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Fantic Motor Raider 125: storia della moto che aveva tutto ma non il successo

Nata nei primi anni Ottanta sulla scia dell’entusiasmo per le moto “doppio uso”, la Raider 125 rappresenta per Fantic un progetto ambizioso. Una monocilindrica pensata per muoversi tra asfalto e sterrati che, nonostante le premesse favorevoli, non riuscirà però ad ottenere il successo sperato

Gli anni d’oro delle on-off

All’inizio degli anni Ottanta il mercato è particolarmente ricettivo verso le moto “entro-fuoristrada”. Il fenomeno è alimentato anche dai successi della Parigi-Dakar, che contribuiscono a diffondere modelli versatili, capaci di affrontare sia l’asfalto che i percorsi più semplici in fuoristrada. Nel 1983, anno di debutto della Raider 125, l’offerta è ampia: accanto alle stradali pure come Aprilia ST, Gilera RV o Malanca OB One, trovano spazio diverse ottavo di litro a vocazione mista, tra cui Cagiva Aletta Rossa, Gilera RX e Honda XL. Forte di un’esperienza consolidata nel fuoristrada con le Caballero e le Enduro 125 da competizione nonchè  di una presenza già avviata su strada con la 125 “Strada” del 1982, anche Fantic decide così di gettarsi nella mischia…

Le origini del progetto Raider

La Raider nasce nel 1983 nello stabilimento di Barzago con un obiettivo preciso: contribuire al rilancio economico dell’azienda. Prima di lei, Fantic aveva già sperimentato una formula simile con la RSX 125, una sorta di scrambler derivata dalla regolarità, che nel 1982 si era messa in luce anche al Rally dei Faraoni con Beppe Gualini. Rispetto alla RSX, però, la Raider è un progetto completamente nuovo

Nuovo è il motore, sviluppato internamente e derivato dalla 125 stradale Fantic, così come la ciclistica, che introduce il monoammortizzatore posteriore a progressività variabile. Cambia anche l’impostazione generale: la linea resta vicina al mondo offroad, ma con una maggiore attenzione all’utilizzo su strada, evidente anche nella capacità del serbatoio e nelle proporzioni complessive.

Equilibrio più che prestazione

La Raider 125 si presenta come una moto facile e sfruttabile. Il monocilindrico offre una buona spinta ai bassi regimi e un’erogazione regolare lungo tutto l’arco di utilizzo, senza particolari impennate agli alti. Non è un motore votato all’allungo, ma per potenza si colloca comunque ai vertici della categoria nel 1983. Un progressività che si traduce in una guida intuitiva, che non mette in difficoltà nemmeno sui fondi a bassa aderenza. La trazione resta sempre gestibile, anche grazie a pneumatici dal disegno più stradale che specialistico.  Restano però alcuni limiti. La dotazione tecnica non è al livello delle concorrenti più evolute, come la Cagiva Aletta Rossa, e si avvertono ancora vibrazioni, seppur ridotte rispetto alla precedente RSX, concentrate soprattutto su pedane e manubrio. Curiosa la soluzione dell’avviamento: il pedale si aziona in avanti anziché all’indietro, una scelta che sulla carta non presenta svantaggi ma che, nella pratica, richiede un certo adattamento e non risulta immediata per tutti.

La tecnica

Motore: monocilindrico due tempi raffreddato ad aria (poi diventerà a liquido) con testa e cilindro in lega leggera e canna cromata.  Carburatore Dellorto PHBL25BS con diffusore da 25 mm di diametro. Frizione Surflex a dischi multipli in bagno d’olio, cambio a sei marce. Prestazioni: potenza massima 16 CV a 7.000 giri/min, coppia massima 1,73 kgm a 6.250 giri/min. 
 

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Telaio a doppia culla chiusa in tubi di acciaio con cannotto di sterzo inclinato di 28°. Sospensioni: forcella teleidraulica a perno avanzato con steli da 35 mm di diametro davanti e farcellone oscillante in tubi di acciaio con monoammortizzatore Marzocchi ad azionamento progressivo.  Ruote: cerchi in acciaio da 1,6-21” davanti e da 1,85-18" dietro calzati da pneumatici Pirelli MT22 o Michelin T61 da 2.75-21" e 3,50-18”.  Peso a vuoto 112 kg. 

Su strada e in fuoristrada: la doppia anima

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Nella guida emerge chiaramente la vocazione “on-off” della Raider. Non è una moto specialistica, ma sa cavarsela bene in diversi contesti. In fuoristrada leggero, tra boschi e mulattiere, il motore elastico e la ciclistica progressiva permettono di procedere con sicurezza anche quando il fondo si fa più impegnativo. Allo stesso tempo, la taratura generale e la scelta di pneumatici meno estremi rendono la Raider utilizzabile anche su asfalto, confermando quella doppia identità che era al centro del progetto.

L’arrivo del raffreddamento a liquido

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Nel 1985 la Raider viene aggiornata con il raffreddamento a liquido, una soluzione ormai diffusa tra le concorrenti. L’introduzione di questo sistema non porta però a un reale incremento delle prestazioni, che restano inferiori rispetto ai modelli rivali più recenti. I benefici si concentrano piuttosto su affidabilità e costanza di rendimento, soprattutto nell’uso in fuoristrada a bassa velocità, dove il controllo della temperatura diventa fondamentale. Il motore riesce così a mantenere prestazioni più regolari anche nelle condizioni più gravose.

Un’occasione mancata?

Forse. Nonostante un progetto tecnicamente valido e un contesto inizialmente favorevole, la Raider 125 non riesce a imporsi sul mercato. La prima versione paga una dotazione non allineata alla concorrenza, mentre gli aggiornamenti successivi arrivano quando ormai il livello generale si è ulteriormente alzato. Il risultato è una moto interessante, equilibrata e coerente con il concetto di on-off, ma che non riesce a trasformarsi nella risorsa economica che Fantic si aspettava. Co, progetto Raider però, Fantic non si diede per vinta...

Altre cilindrate: 50 e 250, una gamma completa

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Accanto alla 125, la famiglia Raider si sviluppa anche su altre cilindrate. A metà degli anni Ottanta arriva la versione 250, proposta con motore monocilindrico due tempi di circa 249 cm³ e raffreddamento a liquido, in linea con l’evoluzione tecnica del periodo. La produzione si concentra tra il 1985 e il 1986, con una potenza nell’ordine dei 25 CV e una ciclistica impostata secondo lo stesso schema on-off della 125, quindi orientata a un utilizzo misto tra strada e fuoristrada leggero. Anche in questo caso però il successo non è dirompente.  Alla base della gamma si colloca invece la Raider 50, che, a differenza delle cilindrate superiori, incontra un riscontro più favorevole tra il pubblico. Una piccola enduro stradale tipica degli anni Ottanta, amata per robustezza e affidabilità nell’uso quotidiano e nel fuoristrada facile. 

Ben più fortunata, abbiamo detto, fu lei: Cagiva Aletta Rossa 125, l'ottimismo degli anni 80

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