Corridoio tra auto ferme, la trappola per motociclisti
Risalire la coda al semaforo può sembrare una manovra semplice ma proprio quando le auto sono ferme aumenta il rischio. Ecco perché quel “corridoio” può trasformarsi in una vera trappola
C’è una situazione che quasi tutti i motociclisti conoscono: semaforo rosso, una lunga fila di automobili ferme e la moto che procede lentamente tra le due colonne di veicoli per portarsi verso la testa della coda.
È una manovra apparentemente tranquilla. Le auto sono ferme, la moto procede a bassa velocità e il semaforo sembra offrire un riferimento chiaro. Il problema è che, proprio in quel momento, la visuale del motociclista e quella degli automobilisti sono fortemente limitate.
Basta che scatti il verde, o che una delle auto inizi a muoversi, perché quello che fino a un attimo prima sembrava un corridoio sicuro diventi una zona ad alto rischio.
Il “punto cieco dinamico”
Non è soltanto il classico punto cieco dello specchietto. Nel filtering – cioè nella risalita della fila tra veicoli fermi o molto lenti – esiste un problema più subdolo: quello che possiamo definire punto cieco dinamico.
Il motociclista vede la parte posteriore delle auto davanti a sé, ma non necessariamente ciò che accade oltre la loro sagoma. Allo stesso tempo, il conducente di un'auto può non vedere la moto che sta arrivando lateralmente.

La situazione diventa particolarmente pericolosa quando una vettura deve svoltare a sinistra.
Il conducente potrebbe guardare nello specchietto, vedere la strada apparentemente libera e iniziare la manovra. Ma la moto è nascosta dalla vettura che precede o si trova nell'angolo che lo specchietto non copre.
Per l'automobilista la moto “compare dal nulla”; per il motociclista l'auto sembra invece tagliare improvvisamente la traiettoria.
È uno dei classici scenari dell'incidente urbano.
Il semaforo verde non significa “via libera”
Un'altra situazione particolarmente insidiosa si verifica nel passaggio dal rosso al verde.
Quando il semaforo cambia, le auto iniziano a muoversi. Il motociclista che sta risalendo la fila può trovarsi improvvisamente accanto a una vettura che cambia direzione, attraversa una corsia o si prepara a svoltare.
Il rischio aumenta ancora di più quando il semaforo è preceduto da una fase gialla: alcuni automobilisti accelerano per superare l'incrocio, altri frenano, altri ancora iniziano a prepararsi alla svolta.
Per questo il momento più delicato non è necessariamente quello in cui tutte le auto sono immobili. È la transizione: quando la coda passa dalla condizione di veicoli fermi a quella di traffico in movimento.
La velocità critica: non esiste un numero magico
Quanto velocemente si può risalire una fila?
Non esiste una velocità universale che trasformi automaticamente la manovra in una situazione sicura. La velocità appropriata dipende dalla larghezza del corridoio, dalla presenza di incroci, dalla visibilità, dalla differenza di velocità rispetto alle auto e dalla possibilità di arrestarsi immediatamente.
C'è però un principio fondamentale: la velocità deve essere compatibile con ciò che il motociclista riesce effettivamente a vedere e con lo spazio necessario per fermarsi.
Se una portiera si apre, un pedone sbuca tra le auto o una vettura invade improvvisamente il corridoio, pochi km/h possono fare una differenza enorme.
A 20 km/h una moto percorre circa 5,6 metri ogni secondo. A 30 km/h sono già 8,3 metri al secondo. Se l'ostacolo diventa visibile soltanto a pochi metri, anche una frenata immediata potrebbe non essere sufficiente.
Ecco perché, in prossimità di incroci, attraversamenti pedonali, passi carrabili e accessi laterali, la velocità di filtering dovrebbe diminuire drasticamente, fino a rendere necessario fermarsi se la visuale è insufficiente.
La regola dei “tre segnali”
Quando si risale una fila, ci sono tre segnali che dovrebbero far scattare immediatamente l'attenzione:
1. Ruote anteriori sterzate.
Se le ruote di un'auto sono orientate verso sinistra, il veicolo potrebbe iniziare una svolta.
2. Freccia inserita.
Non va interpretata come una garanzia che la manovra sia già stata compresa dagli altri utenti della strada. È invece un avvertimento a prepararsi a una possibile variazione di traiettoria.
3. Spazio laterale o attraversamento nascosto.
Un varco tra due auto può diventare una porta per un pedone, un ciclista o un monopattino.
Se questi segnali compaiono contemporaneamente, la cosa più prudente è interrompere la risalita e aspettare.
Il pedone è l'altro grande pericolo
Il secondo scenario tipico è ancora più difficile da prevedere: il pedone che attraversa tra le auto.
Chi attraversa può essere completamente invisibile fino all'ultimo istante. Il motociclista vede una fila di vetture ferme, ma non ciò che sta succedendo dietro la prima macchina.
Il pedone, a sua volta, potrebbe non vedere la moto che sta arrivando nel corridoio.
In questo caso non esiste praticamente alcun margine per “anticipare” la situazione con una manovra evasiva.
La velocità deve quindi essere sufficientemente bassa da consentire una frenata d'emergenza nel tratto di strada effettivamente visibile.
Il corridoio più pericoloso è quello che sembra sicuro
Il paradosso del filtering urbano è proprio questo: quando le auto sono ferme, il motociclista può avere la sensazione di essere nella condizione ideale per procedere.
Ma una fila di automobili crea contemporaneamente decine di ostacoli alla visuale.
La tecnica più sicura non consiste quindi nel chiedersi quanto velocemente si possa risalire la coda, ma quanto rapidamente ci si possa fermare davanti a qualcosa che ancora non si vede.
In prossimità di un semaforo, la regola pratica è semplice: se non puoi vedere cosa c'è oltre l'auto accanto a te, devi comportarti come se lì potesse esserci un pericolo.
E quando il rosso diventa verde, attenzione: il rischio non è finito. È appena cambiato.
Il vero “semaforo verde-giallo”, per chi viaggia in moto, è proprio quel breve intervallo in cui tutti iniziano a muoversi e nessuno ha ancora una traiettoria completamente prevedibile.
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