Lambretta Li: rivoluzione a Lambrate
La Lambretta Li era solida, versatile ed elegante. Seppe resistere alla concorrenza di Piaggio, conquistando generazioni di utenti e diventando un simbolo della capacità dell’Innocenti di unire innovazione tecnica e gusto estetico
Vespa e il guanto di sfida
Alla fine del 1954, al Salone di Milano, la Vespa GS 150 (qui la sua storia) fece capire all’Innocenti che i tempi stavano cambiando. La nuova Vespa, più sportiva e prestazionale delle precedenti, riscosse subito un grande successo e segnò la necessità di una risposta rapida da parte della Lambretta. L’azienda reagì presentando nel 1957 la TV 175, uno scooter completamente nuovo rispetto ai modelli precedenti, ma la prova pratica dimostrò che era troppo delicato e le vendite furono limitate a poco più di 10.000 esemplari. Apparve evidente che per combattere ad armi pari con Piaggio serviva qualcosa di diverso…
Per un rapido confronto: Sfide storiche: Vespa vs Lambretta, a confronto le sportive GS e TV
La nascita della serie Li
Nacque così la Lambretta Li, introdotta nel 1958 in cilindrate 125 e 150 cm3. Pur mantenendo lo schema costruttivo della TV, il motore fu completamente ridisegnato, la trasmissione e il cambio semplificati e la frizione migliorata. Memori dell’errore precedentemente commesso con la TV, l’obiettivo era a quel punto chiaro: uno scooter affidabile, versatile e pronto per affrontare un uso quotidiano intensivo, adatto sia agli utenti urbani sia a chi cercava un mezzo solido per godersi una gita fuori porta.
Esteticamente, la Li riprendeva la carrozzeria della TV, con alcune differenze significative. Selle monoposto e cerchi completamente verniciati distinguevano subito il nuovo modello, mentre gli accostamenti cromatici variavano per ciascuna cilindrata: la 125 era proposta in grigio alba, con cofani laterali opzionali in acciaio scuro, mentre la 150, sempre su base grigio alba, offriva cofani, frontale e manubrio in rosso, azzurro, verde o marrone. Anche la finitura variava: listelli della pedana, bracciali portaleve, contachilometri e sella posteriore erano differenziati a seconda della cilindrata. Dettagli non solo estetici, ma che servivano a identificare immediatamente la cilindrata dello scooter, facilitando il riconoscimento.
L’evoluzione meccanica: seconda serie
Nell’ottobre 1959 la Li approdò alla seconda serie, mentre il modello precedente venne ribattezzato prima serie. Gli interventi principali riguardarono il pistone, che fu allungato per eliminare lo scampanellio a freddo, e la protezione contro l’aspirazione di polvere su strade sterrate, che riduceva l’usura di pistone, cilindro e segmenti. La trasmissione ricevette anche il parastrappi e un tenditore regolabile, migliorando l’affidabilità generale. Interventi che risolvevano problemi specifici di affidabilità rilevati nei primi modelli, rendendo la Li più resistente anche nelle condizioni di utilizzo più impegnative.
La rivoluzione della terza serie
Nei primi anni ’60 la terza serie Li portò cambiamenti significativi sia nella linea che nella meccanica. Le dimensioni dello scooter furono ridotte e snellite, seguendo da una parte i dettami dell’industrial design e, dall’altra, migliorando l’aerodinamica. I listelli della pedana passarono ad esempio da sei a quattro, con i due esterni in plastica provvista di viti incorporate. Anche la verniciatura fu armonizzata: la 125 monocromatica, la 150 bicolore, con alcune varianti per i mercati esteri. Il motore mantenne invece le sue caratteristiche principali, con un leggero aumento del rapporto di compressione, mentre il nuovo carburatore Dell’Orto SH 19, a vaschetta centrale e senza ago conico, migliorava la regolarità di funzionamento e la manutenzione.Anche la marmitta fu maggiorata, aumentando il rendimento e riducendo la rumorosità.
Dietro le quinte: il lavoro di squadra
La nascita della serie Li fu frutto di un vero lavoro collettivo. Il Centro Studi Innocenti, allora un’entità autonoma, era diretto dall’ingegner Pier Luigi Torre, responsabile della prima generazione di Lambretta. Lo sviluppo della Li richiese però l’approvazione finale di Ferdinando Innocenti, che aveva l’ultima parola sullo styling e sulla linea estetica dello scooter. Tra i progettisti coinvolti si ricordano ingegneri come Giorgio Araldi e Sandro Crippa, e disegnatori come Giorgio Mazzilli, che lavorò all’Innocenti dal 1953 al 1960. Numerosi documenti e disegni d’epoca testimoniano l’approccio rigoroso del team: dalla progettazione dei motori alla definizione dei dettagli meccanici e estetici, tutto doveva essere studiato e approvato. L’approccio collettivo permise di armonizzare esigenze estetiche, funzionali e produttive, creando uno scooter solido e affidabile senza sacrificare la linea e la fruibilità. La Li nacque così come prodotto organico, risultato di competenze tecniche e stilistiche integrate, pronto a rispondere alle nuove esigenze del mercato e a consolidare la reputazione dell’Innocenti. Non per nulla, declinata in diverse serie e cilindrate, la Li rimase in produzione fino al 1969, risultando il modello costruito nel maggior numero di esemplari della storia della Lambretta di quegli anni.