Harley-Davidson XLCR, quando gli americani fanno gli sportivi il flop è sicuro
Aveva un solo difetto: essere arrivata nel momento sbagliato, in un mercato già pieno di motociclette più veloci, meno costose e tecnicamente più avanzate
Fra tante Harley-Davidson di successo, la XLCR del 1977 spicca per la sua storia curiosa perché il successo non lo ebbe ed anzi fu un flop, ma forse lo avrebbe meritato. Il suo difetto fu l’essere arrivata nel momento sbagliato, in un mercato già pieno di motociclette più veloci, meno costose e tecnicamente più avanzate proposte dai giapponesi e dagli europei, quando Harley-Davidson ancora non aveva la forza istituzionale per affermare la sua idea particolarissima di motocicletta.
Non doveva essere una café racer
Più anima che muscoli, più magia che prestazioni. Ma in quel momento la XLCR venne interpretata piuttosto come il tentativo mal riuscito di realizzare una cafè racer all’americana, e in questo non fu d’aiuto il fatto che nel nome comparisse la sigla “CR” che aveva proprio quel significato. Un errore, perché sviava la filosofia che stava dietro a quel modello progettato da Willie G. Davidson. Diverse delle moto da lui disegnate furono ispirazione per modelli successivi di forte personalità, eppure all’epoca non sempre furono dei successi. Forse era troppo avanti. A lui si devono i designdelle FX Super Glide del '71, FXS Low Rider del '77 e XLCR del '77, come fu opera sua la XLCR progettata in collaborazione con Bob Modero, Jim Aubert e Dean Wiksom; la moto dallo stile più radicale che avesse mai disegnato fino a quel momento.
Il motore era un po' meno potente della concorrenza giapponese e i generale le prestazioni non erano all'altezza dell'aspetto
Aspetto da sportiva
Molto bella a colpo d’occhio, aveva in sé alcune contraddizioni che su una Harley potevano avere senso ma al tempo non furono capite. Un aspetto decisamente esclusivo e secondo la filosofia Harley, con il forcellone a sezione rettangolare della XR da flat track, cerchi Morris Mag, tre freni a disco e un impianto di scarico diverso da tutti quelli mai visti prima sulle Harley, con due collettori che andavano a “baciarsi” prima di separarsi finendo ai due lati della moto, rifiniti in nero opaco. Da un certo punto di vista la XLCR riecheggiava le moto da corsa con la sella monoposto e la coda squadrata, il cupolino dal taglio sportivo, nessuno spazio per le cromature e un aggressivo look total black; niente che vedere con le Electra Glide pacioccone che in quel momento andavano per la maggiore.
Contagiri e tachimetro sono da vera sportiva anni 70
Mancavano le prestazioni
Non era però una sportiva come quelle giapponesi o europee. Disponeva di una coppia vigorosissima e di una potenza di 68 CV ma sopra i 5000 giri/minuto diventava ruvida, sebbene le prestazioni non fossero troppo lontane da quelle della Honda CB 750. Era molto stabile in velocità ma poco maneggevole, lo sterzo pesante e le sospensioni non adeguate a un’andatura sportiva, così come la frenata non era a livello delle concorrenti.
La sella monoposto controbuiva a dare l'idea di una sportiva
Pochi la capivano
Da una parte la XLCR veniva percepita come qualcosa di anomalo dagli appassionati del marchio americano, mentre gli smanettoni non trovavano prestazioni comparabili a quelle delle moto all’europea. Nessun tipo di utenza si riconosceva in essa. A quei tempi la filosofia Harley non si era ancora affermata e le concessionarie non erano boutique di lifestyle come può essere oggi, avevano un’impostazione tradizionale che non lasciava spazio al modo differente di intendere una Harley atipica. Così la XLCR fu una sorta di Calimero, costruita in circa 1900 esemplari nel 1977 e circa 1200 nel 1978. Scomparve presto, le ultime furono vendute nel 1979. Eppure era bellissima e oggi è una della Harley più rare e ricercate dai collezionisti.
Il forcellone in acciaio è quello della sportivissima XR sviluppata per le gare sugli ovali sterrati di flat track
Foto e immagini