Volare in moto negli anni 60: il mitico Italjet Mustang
Negli anni Sessanta, Italjet porta una ventata di sportività tra i giovanissimi con i Mustang SS e Veloce 50. Piccoli, agili, dichiaratamente “racing”, provano a rendere accessibile - con tutti i limiti del caso - un’idea di velocità fino ad allora riservata a ben altre cilindrate…
Un sogno in scala ridotta
Quella degli anni Sessanta è un’Italia in pieno fermento, anche dal punto di vista delle due ruote. Tra i più giovani, la voglia di moto cresce rapidamente e, con essa, il desiderio di moto leggere e sportive, capaci di richiamare l’immaginario delle corse senza passare dalla patente per le cilindrate maggiori. È qui che Italjet tira fuori il coniglio dal cappello: giovane azienda bolognese fondata da Leopoldo Tartarini, decide di puntare su una famiglia di piccoli cinquantini dal carattere dichiaratamente sportivo. Nascono così i Mustang, modelli destinati a lasciare il segno, soprattutto nell’immaginario dei più giovani.
Mustang SS: il debutto
Il primo a vedere la luce è il Mustang SS, presentato nel 1965. Per il motore Italjet si affida a Minarelli, adottando il collaudato P4 a quattro marce. Con carburatore da 17 mm e una potenza di 4,2 CV a 8.100 giri, il piccolo SS supera i 90 km/h: numeri di tutto rispetto per una 50 dell’epoca. Ok le prestazioni, di tutto rispetto, ma a colpire sono soprattutto la cura costruttiva e l’aspetto da vere moto da corsa: cerchi in alluminio, leve con testa sferica, pedane supplementari per una posizione più raccolta, freno anteriore a quattro ganasce da 118 mm con prese d’aria (finte), che fanno sentire grandi. Ciò detto, va comunque ammesso che, almeno la prima serie, rimane esteticamente piuttosto sobria: telaio nero, serbatoio e parafanghi in alluminio, bombature nere sotto i tappi e svasature per le ginocchia. Le tinte più vivaci e corsaiole (quelle che fanno sognare i GP), in rosso con bordo nero o argento con inserti laterali, finiscono soprattutto sui mercati esteri, Germania in testa, dove alcuni esemplari adottano anche il Sachs a cinque marce da 5,2 CV a 9.500 giri.
Mustang Veloce: più sportivo e "di carattere"
Nel 1966 arriva il Mustang Veloce. Telaio e sospensioni restano invariati, ma l’insieme cambia volto. Il serbatoio “a uovo”, probabilmente ispirato alle Yamaha da GP, la nuova sella imbottita con accenno di codino e le grafiche aggiornate rendono il Veloce più maturo. Anche la tecnica fa un passo avanti: il freno anteriore a quattro ganasce adotta piatti portaceppi in alluminio con prese d’aria dinamiche a periscopio, mentre il Minarelli P4SS, grazie a un carburatore più generoso, arriva a 5 CV a 9.000 giri. Non mancano però i compromessi: per contenere i costi spariscono i cerchi in alluminio e le pedane arretrate, segno di una produzione che deve fare i conti con la realtà industriale.
Gli aggiornamenti di fine carriera
Tra il 1968 e il 1970 il Mustang Veloce viene aggiornato in modo sostanziale. Il telaio è irrobustito, con piastre saldate e tubi di diametro maggiore; scompare il tubo centrale sotto la sella e nella mascherina compare un piccolo vano porta-attrezzi. Il motore resta il Minarelli P4SS da 49,6 cm³, mentre il freno posteriore cresce di diametro e i mozzi diventano in alluminio. Cambiano anche sella, serbatoio e livree, con la combinazione rosso con serbatoio e parafanghi bianchi tra le più apprezzate. Nel 1970 debutta infine la forcella teleidraulica, insieme a tamburi da 118 mm su entrambe le ruote, nuovi ammortizzatori e un faro più compatto, in linea con il gusto dei primi anni Settanta.
Scheda tecnica
Il Mustang SS monta il Minarelli P4S a due tempi, monocilindrico inclinato in avanti di 30°, con cilindro in ghisa e cilindrata di 49,6 cm³. Alimentato da un Dell’Orto da 17 mm e miscela all’8%, sviluppa 4,2 CV a 8.100 giri per una velocità massima di circa 90 km/h.
La ciclistica prevede cambio a quattro marce con comando a bilanciere, freno anteriore a quattro ganasce da 118 mm, forcella telescopica meccanica e doppi ammortizzatori posteriori. Il peso a secco è di soli 52 kg. Il Mustang Veloce evolve lo schema con il P4SS, carburatori fino a 20 mm e potenze prossime ai 5 CV, superando i 95 km/h. Nel tempo arrivano cerchi in acciaio, forcella teleidraulica, pneumatici maggiorati e un design più moderno, senza snaturarne il carattere sportivo.
Vampiro, New Mustang e altri tentativi
Già nel 1965, cioè ancor prima del Veloce, Italjet presenta alla stampa il Vampiro 50 da competizione. Costa 180.000 lire, è destinato alle gare Cadetti e monta un Minarelli elaborato da 7 CV alla ruota a 10.000 giri. Con Piero Cava in sella viene cronometrato sul chilometro lanciato a oltre 124 km/h. Il telaio, derivato da quello del Mustang ma profondamente rivisto, è realizzato in acciaio al cromo-molibdeno e pesa appena 4,8 kg.
Il Mustang Veloce, con le sue evoluzioni, ottiene un discreto successo, ma all’inizio degli anni Settanta l’interesse per le 50 sportive inizia a calare. Italjet prova allora a seguire la “moda” Scrambler con il New Mustang del 1971, senza però centrare l’obiettivo. Tentativo fallito: la casa bolognese sposta così il baricentro su altri progetti: moto a ruote piccole, come il Kic-Kat, le Cross per bambini e, poco dopo, l’importante collaborazione con Yamaha come importatore per l’Italia.
A proposito di cinquantini: Storia dei cinquantini da corsa di una volta: piccole cilindrate, grande tecnica