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L'Harley italiana: Aermacchi Sprint 350, 60 anni prima della 440

Nata a Varese con l’Aermacchi, la Sprint 350 fu una delle Harley più insolite mai prodotte. Una leggera monocilindrica che cercava di portare il gusto americano nel mondo delle piccole cilindrate. Una filosofia che oggi ricorda molto da vicino quella della nuova Sprint 440 annunciata da Milwaukee 

H-D ci riprova?

Con il nuovo piano industriale “Back to the Bricks”, Harley-Davidson ha deciso di tornare alle proprie radici. Il nuovo CEO Artie Starrs ha infatti confermato il ritorno della Sportster entro il 2027, ma soprattutto l’arrivo di un’inedita Sprint 440, modello destinato nelle intenzioni ad aprire il marchio a una nuova fascia di motociclisti. La moto (ve lo raccontavamo per bene qui) nascerà sulla piattaforma 440 sviluppata insieme a Hero MotoCorp, già utilizzata per le X440 destinate ai mercati asiatici, ma con uno stile più vicino alla tradizione Harley-Davidson: linea lunga e bassa, impostazione rilassata e un monocilindrico raffreddato ad olio da 27 CV e 38 Nm. Una moto semplice, leggera e accessibile, pensata per ampliare la clientela Harley anche fuori dagli Stati Uniti. E a ben vedere, non è affatto la prima volta che Milwaukee sceglie questa strada. 

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Un nostro rendering digitale della Sprint 2027


Oggi Harley-Davidson si affida alla partnership con Hero MotoCorp per realizzare una piccola monocilindrica entry level destinata ai mercati internazionali. Sessant’anni fa, invece, per contrastare l’avanzata giapponese aveva scelto di guardare all’Europa. Più precisamente a Varese, dove aveva trovato in Aermacchi il partner ideale per sviluppare una Harley diversa dal solito. 
Fu così che nacque la Aermacchi Harley-Davidson Sprint 350. Una moto italiana nel motore e nella ciclistica, ma pensata per parlare americano. Chi se la ricorda? 

Harley contro l’invasione giapponese

Nel 1960 Harley-Davidson acquistò il 50% della divisione motociclistica di Aermacchi, azienda già nota nel settore aeronautico ma con una buona esperienza anche nelle moto leggere e sportive. Le prime moto nate da questa collaborazione furono le monocilindriche derivate dalla Ala d’Oro 250, commercializzate negli Stati Uniti come Harley-Davidson Sprint 250. Semplici, leggere e robuste, avevano il caratteristico monocilindrico orizzontale quattro tempi che sarebbe poi diventato il tratto distintivo dell’intera famiglia Sprint. Una famiglia che si allargò presto grazie all’arrivo di nuovi modelli realizzati con lo stesso intento e la stessa filosofia. 

Una Aermacchi vestita da Harley

Negli anni successivi Harley-Davidson spinse Aermacchi a sviluppare modelli sempre più vicini al gusto americano. Fu così che nacque la Aermacchi Harley-Davidson Sprint 350, moto che mescolava meccanica italiana e stile statunitense.  La base tecnica derivava dalle precedenti Aermacchi 350 GT e TV (ve la raccontavamo qui: Aermacchi TV, l'americana che voleva fare l’italiana), quindi monocilindrico quattro tempi raffreddato ad aria, distribuzione ad aste e bilancieri e telaio “spine frame” con il motore sospeso sotto il grosso tubo centrale. 
Una soluzione semplice e leggera, molto diversa sia dalle inglesi dell’epoca che dalle future giapponesi pluricilindriche. A cambiare era soprattutto l’aspetto. 

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Harley voleva una piccola moto che ricordasse le proprie cruiser e così comparvero il serbatoio a goccia in stile Sportster, il manubrio alto e largo, gli scarichi sdoppiati e vari dettagli estetici tipicamente americani. Negli USA la Sprint doveva rappresentare una Harley più accessibile, pensata anche per motociclisti giovani o meno esperti. Eppure, sotto quella veste yankee, la Sprint restava profondamente italiana. Carburatore Dell’Orto, strumenti Veglia, componentistica europea e una ciclistica agile le regalavano un carattere molto diverso dalle Harley tradizionali.

Una moto particolare e fuori dagli schemi

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Vista oggi, la Sprint 350 colpisce soprattutto per le sue soluzioni tecniche insolite. Il monocilindrico quasi orizzontale lasciava il motore completamente esposto, mentre il telaio sembrava ridotto all’essenziale. Alcuni dettagli tradivano chiaramente l’origine anni Cinquanta del progetto: il cambio inizialmente a destra, la frizione a secco, il piccolo cavalletto laterale e certe finiture spartane tipicamente italiane. Ma proprio questa semplicità era uno dei suoi punti di forza. Il motore era considerato estremamente robusto e la leggerezza complessiva rendeva la guida piacevole e intuitiva. Negli anni Sessanta le Sprint trovarono spazio anche nelle competizioni americane, soprattutto nelle gare dirt track e short track, tanto che Harley-Davidson arrivò a proporre veri kit racing ufficiali
Con circa 25 CV e un peso contenuto, la 350 Sprint offriva prestazioni brillanti per l’epoca. Chiaro, non era una moto estrema, ma aveva carattere, agilità e una personalità molto diversa rispetto alle grosse Harley bicilindriche. Ed in più costava molto meno…

Il mercato cambiò troppo in fretta

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La ricetta era giusta, ma i tempi sbagliati. Il problema era che il mercato stava evolvendo rapidamente. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki iniziarono a proporre modelli sempre più moderni, sofisticati e affidabili. Di colpo le monocilindriche Aermacchi, nate da un progetto degli anni Cinquanta, iniziarono a sembrare vecchie. 
 

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Harley non si diede per vinta e provò comunque ad aggiornarle con un più moderno cambio a cinque marce, nuove versioni, come SS e SX, in versione scrambler (foto qui in alto) avviamento elettrico e telaio a doppia culla. Il problema era che, oltre alla concorrenza nipponica, la Casa americana stava in quegli anni affrontando un periodo finanziario difficile. Nel 1969 il marchio passò sotto il controllo di AMF e pochi anni dopo venne presa la decisione di concentrarsi nuovamente sulle grosse cilindrate. E così, nel 1978 Harley-Davidson cedette definitivamente Aermacchi a Cagiva, chiudendo la sua parentesi italiana.

Il vecchio che ritorna

Per molto tempo la Sprint 350 è rimasta una moto quasi dimenticata, sospesa tra due identità. Troppo italiana per i puristi Harley e troppo americana per gli appassionati delle monocilindriche europee. Al di là della nazionalità, chissà che la nuova Sprint annunciata da Harley-Davidson possa  riprendere esattamente quella stessa filosofia: una moto semplice, accessibile e di piccola cilindrata pensata per allargare il pubblico della Casa americana.

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