Fantic Raider 50: la piccola che stregò gli '80
Arrivata a metà degli anni Ottanta, la Raider 50 era ben più che un semplice ciclomotore: la cubatura era piccola e la potenza “da codice”, ma la tecnica, soprattutto nella ciclistica, da moto vera. Non per nulla, fu ben più fortunata della sorellona 125
Fantic Raider 50
Nel finale del percorso della Raider 125, si intravedeva già il destino della gamma: accanto alla versione intermedia, poco fortunata sul mercato, Fantic aveva costruito una famiglia completa. Ed è proprio alla base di questa offerta che si colloca la Raider 50, una moto che, a differenza della sorellona da 125 cm3, riuscirà a ritagliarsi un successo più che discreto.
Una fase difficile per Fantic
Va detto: il debutto della Raider 50 avviene in un momento tutt’altro che semplice per la Casa di Barzago. Il 1984 si apre con prospettive di vendita incoraggianti, con stime che parlano di circa 30.000 unità a fine anno, ma la situazione finanziaria è critica: pesano i debiti verso fornitori, banche e istituti previdenziali. La crisi porta a una prima chiusura dell’azienda, protrattasi fino al novembre dello stesso anno. Per arginare i danni, all’inizio del 1985 Fantic annuncia un ridimensionamento della produzione, fissata a 23.500 unità complessive, con una quota importante destinata al mercato italiano. Ne consegue una riorganizzazione interna, con riduzione del personale e una sola linea produttiva attiva. Nello stesso periodo, Antonio Agrati assume la presidenza, segnando il coinvolgimento diretto della famiglia già legata alla Agrati Garelli. In questo contesto complesso, la gamma viene razionalizzata, ma la serie Raider resta uno dei pilastri, insieme alle trial e alla sportiva stradale HPl.
Per i più giovani, ma non solo
È proprio in questa fase che arriva nelle concessionarie la Raider 50. Fantic, del resto, aveva già abituato il pubblico a gamme articolate: accanto ai Caballero 50 e 125, ad esempio, esisteva anche una variante da 80 cm³ pensata per un uso più specialistico. Con la Raider, però, l’approccio cambia. La 50 non è un semplice ciclomotore, ma una vera moto in miniatura. Soprattutto, è una proposta quasi unica nel panorama dell’epoca: a metà anni Ottanta il mercato dei “cinquantini” è dominato da modelli utilitari, tuboni e piccole specialistiche da trial o cross, mentre le soluzioni a doppio uso sono praticamente assenti. In questo senso, la Raider 50 può essere considerata una delle prime on-off della categoria.
Un motore tutto nuovo
Dal punto di vista tecnico, la Raider 50 si distingue nettamente dalla media. Il motore non deriva dal diffuso Minarelli, ma è un’unità sviluppata internamente da Fantic. Un monocilindrico due tempi raffreddato a liquido con circolazione a termosifone, soluzione semplice che elimina la necessità di una pompa dedicata. La parte termica è realizzata da Gilardoni, con cilindro trattato al Gilnisil, un rivestimento a base di nichel-silicio. Il carburatore è un Dellorto SHA 14-12 con diffusore da 14 mm di diametro. Non manca il miscelatore automatico con pompa meccanica, che garantisce la corretta lubrificazione senza interventi manuali e contribuisce a ridurre fumo ed emissioni di olio incombusto.
Una ciclistica da vera moto
Al di là dei numeri imposti dal Codice della strada dell’epoca - 1,5 CV e 40 km/h - la Raider 50 offre una base ciclistica di livello superiore. Al telaio a doppia culla chiusa in tubi di acciaio sono abbinati una forcella Marzocchi teleidraulica a perno avanzato con steli da 32 mm di diametro ed escursione 200 mm ed un forcellone in tubi di acciaio a sezione rettangolare con ammortizzatore Marzocchi ad azionamento progressivo ed escursione ruota posteriore di 200 mm. I freni sono Brembo davanti - un bel disco da 200 mm - e Grimeca a tamburo dietro. Il tutto completato da cerchi in acciaio da 21 18 calzati da pneumatici Metzeler Enduro da 2, 75 e 4, 10-18. Il tutto pr un peso di 87 kg.
Un buon compromesso, peccato per il motore
Il risultato è più che buono: su strada, la Rider 50 sorprende per la stabilità e per la capacità di sostenere pieghe notevoli, grazie anche a pneumatici più orientati all’asfalto che al fango. In fuoristrada leggero, invece, emergono l’efficacia della forcella e del monoammortizzatore, con un avantreno preciso e un retrotreno che evita il fondo corsa anche nelle situazioni più impegnative, salti compresi. La leggerezza e la maneggevolezza la rendono efficace anche nell’uso urbano, dove si muove con facilità nel traffico. I limiti arrivano inevitabilmente dal motore “in versione codice”, che nelle salite più dure mostra tutta la sua mancanza di spinta. Il cambio a quattro marce, con una prima non particolarmente corta, non aiuta a compensare. Eppure, senza pretendere prestazioni elevate, la Raider riesce comunque a divertire, soprattutto sfruttando agilità e posizione di guida favorevole al controllo sullo sterrato.
Una piccola moto riuscita
Tirando le somme, in un periodo complicato per l’azienda, la Raider 50 rappresenta una proposta centrata. Nonostante i vincoli normativi penalizzino le prestazioni, il progetto convince per qualità ciclistica e coerenza d’insieme. È una moto pensata per i più giovani, ma costruita con criteri da “vera” moto, capace di accompagnare i primi passi tra strada e sterrato con solidità e semplicità. E proprio questa concretezza, unita a una formula allora quasi inedita tra i ciclomotori, spiega perché, all’interno della famiglia Raider, sia stata proprio la 50 a incontrare il favore più ampio del pubblico. Di lì a poco, a chiudere la famiglia, arriverà anche la sorellona da 250 cm3. Ma quella è tutta un’altra storia…
Qui quella della meno fortunata 125: Fantic Motor Raider 125: storia della moto che aveva tutto ma non il successo
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