Traffico in coda: l'auto svolta e centra la moto, la colpa non è sempre nostra
Risalire una fila di auto è una delle manovre più comuni nel traffico urbano. Ma se una vettura svolta a sinistra e taglia la strada alla moto, la responsabilità è davvero sempre del motociclista?
È una delle situazioni più comuni nel traffico urbano. Semaforo rosso, auto ferme una dietro l'altra e la moto che procede lentamente tra le vetture per avvicinarsi all'incrocio.
Finché tutti restano fermi, apparentemente non c'è problema. Il rischio arriva quando una delle auto decide di cambiare direzione.
Può essere una svolta a sinistra, l'ingresso in un passo carrabile oppure, in alcuni casi, un'inversione di marcia. L'auto attraversa la traiettoria della moto e l'impatto può avvenire in pochi istanti.
A quel punto arriva la domanda: chi ha torto?
La risposta non è semplicemente «la moto, perché stava superando la fila».
La svolta a sinistra richiede attenzione anche dietro
Quando un automobilista vuole svoltare a sinistra deve verificare che la manovra possa essere effettuata senza creare pericolo agli altri utenti della strada.
Questo principio assume un'importanza particolare quando il traffico è fermo o procede lentamente.
Le auto incolonnate, infatti, possono impedire al conducente di vedere un motociclista che sta arrivando da dietro.
Ed è proprio questo il punto centrale di una recente pronuncia della Cassazione.
Con l'ordinanza n. 14791 del 27 maggio 2024, la Corte ha ribadito che il conducente che intende effettuare una svolta a sinistra deve assicurarsi di avere una chiara visione della strada retrostante e, se questa manca, deve evitare di iniziare la manovra fino a quando non può verificare che sia possibile farlo senza pericolo o intralcio.
Il principio è particolarmente importante nel caso di una colonna di veicoli: se le auto impediscono di vedere cosa sta arrivando da dietro, la manovra di svolta non può essere effettuata come se la strada fosse libera.
La moto che risale la fila non è automaticamente responsabile
È questo il punto che spesso viene dimenticato.
Il fatto che una moto stia superando una colonna di auto non significa automaticamente che, in caso di incidente, la responsabilità sia sua.
Bisogna verificare come avveniva la manovra: la posizione della moto sulla carreggiata, la velocità, la segnaletica, la presenza della linea di mezzeria, la visibilità e soprattutto il comportamento dell'automobilista.
Una cosa è una moto che procede lentamente accanto alle auto ferme, mantenendo una traiettoria regolare.
Un'altra è una moto che arriva a velocità elevata, effettua una manovra imprevedibile o occupa una parte della carreggiata che non dovrebbe.
Sono situazioni giuridicamente diverse.

La sentenza del 2017: un caso particolare
Tra le pronunce citate sull'argomento c'è la Cassazione n. 26805 del 14 novembre 2017.
In quel caso la Corte confermò un concorso di responsabilità tra un motociclista che stava superando una colonna di veicoli e un'automobile coinvolta in una manovra di inversione.
Al motociclista venne contestata anche la posizione mantenuta sulla carreggiata, ritenuta non conforme all'obbligo di marcia a destra previsto dall'articolo 143 del Codice della strada.
È importante però non trasformare questa decisione in una regola generale: la Cassazione non stabilì che chiunque risalga una fila sia automaticamente corresponsabile di un incidente. La decisione riguardava le modalità concrete di quella specifica manovra e la condotta di entrambi i conducenti.
Se la visuale è coperta, l'automobilista deve aspettare
Torniamo quindi allo scenario più comune.
Le auto sono ferme. La moto procede lentamente accanto alla fila. Un automobilista vuole svoltare a sinistra, ma non riesce a vedere cosa sta arrivando alle sue spalle perché la visuale è coperta dalle altre vetture.
In questo caso non può limitarsi a controllare rapidamente lo specchietto e iniziare la svolta.
Deve prima assicurarsi che la strada sia libera.
È proprio questo il significato del principio ribadito dalla Cassazione nel 2024: l'impossibilità di vedere non equivale all'assenza di un veicolo.
E per chi guida un'auto è una differenza fondamentale.
Le percentuali di responsabilità
Non esiste un automatismo del tipo «moto contro auto = 50% di colpa a testa».
La responsabilità deve essere ricostruita sulla base della dinamica concreta.
Il giudice può valutare, tra gli altri elementi, la velocità dei veicoli, la posizione sulla carreggiata, la segnalazione della manovra, la visibilità e la possibilità per ciascun conducente di evitare l'impatto.
Diventano quindi importanti fotografie, testimonianze, eventuali filmati delle telecamere e i rilievi effettuati dopo l'incidente.
Se viene accertato che l'automobilista ha iniziato una svolta senza avere una visuale sufficiente della strada retrostante, questo elemento può assumere un peso determinante nella valutazione della responsabilità.
Allo stesso tempo, una condotta imprudente del motociclista può portare a un concorso di colpa.
Una buona notizia per chi va in moto
La giurisprudenza, quindi, non autorizza a dire che “chi risale la fila ha sempre torto”.
Al contrario, il comportamento dei due conducenti deve essere valutato separatamente.
La Cassazione del 2017 dimostra che anche il motociclista può essere chiamato a rispondere quando la sua condotta contribuisce all'incidente. Ma la pronuncia del 2024 sulla svolta a sinistra ribadisce un principio altrettanto importante: chi cambia direzione deve prima assicurarsi che la manovra possa essere eseguita senza mettere in pericolo chi arriva da dietro.
Per il motociclista la regola resta semplice: risalire lentamente, mantenere una traiettoria prevedibile e rallentare sempre in prossimità degli incroci.
Per l'automobilista ce n'è un'altra, altrettanto importante: se non riesci a vedere cosa arriva da dietro, non significa che non ci sia nessuno.
Prevenire è meglio, qualche consiglio
La risalita della fila richiede particolare attenzione, soprattutto in prossimità di incroci e semafori.
La velocità deve essere abbastanza bassa da consentire di reagire a un veicolo che cambia improvvisamente direzione.
Un motociclista che percorre il corridoio tra le auto a 10-15 km/h ha possibilità di reagire molto maggiori rispetto a chi viaggia a 30-40 km/h.
Inoltre bisogna prestare attenzione ad alcuni segnali:
- ruote anteriori dell'auto già orientate verso sinistra;
- freccia inserita;
- conducente che guarda ripetutamente nello specchietto;
- presenza di un incrocio o di un accesso laterale;
- auto che si sposta verso il centro della carreggiata.
In presenza di questi segnali, rallentare è la scelta più prudente.
Attenzione al semaforo verde
Quando il semaforo passa dal rosso al verde, la situazione cambia rapidamente: alcune vetture partono, altre cambiano corsia, qualcuna può prepararsi a svoltare.
La moto che sta risalendo la fila si trova quindi in una situazione dinamica nella quale le traiettorie possono cambiare in pochi secondi.
È il classico punto cieco dinamico: la moto può essere nascosta all'automobilista e, contemporaneamente, il motociclista può non vedere ciò che accade oltre la vettura che ha accanto.
Per questo, avvicinandosi a un incrocio, la velocità dovrebbe diminuire ulteriormente.
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