Quando i designer auto ci provano con le moto: Lambretta LUI il flop spaziale
Nata dal genio di Nuccio Bertone, la Lambretta LUI era bella ed elegante. Uno scooter con ambizioni spaziali e colori audaci, ma poco performante e forse troppo innovativo per il mercato di fine anni ’60. Fu un gigantesco flop…
Lambretta LUI
Nella primavera del 1968, la Innocenti lanciò sul mercato un ciclomotore destinato a segnare una svolta stilistica: la Lambretta “Lui”. Nato dall’estro del designer auto Nuccio Bertone, il progetto si proponeva di conquistare un segmento fino ad allora trascurato: i quattordicenni, che già guidavano scooter di piccola cilindrata senza patente. Dopo il boom del dopoguerra, quando scooter e moto avevano motorizzato il Paese, le vendite avevano subito un calo: il benessere crescente e la diffusione delle automobili avevano ridotto l’uso quotidiano delle due ruote, che rimanevano tuttavia simbolo di libertà, svago e autonomia.
Si punta ai più giovani
Il segmento dei 50 cm³, guidabili già a 14 anni senza patente, sembrava promettente: le case costruttrici avevano iniziato a offrire prodotti differenziati, motorini sportivi, da cross, da turismo o semplici e robusti ciclomotori con avviamento a pedali. Qui la Innocenti si trovava indietro rispetto alla concorrenza. Dopo aver sfidato Piaggio nel dopoguerra, la Casa di Lambrate aveva infatti perso terreno sul mercato giovanile, dove la concorrenza era già ben organizzata. L’arrivo nel 1967 del Ciao non fece che accelerare la corsa a Lambrate: serviva un mezzo economico, originale e moderno, capace di distinguersi tra gli scooter giovanili…
Sognando la luna
L’uomo giusto per il lavoro fu subito individuato in Nuccio Bertone, già padre di vetture iconiche come la Lamborghini Miura. Bertone, a cui fa data totale libertà espressiva da parte della Innocenti, si mise al lavoro sul finire del 1967 partendo da prototipi in legno che gli permisero di sperimentare forme audaci e soluzioni innovative. L’ispirazione principale venne dallo spazio e dalla corsa alla Luna, temi allora di grande fascino culturale e diffusione mediatica. La sfida era trovare un equilibrio tra estetica avveniristica e funzionalità, creando uno scooter moderno ma facilmente producibile.
Pronti al lancio
Il risultato fu un mezzo che rompeva con tutti i precedenti standard: la versione “CL” montava un manubrio trapezoidale a traliccio e un fanale posteriore cromato, elementi che divennero la firma estetica del Lui. La carrozzeria a scocca portante venne proposta in colori vivaci: arancio, verde mela e azzurro intenso. L’aspetto generale del mezzo, dicevamo, si rifaceva all’immaginario dello spezio e delle navicelle di cui tanto si parlava in quegli anni. Non per nulla, per il lancio, la campagna pubblicitaria replicò la superficie lunare sulle scogliere della Costa Smeralda, accompagnata dallo slogan “Tutti per Lui, Lui per tutti!”.
All’inizio del 1968 la produzione era già avviata: in pochi mesi si passò dal disegno alla catena di montaggio, un’impresa notevole considerando che la gestazione media di uno scooter richiedeva due-quattro anni. Per il mercato estero nacquero anche versioni con nomi evocativi dello spazio: “Luna”, “Vega”, “Cometa”.
Scheda tecnica
Il 2 tempi con cilindro verticale da 50 cm³ sviluppava 1,5 CV a 4600 giri/min, la trasmissione era a catena in bagno d’olio, con rapporto 11/47, frizione a dischi multipli e cambio 3 marce e l’accensione a magnete-volano-alternatore.
Il telaio era il monotrave in lamiera stampata abbinato ad una sospensione anteriore a biellette oscillanti e ad un posteriore a motore oscillante con monoammortizzatore. Le ruote calzavano pneumatici 3x10, mentre i freni, ovviamente a tamburo, erano di 125x17 e 150x17. Il tutto per un peso sulla bilancia di 68,5 kg.
Due motorizzazioni, due allestimenti
Il Lui fu proposto in due cilindrate: 50 cm³, adatta ai giovanissimi, e 75 cm³, destinata all’export e a chi aveva già sedici anni e patente. Gli allestimenti erano due. La C, versione base, con manubrio classico e fanalino posteriore standard e la CL, con il manubrio e fanale firmati Bertone, che fu anche la più venduta. I prezzi erano competitivi: 89.500 Lire per la “C” e 95.000 Lire per la “CL”, meno della Vespa 50, che costava 105.000 Lire.
Un flop spaziale
Nonostante la bellezza delle linee e la genialità della progettazione, il Lui non fu apprezzato (o forse compreso) dal pubblico italiano. C’erano, va detto, alcuni limiti evidenti: la velocità era assai contenuta (massimo 40 km/h per la 50 cm³), i piccoli cerchi e la ruota di scorta penalizzavano grandemente la instabilità, i freni erano poco efficaci ed il cambio difficoltoso da innestare (3 marce a innesti a manopola). L’impossibilità di montare accessori comuni come ganci portaborse ed “elaborare” il motore senza interventi costosi allontanò i giovani a cui il Lui era rivolto. E così, dopo poco più di un anno di produzione, la Lambretta Lui cessò di esistere nel giugno 1969. Un duro colpo per Innocenti, chee preannunciò la crisi della Lambretta in Italia.
Per tornare alle origini: 1947: l'ora della Lambretta, la vera storia dello scooter milanese
Foto e immagini
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