Olio motore: l'importanza di temperatura, viscosità e lubrificazione
Temperatura, viscosità e lubrificazione sono tre facce della stessa medaglia. Capire come l’olio lavora all’interno del motore aiuta a evitare falsi allarmi, ma anche gravi - e costosi - errori di manutenzione. Perché oggi gli oli sono molto più evoluti di un tempo, ma il cambio resta una regola fondamentale
Hai detto olio motore?
Quando si parla di olio motore, tre concetti tornano sempre insieme: temperatura, viscosità e lubrificazione. Non è un caso: sono elementi strettamente legati tra loro e capire come interagiscono aiuta a usare (e mantenere) meglio la moto, soprattutto se parliamo di modelli raffreddati ad aria o di mezzi non più giovanissimi. Partiamo da un concetto basilare: l’olio non lubrifica soltanto, ma, anche, raffredda.
C’è l’idea diffusa che, nei motori raffreddati ad aria, il compito di smaltire il calore sia affidato quasi esclusivamente alle alette e al flusso dell’aria. In realtà l’olio ha un ruolo centrale nel controllo della temperatura interna del motore. Durante l’uso normale, la temperatura dell’olio si colloca mediamente tra 100 e 110 °C, un intervallo considerato ottimale. Non bisogna spaventarsi: non stiamo parlando di acqua, e anche a 120 °C un olio in buone condizioni mantiene le sue capacità lubrificanti. Paradossalmente, un olio troppo freddo è più dannoso di uno caldo.
Quando la temperatura è troppo bassa
Sotto i 90 °C, e ancor più intorno ai 70 °C, l’olio diventa eccessivamente viscoso. Questo significa due cose: oppone più resistenza al movimento delle parti meccaniche e fatica a raggiungere e lubrificare correttamente tutte le parti del motore. Non per nulla, su ognilibretto d’uso e manutenzione, l’avvertimento è bene evidenziato: non portare il motore ad alti regimi di rotazione finché non si è raggiunta la temperatura ottimale.
Perché l’olio “sparisce” (soprattutto nei motori raffreddati ad aria)
Nei motori raffreddati ad aria, i giochi meccanici tra pistone e cilindro sono generalmente più ampi rispetto a quelli dei raffreddati a liquido. Durante la combustione, una parte dei gas ad alta temperatura passa in questi interstizi e finisce nel basamento: è il fenomeno del “blow-by” (o trafilamento dei gas, se volgiamo dirlo in italiano). Questi gas, caldissimi, contribuiscono a degradare più rapidamente l’olio e a nebulizzarne una parte, che viene poi recuperata dal sistema di ventilazione del basamento e reimmessa nell’aspirazione. Il risultato è semplice: l’olio cala anche se non ci sono perdite visibili. È una caratteristica, non un difetto. Ecco perché controllarne regolarmente il livello è tutt’altro che un vezzo.
L’importanza del cambio olio
Con il tempo e i chilometri, l’olio perde non solo capacità lubrificante, ma anche efficienza nel trasferire calore. Un olio esausto raffredda peggio, protegge peggio e accelera l’usura interna.
Ovvio quindi che rimandare troppo il cambio dell’olio significa aprire la strada a problemi seri, non immediati magari, ma inevitabili (e costosissimi da riparare). In breve: l’olio va cambiato. Punto.
Una volta si cambiava viscosità con le stagioni…
Fino a qualche decennio fa, era normale scegliere oli diversi a seconda della stagione. D’inverno si privilegiavano viscosità più fluide, d’estate oli più “densi”, perché i lubrificanti di allora variavano molto il loro comportamento al variare della temperatura. Oggi, con la diffusione degli oli multigrado, soprattutto sintetici, questo problema è stato in gran parte superato. I prodotti attuali sono formulati per mantenere caratteristiche stabili su un ampio intervallo termico, rendendo superflua la sostituzione stagionale per la stragrande maggioranza delle moto, perlomeno quelle moderne. Il discorso cambia leggermente con le moto di vecchia concezione. Su alcuni motori progettati con tolleranze e materiali di altri tempi, usare una viscosità più “calda” nei mesi estivi può ancora avere senso. Passare, per esempio, da un 10W-40 a un 15W-50 nei periodi più caldi può migliorare la stabilità termica, a costo di un motore un filo meno pronto nella risposta, ma più protetto quando le temperature salgono.
Tecnologia evoluta, ma manutenzione sempre necessaria
Gli oli moderni - in particolare i sintetici, che vanno sempre preferiti ai minerali - resistono meglio al calore, invecchiano più lentamente e si degradano meno sotto l’effetto dei gas di combustione. Ma nessun olio è eterno. Anche il migliore, se usato per troppi chilometri o lasciato troppo a lungo nel motore (ricordate: l’olio “scade” anche se non lo si fa girare) perde efficacia.
Poichè, come ricordato sopra, temperatura, viscosità e lubrificazione funzionano solo se l’olio è in buono stato, trascurarlo significa compromettere tutte e tre le sue funzioni.
Per rimanere in tema: Cambio olio: meglio prima o dopo la pausa invernale?