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MotoGP - Gibernau al veleno: "Rossi mi buttò fuori, Marquez ha imparato da lui"

Lo spagnolo torna su quel contatto con Rossi nel 2005: nessuna sanzione e un precedente che ha cambiato, secondo lui, la storia della MotoGP

Un fantasma che non se ne va

Sono passati vent'anni da quel 10 aprile 2005, eppure per Sete Gibernau la ferita di Jerez non si è mai rimarginata. Intervenuto nel podcast "Gypsy Tales" (l'intervista risale al maggio 2023, ma è tornata a circolare in questi giorni), l'ex pilota spagnolo ha ripercorso quei momenti drammatici con una lucidità che tradisce ancora amarezza. All'ultima curva del GP di Spagna, Valentino Rossi lo spinse fuori traiettoria conquistando una vittoria che avrebbe segnato il destino del loro duello. Gibernau arrivò comunque secondo, ma quello che lo distrusse non fu tanto il risultato: fu, dice, l'assenza totale di conseguenze per il suo rivale. La direzione gara non intervenne, nessuna penalità, nemmeno un'indagine. Per lo spagnolo fu il momento in cui qualcosa si ruppe dentro: quella fiducia nel sistema che regolava le corse semplicemente svanì e Rossi conquistò il mondiale...

Il precedente che, secondo Sete, ha cambiato tutto

Ma la parte più interessante delle dichiarazioni di Gibernau riguarda ciò che quel contatto ha generato negli anni successivi. Secondo il pilota madrileno, l'assenza di sanzioni creò un pericoloso precedente che altri avrebbero sfruttato. Le sue parole sono durissime: un pilota come Rossi, una superstar che non aveva bisogno di certe manovre per vincere, avrebbe dovuto essere fermato. E invece nulla. Da quel momento in poi, sostiene Gibernau, il messaggio fu chiaro per tutti i giovani in arrivo: si può fare. Marc Marquez, secondo questa lettura, non avrebbe fatto altro che seguire quel solco, portando al limite un modo di correre che non venne mai davvero punito. Solco, peraltro, in cui cadde spesso Rossi, vittima delle "angherie" di Marquez nell'ultimo periodo della sua carriera, quello per intenderci, seguente al mondiale dei veleni del 2015. 

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Rossi e Marquez, in Argentina fu solo uno degli ultimi capitoli di una "guerra" iniziata formalmente durante il mondiale 2015

Ironia amara

C'è un aspetto che Gibernau non dice esplicitamente ma che emerge con forza dal suo ragionamento: Valentino Rossi, negli anni successivi, sarebbe diventato uno dei critici più feroci proprio di quello stile aggressivo. Senza scomodare il succitato psicodramma del 2015 (ne parliamo qui), nel 2018 dopo un contatto con Marquez in Argentina, il pesarese denunciò pubblicamente il comportamento dello spagnolo della Honda. Accusò il Cabroncito di puntare deliberatamente gli avversari, di non avere rispetto, di essere recidivo. Rossi chiedeva l'intervento della direzione gara, le stesse sanzioni che, ribadisce Gibernau, a Jerez 2005 non arrivarono mai. Per Gibernau, è proprio questa la contraddizione più difficile da digerire: chi ha aperto la strada a un certo modo di correre non può poi lamentarsi se altri seguono quell'esempio. Non è questione di rivalità personale, ma di coerenza. E forse, dice tra le righe lo spagnolo, di una giustizia sportiva che non è mai stata davvero uguale per tutti.

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Bikerspetosino
Mer, 21/01/2026 - 16:44
Purtroppo caro Gibernau,se certe cose le fa il Dio Valentino Rossi ê tutto lecito,nonché vere mosse da campione ! Se invece gli altri (Marquez), fanno lo stesso a Rossi, sono tutti Scorretti,disonesti e antisportivi... Purtroppo chi la fa l'aspetti... Probabilmente mentre Gibernau, psicologicamente ha subito Rossi, Marquez invece Valentino Rossi se lo attacca sui maroni..