Motori moto vs motori auto: perché sono così diversi
I motori di tipo motociclistico e automobilistico condividono lo stesso principio di funzionamento, ma vengono progettati con obbiettivi differenti. Peso, regimi di rotazione, architettura e gestione dei gas spiegano perché, a parità di cilindrata, le prestazioni possano essere così lontane
A prima vista, i motori a combustione di auto e moto sembrano molto simili: pistoni, bielle, albero motore e ciclo Otto sono gli stessi. In realtà, dietro a questa apparente parentela si nascondono filosofie progettuali profondamente diverse, che dipendono dall’utilizzo del veicolo e dalle sue esigenze.
Corsa lunga e corsa corta
La prima grande differenza riguarda l’albero motore e la geometria del motore. I motori motociclistici sono quasi sempre a corsa corta o supercorta, una soluzione che consente di raggiungere regimi di rotazione elevati, talvolta oltre i 13.000 giri/min. Ogni componente è progettato per ridurre al minimo le masse rotanti: perni di manovella compatti, contrappesi ridotti e bilanciature estremamente precise. In un motore di moto, ogni grammo conta.
I motori automobilistici invece devono muovere masse molto maggiori. Per questo privilegiano la coppia ai bassi regimi, adottando spesso architetture a corsa lunga, dove la corsa del pistone supera l’alesaggio. Anche nei modelli sportivi, l’obiettivo principale resta la guidabilità e l’efficienza complessiva, non il regime massimo a cui può arrivare.
Il ruolo strutturale
Sulla nuova Ducati Streetfighter V2, ad esempio, è il bicilindrico a fare da telaio. Nella parte superiore, questo è collegato a una monoscocca in alluminio che lo collega all’avantreno. Il telaietto posteriore, anch'esso in alluminio, è fissato alla monoscocca e al cilindro posteriore.
Un’altra differenza sostanziale è il ruolo strutturale del motore. In alcuni modelli, specie quelli di estrazione sportiva, il propulsore ha funzione portante, ovvero è un elemento che contribuisce alla rigidità complessiva e a“tenere insieme” la moto. Cambio, frizione e organi ausiliari sono integrati in un unico blocco compatto. In un’auto, invece, il motore è semplicemente installato nel telaio e svolge esclusivamente la funzione di generare movimento.
Questa integrazione spiega anche le differenze di peso e potenza specifica.
Un motore motociclistico di 1.000 cm³ pesa circa una sessantina di chili ed è praticamente completo. A parità di peso, un motore automobilistico richiede l’aggiunta di cambio, frizione e accessori. Nonostante ciò, un quattro cilindri in linea o a V, come quelli di BMW, Ducati o Aprilia, può erogare fino a 220 CV per litro, senza alcuna sovralimentazione. Un moderno motore auto turbo di 2.000 cm³ (2,0 litri) si ferma generalmente tra 75 e 125 CV per litro, affidandosi a turbocompressori e sistemi di raffreddamento complessi per aumentare le prestazioni.
Le gestione dei gas
Il segreto dei motori motociclistici sta nella gestione dei gas. Testate sofisticate, quattro valvole per cilindro, punterie a bicchiere e distribuzioni pensate esclusivamente per il funzionamento ad alti regimi permettono un riempimento ottimale dei cilindri. Anche sul fronte dell’alimentazione emergono differenze nette. Le motociclette hanno adottato più tardi l’iniezione elettronica e oggi utilizzano prevalentemente l’iniezione nel collettore, mentre le auto sono all’avanguardia con l’iniezione diretta in camera di combustione. Tuttavia, i motori motociclistici compensano con corpi farfallati individuali, uno per cilindro, che garantiscono una risposta dell’acceleratore immediata e precisa.
Nei motori automobilistici, al contrario, il controllo del carico è spesso affidato a una farfalla centrale e alla fasatura variabile delle valvole. Nei sistemi più evoluti, è l’alzata delle valvole stessa a regolare l’aria aspirata, rendendo la farfalla quasi superflua.
Nonostante queste differenze, i consumi possono essere simili: valori inferiori a 5 litri per 100 km sono raggiungibili sia su auto sia su moto. La differenza è che il motore automobilistico è progettato per rispettare normative severe e massimizzare l’efficienza, mentre quello motociclistico può permettersi un approccio più orientato alle prestazioni.
In conclusione, motori di auto e moto condividono le basi teoriche, ma tutto il resto cambia. L’auto cerca equilibrio ed efficienza, la moto privilegia leggerezza, integrazione e potenza specifica.
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