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Tutti Bezzi con la IA: ecco il Falcone che Moto Guzzi non ha mai fatto

Stefano, nostro lettore e camionista prossimo alla pensione, ha usato l'intelligenza artificiale per reinventare il Falcone in due salse ben definite. Ecco la sua visione

Quando il lettore gioca a fare Obiboi

C'è una bella ironia in questa storia, e conviene metterla subito sul tavolo. Stefano Pollastro, nostro lettore, si presenta così: "Autista di camion, a fine mese sono 63 primavere, a dicembre dovrei andare in pensione". Le moto le ama, ma con un distinguo netto: "Mi sono fermato agli anni 80/90, troppa esasperazione e troppa elettronica non sono nelle mie righe". E qui scatta il paradosso, perché proprio lui, che con l'elettronica non va d'accordo, ha preso in mano lo strumento più "elettronico" che ci sia, l'intelligenza artificiale, per regalarsi un sogno a due ruote. 
Tutto nasce dal nostro servizio sulle due scrambler di Guzzi e Benelli. Stefano ha rimescolato le carte e ha pensato a un Falcone reinterpretato in chiave moderna, tirando fuori non una ma due declinazioni. In pratica ha fatto, da appassionato e per diletto, quello che dalle nostre parti fa di mestiere Oberdan Bezzi: prendere un nome glorioso e immaginare cosa potrebbe diventare oggi.

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In apertura la versione la versione Scrambler, qui in alto, la versione Café Racer

Café Racer e Scrambler: come sono venute

La versione Café Racer punta sull'eleganza, con serbatoio bianco perlato e l'aquila in bella mostra, sella monoposto rossa con cuciture a rombo e codino corto, manubrio basso, faro tondo e un doppio scarico alto cromato sul lato sinistro che fa molto anni d'oro. La Scrambler, invece, va sul cattivo: tutta vestita di rosso lucido, griglia copri-faro, gomme tassellate, parafanghi alti, scarico basso scuro e una piastra paramotore in alluminio sotto la coppa. Su entrambe il fianchetto porta la scritta Falcone, a chiudere il cerchio del battesimo.
Se proprio dobbiamo sbilanciarci, è la Café Racer a convincere di più.

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Il Nuovo Falcone in versione militare

Il fantasma del Nuovo Falcone

Il bello, o il brutto, fate voi, è che il nome Falcone porta con sé un precedente non proprio fortunato. Il Falcone originale, costruito tra il 1950 e il 1967, era stato il simbolo dell'Italia che si rialzava nel dopoguerra, moto delle forze dell'ordine fin sui Corazzieri del Quirinale. Quando però nel 1969 Mandello provò a rinverdirne i fasti con il Nuovo Falcone 500, le cose andarono diversamente. Nato prima come mezzo militare e solo dopo convertito all'uso civile, montava un monocilindrico orizzontale di 499 cm³ da appena 25,4 CV, pesava la bellezza di 214 kg ed era tecnicamente ancorato al passato proprio mentre le giapponesi plurifrazionate spopolavano. Risultato: un flop, con la produzione chiusa nel 1976 dopo circa 16.000 esemplari, di cui solo 3.000 nella versione Civile (la storia completa la trovate nel nostro approfondimento).
Ed è qui che la trovata di Stefano diventa quasi poetica: chissà che con un po' più di fwntasia all'epoca, quel rilancio non sarebbe andato meglio. Magari sì, magari no, ma intanto un lettore con l'allergia all'elettronica ci ha dimostrato che gli strumenti, in fondo, valgono per come li usi. 

E allora rilanciamo a nostra volta: se anche voi avete buone idee tirate fuori con l'intelligenza artificiale, un modello del cuore reinterpretato, una concept che sognate da anni, mandatecele (redazione@insella.it). Chissà che dalla posta di un lettore non esca la prossima moto che a Mandello (o altrove) avrebbero dovuto fare.

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