può dirlo ad alta voce.
Proviamo allora a raccontare quello che tutti sanno, seguendo il filo delle storie piuttosto che l'elenco delle squadre.

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L'effetto domino: tutto è partito da Acosta

La tessera che ha fatto cadere tutte le altre ha un nome: Pedro Acosta. Il classe 2004, che avrebbe firmato un biennale con Ducati durante i test di Sepang, ha innescato una reazione a catena che ha ridisegnato mezza griglia. Con Acosta in rosso, Pecco Bagnaia si è ritrovato senza sella. Due titoli mondiali, un terzo sfiorato, e la porta che si chiude: una situazione che ricorda, con le dovute proporzioni, quella di Lorenzo nel 2018, quando Ducati scelse Petrucci e lo spagnolo se ne andò in Honda.


Bagnaia aveva sondato Yamaha, ma il livello della M1, il V4 nella configurazione 1000 cm³ ha ancora parecchia strada da fare e lo ha convinto a virare su Aprilia. Si parla di un contratto quadriennale (2+2) con Noale, dove troverà nel Bez il leader naturale del box. Una dinamica curiosa, quasi speculare a quella che Pecco ha vissuto in Ducati quando si vide arrivare in casa Marquez: stavolta è lui l'ospite, non il padrone di casa. E sullo sfondo, la voglia di battere proprio quella Ducati che lo ha rimpiazzato.
Marquez, dal canto suo, resta a Borgo Panigale con un rinnovo che sarebbe un classico 1+1, con opzione a suo favore. Il box Ducati factory parlerà quindi interamente spagnolo, con il "vecchio" campione e il futuro della MotoGP nello stesso garage. Sulla carta, una coppia devastante. Nella pratica, le condizioni del braccio destro di Marc restano il punto interrogativo più grosso di tutta la griglia.

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Le mosse giapponesi: Yamaha rilancia, Honda riparte

Perso Quartararo e sfumato Bagnaia, Yamaha si è ritrovata con la necessità di ricostruire da zero. E lo ha fatto con due colpi rapidi: Jorge Martín, il campione del mondo 2024 che in questo avvio 2026 sta tornando Martinator, e Ai Ogura, la sorpresa delle ultime ore. Il giapponese arriva dal team Trackhouse e porta con sé un dettaglio non trascurabile: sarà il primo pilota giapponese nel team ufficiale Yamaha dai tempi di Norick Abe (Nakano ha corso con la M1, ma nel team Tech3, che è un'altra cosa). Per Iwata è anche una mossa strategica, e la scommessa è chiara: il regolamento 2027, con le 850 cm³ e le Pirelli, rimescola le carte e a Iwata stanno investendo forte. Martín e Ogura potrebbero rivelarsi una coppia meno strana di quanto sembri oggi.
Honda, intanto, ha giocato d'anticipo chiudendo per prima l'affare più grosso: Fabio Quartararo in HRC con un biennale fino al 2028. Il francese, semplicemente, non ne poteva più della Yamaha. Accanto a lui si profila David Alonso, un talento di quelli che capitano una volta ogni dieci anni, con una capacità di adattamento che in Moto2 sta già facendo parlare parecchio. Honda punta poi a espandere il parco moto a sei unità se andrà in porto l'accordo con Tech3, oggi satellite KTM ma dato sempre più vicino al passaggio in orbita giapponese.

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KTM, il rebus austriaco

In mezzo a tutti questi movimenti, KTM è la Casa con più punti interrogativi. Alex Márquez è il nome forte per il ruolo di riferimento, capitalizzando al momento giusto l'ottimo 2025. Accanto a lui il candidato principale sembra Maverick Viñales, il pilota più imprevedibile del paddock: il secondo intervento alla spalla e la rimozione della vite hanno raffreddato la situazione, e molto dipenderà da come si presenterà al rientro a Jerez. Con la probabile perdita di Tech3, la squadra austriaca si ritroverebbe con sole due moto e senza quel "bomber puro" capace di fare risultato anche quando la moto non aiuta.

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La seconda ondata: chi resta senza sedia?

I team satellite si riempiranno per cascata, una volta che i pezzi grossi saranno al loro posto. Ma alcune mosse sono già tracciate: Fermín Aldeguer verso VR46 al fianco di Di Giannantonio (con Morbidelli destinato all'uscita dopo un inizio di stagione complicato), Dani Holgado in Gresini per il debutto in MotoGP, e l'ipotesi suggestiva di un ritorno di Bastianini proprio nel team di Faenza, dove nel 2022 aveva vissuto una stagione indimenticabile.
In Trackhouse, la sella lasciata da Ogura fa gola a Joan Mir, che gode di grande stima da parte di Davide Brivio. Raúl Fernández dovrebbe essere confermato, ma la sua posizione dipende da altri incastri. Toprak Razgatlioglu ha il contratto con Pramac per il 2027, mentre per Jack Miller la situazione è ambigua: zero punti dopo tre GP non depongono a suo favore, ma il passaporto australiano potrebbe tornare utile se il GP di Adelaide entrerà davvero in calendario. L'unica certezza granitica è LCR: Zarco e Moreira hanno entrambi il contratto fino al 2027 e, salvo promozioni del brasiliano nel team ufficiale, la coppia di Cecchinello non si tocca.
E poi c'è il gruppone dei nomi sospesi — Bastianini, Rins, Binder, Morbidelli, Miller — che aspettano di capire dove li porterà il cuore (o meglio, il portafogli). Qualche casella da riempire c'è ancora, ma il tempo stringe. Quando finalmente i costruttori e l'organizzatore troveranno l'accordo, gli annunci partiranno a raffica e scopriremo che, in fondo, il segreto peggio custodito del paddock era davvero un segreto solo sulla carta.

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