La SBK degli anni d’oro: 4 in un colpo solo, il giorno che Troy Bayliss entrò nella leggenda
Troy Bayliss entro nel mito con una super staccata a Monza, dopo quel sorpasso da brividi nessuno si è più chiesto “Chi è questo qui?”
Sono passati quasi 26 anni ma gli appassionati ricordano ancora quella staccata che lanciò nella leggenda un semi-sconosciuto pilota australiano a Monza, nel round Italia del mondiale Superbike 2000. Troy Bayliss si chiamava, si era fatto notare con qualche bella gara nel campionato britannico Superbike e aveva iniziato la stagione nel campionato AMA Superbike, ma quando la Ducati lo aveva chiamato a sostituire sulla moto ufficiale il campionissimo Carl Fogarty, infortunato, molti avevano pensato che fosse stato miracolato. Invece il miracolo lo fece lui, entrato di forza nel gruppetto in lotta per la vittoria: Akira Yanagawa, Colin Edwards, Pierfrancesco Chili, Noriyuki Haga e lui, Troy. Kawasaki, Honda, Suzuki, Yamaha e Ducati ufficiali gomito a gomito.
Nessun errore
Forse qualcuno pensò che avesse sbagliato il punto di frenata vedendoselo sfilare a fianco, invece l’australiano riuscì a bruciare in staccata tutti quanti – quattro in un colpo solo, ed erano i migliori del Mondiale! – e ad infilarsi in testa nella prima variante. Senza nemmeno allargare la traiettoria. Roba da brividi. Roba da strappare la licenza di piloti.
Quarto e nasce il mito
Urlava l’indimenticato speaker Giovanni Di Pillo nella cabina di commento della televisione, urlava il pubblico in piedi sulle tribune. Forse urlava anche Bayliss dentro il casco ma non lo ha raccontato.
La gara non la vinse, i suoi avversari non erano degli sprovveduti e sul primo gradino del podio quel giorno salirono Pierfrancesco Chili in gara 1 e Colin Edwards in gara 2 mentre Troy ottenne due quarti i posti. Ma quel giorno – era il 20 maggio – costruì una leggenda e si guadagnò la partecipazione con la moto ufficiale alle gare successive. Nonostante avesse perso le prime gare finì il campionato al sesto posto, con due vittorie all’attivo, ma soprattutto si guadagnò di diritto un posto nel club di quelli che contano. Dopo quel sorpasso da brividi nessuno si sarebbe più chiesto “Chi è questo qui?”.
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