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La storia dimenticata della Lombardini, la GP nata in una stalla

Nata dall’iniziativa di un gruppo di amici e dall’appoggio del cavaliere Rainero Lombardini, la GP s’è conquistata un piccolo ma importante spazio nelle competizioni degli anni ’70 e ’80. Una storia che forse non tutti ricordano…

Dalla passione alla realtà: gli inizi del progetto

La storia della Lombardini 350 nasce negli anni ’70 dall’iniziativa di un gruppo di amici appassionati di moto: Ferruccio Franceschini, Romeo Bianchi, Dante Vezzani, Tiziano Tampelloni e Luciano Calzolari. Pur provenendo da esperienze amatoriali nel mondo delle corse junior, il loro sogno era chiaro: costruire una moto propria. Grazie alla mediazione del Moto Club Reggiano, i progettisti incontrano il cavaliere Rainero Lombardini, allora titolare della nota azienda di motori agricoli e industriali. Nonostante lo scetticismo degli ingegneri della casa, Lombardini decide di finanziare personalmente il progetto, dando il via a quella che sarebbe diventata una delle più particolari avventure motociclistiche italiane. A rendere la storia ancor più “romantica” è il fatto che più che di una vera e propria sponsorizzazione, visto che il rapporto era diretto con il cavalier Rainero Lombardini, si trattò di un’iniziativa del tutto personale. “Attenzione - ricorda Franceschini in un’intervista rilasciata a La Manovella -  la moto porta il nome e il marchio della ditta, ma la sponsorizzazione era una sua iniziativa personale. I soldi provenivano dalle sue tasche, non dalla ditta. Noi con la Lombardini motori non abbiamo mai avuto nulla a che fare”…

La prima 350 a tre cilindri

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Tra il 1972 e il 1976, nel tempo libero e in una vecchia stalla trasformata in officina, nasce la prima 350 a tre cilindri raffreddata a liquido. Il progetto, innovativo per l’epoca, prevedeva un motore modulabile per arrivare successivamente alla 500. La scelta del due tempi nasce dalla volontà di semplificare la messa a punto e contenere i costi, oltre che dalle possibilità di sviluppo tecnico. Il telaio, ispirato alla Moto Guzzi 350 monocilindrica bialbero (di cui lo stesso Franceschini era grande estimatore ed appassionato), e il motore (tre cilindri come MV e Kawasaki per contenere gli ingombri trasversali), con accensione elettronica Krober e trasmissione a 6 marce, erano totalmente realizzati in casa, senza il supporto tecnico dell’azienda. Prova che, a volte, ciò che davvero serve è ingegno e passione: “Alla Lombardini non ci siamo mai entrati - ricorda ancora Franceschini . Abbiamo fatto tutto in quella che in passato era... una stalla. Non avevamo una vera e propria officina, anche perché nessuno di noi faceva il meccanico come professione. Lavoravamo la sera, nel tempo libero. Non andavamo al bar o in giro la domenica, ma lavorare sulle moto ci dava grande soddisfazione. Volevamo realizzare quello che all’inizio era un sogno, che poi si è concretizzato”. 

Prime prove e collaudi: tra Misano e i circuiti italiani

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La prima uscita ufficiale avviene a Misano nel 1976, dove la moto viene testata anche da Franco Uncini. I primi riscontri evidenziano problemi di maneggevolezza e alcune criticità tecniche, come un telaio troppo lungo e difetti nell’accensione. Nonostante ciò, il gruppo continua a sperimentare soluzioni innovative, come il raffreddamento integrale del carter motore e, successivamente, la riduzione del peso con raffreddamento ad aria. Nel frattempo, la moto viene collaudata da vari piloti italiani e stranieri, tra cui Luigi Torelli, Mario Lega, Carlo Prati e il sudafricano Graham Singer, raccogliendo risultati di rilievo in gare nazionali e internazionali.

L’evoluzione tecnica: dai tre ai quattro cilindri

Dalla 350 nasce poi la 500, con solo differenze di alesaggio rispetto alla 350 e numerose “sfide” di affidabilità, dall’accensione alla tenuta dei pistoni. Per risolvere problemi complessi, il team si rivolge a specialisti esterni, come la ditta CIMA di Bologna. La sperimentazione continua con la Lombardini 650 a quattro cilindri, nata per la 200 Miglia e progettata seguendo i collaudi delle 350-500. Il motore frontemarcia raffreddato a liquido, con cilindri separati e cambio a 6 marce estraibile, rappresenta il culmine dell’evoluzione tecnica del progetto, sempre realizzato con una combinazione di lavoro artigianale e competenze pratiche.

La fine del progetto e il lascito

Con la cessazione della classe 350 nel 1982 e le difficoltà economiche legate alla competizione professionistica, il progetto Lombardini si conclude gradualmente. Alcuni modelli successivi, come la 125 e la 250, rimangono esemplari unici, mentre il motore della 125 viene utilizzato anche in un kart.
 

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La Lambertini GP 125 monocilindrica

Già prima noi eravamo arrivati alla fine del nostro impegno agonistico, anche se è sempre rimasto aperto il discorso di mettere in pratica le idee che avevamo in campo motociclistico. Solo che noi - spiega Franceschini - a differenza di altri artigiani impegnati nel motomondiale, lo facevamo solo per passione; questo non è mai stato il nostro mestiere. Anzi proprio l’impegno professionale nel settore della vendita e riparazione delle macchine per ufficio, ci ha portati a tralasciare il mondo delle corse motociclistiche, senza però smettere di pensare alle moto e alle varie soluzioni tecniche da poter mettere a punto. Così, nel 1985/6, sempre a tempo perso, abbiamo fatto una 125 monocilindrica, che abbiamo affidato al Team di Tiziano Del Rio gestito da Massimo Matteoni e pilotata il compianto Doriano Romboni. L’hanno usata in un paio di circostanze, ma dopo, penso per questioni economiche, gli sponsor volevano che usassero la Honda, così abbiamo abbandonato il progetto. Abbiamo fatto anche la 250 bicilindrica. Il progetto nasceva dal profondo legame d’amicizia con Victor Palomo e all’idea che potesse tornare a correre. Ovviamente senza alcuna ambizione. Sono quelle cose che si dicono a tavola, magari quando si è bevuto anche qualche bicchiere di troppo…”

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