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Storie di Moto Guzzi: il mitico Moretto, da garzone a meccanico fidato di Omobono Tenni

Dietro ogni grande pilota, c’è sempre un meccanico di grande talento. Per quasi trent’anni, Carlo “Moretto” Agostini è stato un pilastro del Reparto Corse Moto Guzzi, l’uomo fidato di Omobono Tenni e dei campioni che hanno scritto la storia del marchio

Una grande famiglia

Per trent’anni meccanico del Reparto Corse in Moto Guzzi, amico e punto di riferimento per piloti leggendari come Omobono Tenni, Carlo Agostini - ai più noto come “Moretto” -  è stato il simbolo di una dedizione assoluta, fatta di passione, fatica e umiltà. La sua è una storia che racconta di un’epoca in cui il motociclismo era pura avventura romantica…

Gli inizi: dal garzone del fabbro al mito di Mandello

L’avventura del “Moretto” comincia tra il 1920 e il 1921 su un treno che da Mandello del Lario porta Carlo Guzzi a Milano. In mezzo a chiacchiere sul lago e sulla primavera che tardava ad arrivare, l’amico e collega Giulio Valpolini propone a Carlo il cognato, un giovane garzone di nome Carlo Agostini, appena tornato dal militare, per un posto in officina. Guzzi, invece di liquidare la richiesta con una frase di circostanza, si informa: “Chi è suo cognato?”. “È quel ragazzo che lavorava dal fabbro. “Moretto””… “Lo conosco, è un bravo ragazzo - risponde Guzzi - lunedì me lo mandi su in officina”  E così comincia una storia lunga più di trent’anni.
Nato nel 1900, Agostini ha solo 21 anni quando varca la soglia dell’officina che darà vita alla prima Moto Guzzi Normale. Per lui è un salto enorme: dal lavoro di garzone al fianco di Guzzi e Parodi, ai primi contatti con motori e telai che diventeranno leggenda. 

Reparto Corse

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Primi anni 20 del 900,  piloti e dirigenti della "giovane" Moto Guzzi, da sinistra, seguendo la numerazione si riconoscono: Guido Corti, Pietro Ghersi, Carlo Guzzi, Amedeo Ruggeri, Giorgio Parodi e Ugo Prini. All'estrema sinistra il "Moretto"

Negli anni Venti e Trenta, il Reparto Corse di Mandello è il suo regno. Nonostante non fosse presente alla prima vittoria in Sicilia nel 1921 con Gino Finzi, il Moretto prende parte alle prime affermazioni importanti: ad Asso nel 1923, con Valentino Gatti che conquista la prima vittoria al Circuito del Lario, e a Monza nel 1924, quando Guido Mentasti vince il Campionato Europeo in prova unica sulla Corsa 4V, la prima vera Moto Guzzi da competizione con albero a camme in testa e quattro valvole. Con le soddisfazioni arrivano però anche i primi dolori. Il 15 aprile 1925, Mentasti muore tornando da Brescia, probabilmente a causa di una foratura: per il Moretto, che guarda ai piloti non tanto come colleghi quanto come amici e membri di una grande famiglia, è una perdita enorme e, purtroppo, nemmeno l’unica. Ma, forse, stiamo correndo troppo. Facciamo un passo indietro…

L’epopea internazionale 

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1939: il "Moretto" al centro dietro alla 250 monoalbero munita di compressore, fra i piloti Sandri e Alberti. Alle sue spalle, con il cappello in testa, c'è l'ingegner Carcano

Carlo Guzzi e Giorgio Parodi comprendono presto che per crescere la Moto Guzzi deve confrontarsi con l’Europa. La prima spedizione al Tourist Trophy dell’Isola di Man è nel 1927, e il Moretto è in prima linea. Gli spostamenti erano complessi: i meccanici partivano anche quindici giorni prima, portando furgoni, affittando garage come box temporanei, mentre i piloti viaggiavano, con più calma, in nave o in aereo. Tra la fine degli anni Venti e la metà degli anni Trenta, Guzzi colleziona partecipazioni importanti al TT con piloti come Pietro Ghersi, Achille Varzi e Luigi Arcangeli, ma la vittoria tarda ad arrivare. La consacrazione arriva nel 1935, con Stanley Woods. Il team italiano vince sia la Lightweight che la Senior, con il Moretto a controllare personalmente il motore dopo la gara, preoccupato che qualcuno potesse alterare i risultati. Il trionfo è storico: Woods infligge distacchi pesanti agli avversari, conquistando la gloria italiana sul circuito più prestigioso del mondo. E il Moretto è lì con lui. 

L’amicizia con Omobono Tenni

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Carlo Agostini, detto il Moretto, a destra, a sinistra il mitico pilota Guzzi Omobono Tenni

Il meccanico, dicevamo, considerava i piloti membri della sua stessa famiglia  ma, tra i tanti, quello che più gli rimase nel cuore fu senza dubbi Omobono Tenni. La loro amicizia è profonda: Tenni si fida ciecamente del Moretto, che diventa punto di riferimento ai box, confidente e amico. Condivide con lui momenti memorabili come la vittoria al TT del 1937 e gli è sempre accanto durante trasferte estenuanti, prove rischiose e gare sotto ogni condizione meteo, offrendo supporto non solo tecnico, ma anche umano. La morte del pilota a Berna nel 1948, nello stesso punto in cui perde la vita anche Achille Varzi, è un colpo durissimo: per il Moretto, la perdita non è solo professionale, ma profondamente personale. È un dolore che lo accompagnerà per sempre e che, di fatto, cambierà anche il corso della sua carriera.

Gli ultimi anni e la tragedia dell’Ulster

Dopo la Seconda guerra mondiale, Agostini segue le gare di fondo, il Giro d’Italia e la Milano-Taranto, ma le trasferte diventano sempre più pesanti. La vita familiare prende il sopravvento: nel 1947 si sposa con Amelia Pontiggia e nel 1949 diventa padre di Savio. Nel 1951, durante le prove del Gran Premio dell’Ulster, avviene la tragedia che segna la fine della sua carriera nel Reparto Corse. I piloti Gianni Leoni, Sante Geminiani ed Enrico Lorenzetti escono insieme per provare il circuito. Per un malinteso Leoni, pensando che i compagni possano avere avuto un incidente, torna indietro in pista e si scontra con Geminiani. Muoiono entrambi. Per il Moretto, che aveva già superato i cinquant’anni, è il culmine di una serie di drammi che aveva sempre vissuto con grande dolore. Decide così di lasciare le competizioni alla fine del 1951, concentrandosi sulla produzione e lasciando spazio alla nuova generazione guidata da Umberto Todero. Agostini si ritira definitivamente nel 1964, lo stesso anno della morte di Carlo Guzzi, Morirà nel 1988, consacrando una carriera che ha inciso profondamente sulla storia del motociclismo italiano. 

A proposito degli uomini di Mandello: Giuseppe “Naco” Guzzi, il fratello dimenticato che rese elastiche le Guzzi

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Mihawk
Dom, 18/01/2026 - 20:55
Articolo stupendo! Un grazie immenso alla redazione per i dettagli che sconoscevo.