Addio Fausto Gresini, una vita da campione

Il manager imolese era capace di valorizzare i talenti della velocità: i suoi ultimi titoli li ha vinti con Jorge Martin e Matteo Ferrari, il destino gli portò via Kato e Simoncelli. Il fiuto di Fausto veniva da un passato di livello assoluto come pilota: due titoli mondiali nella classe 125, frutto di un'innata capacità di capire la moto e di usare il polso o la testa a seconda delle necessità

Addio Fausto Gresini, una vita da campione
Fausto Gresini si è spento a 60 anni appena compiuti; la sua è stata una vita intensa, da campione, nei panni di pilota vincente prima e abile team manager poi. Nella sua versione imprenditoriale Fausto non ha mai dimenticato il suo passato: ha avuto fiuto nello scegliere i talenti migliori ma anche l'umanità per crescere i ragazzi approdati al suo team con valori importanti.

Un giovane talento
Gresini a sua volta è stata una promessa – mantenuta- del motomondiale: nato a Imola il 23 gennaio 1961, Fausto esordì nel mondiale a 21 anni, tardi per gli standard moderni. Arrivò al mondiale dopo la gavetta, da profondo conoscitore della meccanica: era bravo a capire cosa succedeva sulla moto, i tecnici ascoltavano con attenzione le sue indicazioni. La classe 125 fu sempre la sua dimensione perfetta da pilota, e infatti non la abbandonò mai: corse per 11 stagioni intere, intervallate da un 1988 praticamente saltato per infortunio. Il debutto avvenne con la MBA, ma fu  il passaggio alla Garelli che gli permise di laurearsi campione del mondo nel 1985. L'anno successivo un giovanissimo Luca Cadalora gli negò il bis, ma nel 1987 Fausto fu capace addirittura di 10 vittorie consecutive per il bis iridato.

Dentro il box
Gresini era un vincente in pista, con un carattere da combattente che non perse nella sua seconda vita, quella da team manager. Prima di abbandonare le corse l'imolese però si dimostrò anche un  eccellente compagno di squadra: nel 1990 aiutò Loris Capirossi a conquistare il mondiale con una marcatura a uomo su Spaan nell'ultima gara della stagione, e oltre al secondo posto del 1986 aggiunse altri due piazzamenti da vicecampione del mondo nel 1991 e nel 1992, quando ormai era diventato uno dei piloti di punta di Honda.
Quando Fausto appese il casco al chiodo, alla fine del 1994, iniziò a organizzarsi per un team tutto suo, che curiosamente debuttò in classe 500 e non nella minima cilindrata di cui era stato uno dei massimi esponenti a cavallo tra '80 e '90. Il primo titolo mondiale arrivò in 250 con Daijiro Kato nel  2001, pilota che lo accompagnò nel primo anno della MotoGP l'anno successivo.

Gioie e dolori
Fausto ben presto affrontò anche la prima tragedia della sua carriera, quando nel 2003 proprio Kato perse la vita dopo il terribile incidente di Suzuka. Poi ci furono le grandi battaglie di Sete Gibernau con Valentino Rossi, erano gli anni nei quali le Honda private del Gresini Racing non solo mettevano in difficoltà il Dottore, ma davano spesso la paga anche agli ufficiali. Tanti gli abbracci di Fausto ai suoi ragazzi: Marco Melandri, Alex De Angelis, Toni Elias, che nel 2010 gli regalò il primo mondiale mai corso della Moto2. E cosa dire di Marco Simoncelli? Lo prese sotto la sua ala, cercando di dare sfogo al talento cristallino del Sic senza imbrigliarlo troppo, smussando appena un po' gli spigoli, aiutandolo nel diventare adulto. Il secondo dramma della carriera di Fausto arrivò a Sepang nel 2011, quando Marco volò via.

Gli anni recenti
Negli ultimi dieci anni Gresini aveva ulteriormente accentuato la sua formidabile attitudine a valorizzare piloti ancora acerbi: aveva iniziato un percorso con Enea Bastianini, aveva creduto in Fabio Di Giannantonio, aveva portato al titolo mondiale della Moto3 Jorge Martin, nel 2018. Nel frattempo Aprilia si era rivolta proprio all'imolese per approdare alla MotoGP, affidando le proprie V4 alla sua struttura e alla sua insostituibile esperienza. Fausto era noto per la sua correttezza, ma sapeva anche guardare al futuro: lasciò la Honda in top class quando non era più conveniente giocare nel ruolo del team satellite, sposò con entusiasmo la MotoE quando l'elettrico debuttò nel motomondiale. Nel 2019 Fausto vinse anche la coppa del mondo con la Energica guidata da Matteo Ferrari, arrivando così a centrare il titolo una volta in tutte le classi, a eccezione della 500/MotoGP.
Il vuoto che Fausto lascia è grande quanto la sua eredità: un team che corre in tutte e quattro le classi del motomondiale, una squadra che a sua volta è tenacemente intrecciata alla passione e all'affetto della moglie Nadia e dei figli Lorenzo, Luca, Alice e Agnese. 

 



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