Quella volta che il traduttore fece andare più forte la moto di Barry Sheene
Ingegneri e piloti spesso faticano a capirsi. Ne fece le spese anche il grande Barry Sheene, fortunatamente aveva un compagno che parlava l’inglese…
Il dialogo fra ingegneri e piloti è sempre stato faticoso: da una parte il rigore dei numeri, dall’altra la concretezza delle sensazioni. Quando una modifica non dà i risultati preventivati sulla carta, diventa difficile capirsi. È un problema vecchio come il mondo, come ha raccontato l’ex pilota e giornalista Ken Nemoto. Dal 1975 al 1978 ha corso nel Motomondiale classi 250 e 350 ed era molto amico del grande Barry Sheene, il pilota al quale la Suzuki si era affidata per conquistare il titolo della 500 GP con una moto che allora era rivoluzionaria, due tempi quattro cilindri in quadrato con alimentazione a disco rotante.
La Suzuki 500 GP di Barry Sheene
Troppi cavalli senza controllo
Potenzialmente un mostro, nella pratica… anche, perché non riusciva a mettere a terra la valanga di cavalli di cui disponeva. Sheene e gli ingegneri giapponesi avevano opinioni differenti in proposito, e per bypassare il problema della lingua venne coinvolto proprio Nemoto, giapponese con un’eccellente conoscenza dell’inglese. Il problema riguardava il “transitorio”, cioè il modo in cui il motore passava da un regime all’altro, ma la questione non era linguistica. Quello che Sheene avrebbe desiderato era un motore che salisse in maniera costante così da non mettere in crisi l’aderenza della gomma posteriore, mentre invece superati i 5000 giri si verificava un incremento improvviso e vigoroso della coppia. L’ingegnere non capiva e addirittura avrebbe voluto che il pilota usasse una marcia più corta per tenere il motore sempre al di sopra del punto di “esplosione” della coppia.
Il motore 500 2T era troppo esplosivo, oltre i 5.000 giri rendeva difficile sfruttare a fondo la moto
La critica dell’ingegnere
"Sarà anche un campione del mondo, ma non è bravo ad aprire il gas – arrivò a dire con una certa presunzione –. I piloti giapponesi lo fanno molto meglio. Barry usa troppo i bassi regimi e il carburatore tende a rifiutare arrivando a spingere il carburante fuori dalla valvola rotante, facendo inzuppare l'interno della carenatura".
Non si rendeva conto che in quel modo il motore finiva per lavorare nella fascia di giri in cui l’erogazione era più brusca e la potenza aumentava con violenza. Ma così facendo la potenza non veniva trasmessa all’asfalto perché la gomma slittava e l’accelerazione ne perdeva. Molto meglio cercare un buon tiro in basso che permettesse di mettere a terra tutti i cavalli, soprattutto con i circuiti di allora in cui non sempre l’aderenza era al top. Barry chiedeva una moto che avesse la massima aderenza in curva più che una accelerazione bruciante. Ma a quei tempi il concetto di “transitorio” non era ancora entrato in uso.
Ken Nemoto in azione in gara
La soluzione di Nemoto
Fu proprio Nemoto a suggerire la soluzione, invitando l’ingegnere a provare una carburazione differente, che rinunciava a qualcosa in accelerazione in cambio di una erogazione più morbida. I due titoli mondiali conquistati da Sheene nel 1976 e 1977 dimostrano che il concetto venne ben recepito…
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