Fare benzina restando in sella? Meglio scendere, ecco perché
Nessuna legge lo vieta, ma fare il pieno a cavalcioni della moto non è una grande idea. Tra elettricità statica, vapori e schizzi, ecco perché
Il bocchettone tra le gambe
Arrivi al self, spegni, apri il tappo e infili la pistola senza nemmeno scendere di sella. Lo facciamo in tanti ed è comodo. In Italia nessuna norma obbliga il motociclista a scendere, e i cartelli alla pompa ricordano solo di spegnere il motore e di non fumare. Però basta pensare a dove ci troviamo in quel momento per farsi venire qualche dubbio. Su un’auto il bocchettone sta su una fiancata, a un metro buono da chi fa rifornimento. Su una moto è a pochi centimetri dal cavallo dei pantaloni, e la faccia del pilota sta proprio sopra i vapori che escono dal serbatoio. Sotto, a scaldare il tutto, ci sono motore e scarico appena spenti.
Scintille e vapori
Il rischio meno intuitivo è l’elettricità statica. Negli Stati Uniti il Petroleum Equipment Institute ha analizzato decine di incendi alla pompa avvenuti tra il 1999 e il 2000. In nessuno c’era il motore acceso o una fiamma libera nei paraggi: la causa era sempre una scarica statica. Lo schema più frequente era quello dell’automobilista che risaliva in macchina durante il rifornimento. Strisciando sul sedile si caricava, e quando tornava a prendere in mano la pistola scoccava la scintilla. Chi va in moto non entra ed esce da un abitacolo, d’accordo. Però si muove su una sella con giacca e pantaloni tecnici in tessuto sintetico e stivali con la suola di gomma: un piccolo generatore di cariche ambulante. Scendere, toccare una parte metallica della colonnina e solo dopo prendere la pistola richiede due secondi. Poi ci sono i vapori. La benzina contiene benzene, una sostanza cancerogena che in Europa è ammessa fino all’1% del volume. Respirarla ogni tanto non manda nessuno all’ospedale, ma non c’è motivo di farlo stando chini sopra il bocchettone col casco aperto.
Schizzi, cavalletto e vie di fuga
C’è poi la questione pratica. Con il pilota in sella, la moto di solito resta inclinata sul cavalletto laterale, oppure va tenuta dritta con le gambe mentre una mano regge la pistola. L’equilibrio è precario e il serbatoio, specie se piccolo, si riempie in fretta. Lo stop automatico della pistola non sempre scatta in tempo, e la benzina che trabocca finisce sulla vernice, sui pantaloni e, peggio ancora, su motore e scarico caldi. Sul cuoio o sul tessuto tecnico, poi, la benzina resta lì con il suo odore per tutto il viaggio. Meglio scendere e mettere la moto sul cavalletto centrale, se c’è. Altrimenti si tiene dritta stando in piedi di fianco, e si rallenta l’erogazione quando il livello arriva vicino al collo del bocchettone. Resta l’ipotesi peggiore, per fortuna rara: se qualcosa prende fuoco, chi è in piedi si allontana in un attimo. Chi sta a cavalcioni di 200 kg di moto con un serbatoio aperto tra le gambe, no. Insomma, ha poco senso e non serve cverto una legge per capirlo: stiamo facendo benzina per andare a lavoro, non stiamo correndo la 8 ore di Suzuka...