Sette splendide strade italiane per un weekend in moto
Dalla Sardegna al Gargano, ecco sette strade panoramiche per un weekend in sella senza la fila di camper davanti
Non serve volare in Marocco né fare il rosario di tornanti dello Stelvio per programmare un weekend su due ruote che valga la pena ricordare. L'Italia ha un catalogo di strade dimenticate – o quasi – che per un motociclista significano una cosa semplice: asfalto libero, panorami mozzafiato e la possibilità di girare in tranquillità, visto il poco traffico. Ne abbiamo messe in fila sette, divise per tipologia: tre affacciate sul mare, due sui crinali appenninici e due rintanate in valli che nemmeno chi ci vive a un'ora di strada sa bene dove siano.
Tre strade a picco sul mare
La prima è la costiera tra Alghero e Bosa, in Sardegna: circa 46 km di falesie, macchia mediterranea e grifoni che planano sopra la testa (sono gli unici avvoltoi europei che si riproducono in Italia, e la zona è una delle poche dove si vedono davvero). Non è una strada lunga, la si fa in un'oretta andando allegri, ma con le soste alle spiagge nascoste – Cala Brugantino, la Poglina – prendersi tutta la giornata è la scelta giusta. Occhio al vento laterale: da queste parti arriva senza avvertire.
Si scende di latitudine, si ritorna "nel continente" e si arriva alla SP53 Garganica, tra Mattinata e Vieste, in Puglia. È l'anti-Salento, e questa è già una buona notizia. La strada si arrampica sul versante a strapiombo del promontorio del Gargano, con la Baia delle Zagare come punto-foto obbligato. Poi arrivano lo scoglio del Pizzomunno a Vieste e il tratto verso Peschici, tra cale e pinete. Asfalto in ordine, curve ben raccordate, traffico accettabile fuori stagione. Ad agosto, invece, lasciate perdere.
La terza proposta è a nord, ed è la costiera triestina da Sistiana a Trieste: solo 11 km, ma di quelli che ti restano addosso. Da un lato il Carso con le pietre bianche, dall'altro un Adriatico che sembra finto tanto è trasparente. Si passa sotto i castelli di Duino e Miramare quasi senza farci caso, e si finisce in città giusto in tempo per un caffè al banco (a Trieste l'espresso si chiama "nero", informazione che evita figure).
La strada costiera triestina
Due crinali appenninici
Il Passo delle Capannelle, in Abruzzo, è la tappa dura di questa selezione. La SS80 del Gran Sasso scavalca la catena a 1.300 metri collegando la provincia di Teramo all'Aquila e attraversa il Parco del Gran Sasso con un paesaggio da film western italiano – cosa che, letteralmente, è stato più volte. Deviazione consigliata verso Campo Imperatore e Rocca Calascio prima di scendere sui Monti della Laga, dove la strada si fa più tortuosa. Da evitare dopo le prime gelate se non siete attrezzati per il freddo vero.
Restiamo sull'Appennino centrale con la salita al Monte Terminillo, in Sabina. Da Rieti si lascia la Salaria e si sale a Pian de' Valli, 1.620 metri, stazione con un'architettura anni Trenta e Settanta che ha un suo fascino probabilmente discutibile per i canoni attuali, ma innegabile. La strada continua fino al Rifugio Sebastiani a 1.820 metri, poi scende verso Leonessa e, volendo, prosegue su Amatrice, ancora segnata dal terremoto del 2016. Vale la sosta anche solo per i salumi e per riportare qualche soldo in un posto che ne ha ancora bisogno.
Campo imperatore, location, tra gli altri dei film con protagonista Trinità/Terence Hill
Due valli nascoste in pieno nord
La Val Taleggio, in provincia di Bergamo, la conoscono tutti per il formaggio e non ci va quasi nessuno. La strada parte dalla Val Brembana, si infila in un orrido (non aggettivo, ma sostantivo maschile. Uno dei più famosi in Italia è a Bellano in provincia di Lecco) stretto e parecchio scenografico e poi si apre su altopiani pieni di bestiame al pascolo. Da Milano è fattibile in giornata, noi consigliamo una tappa alla Cooperativa Sant'Antonio per una merenda con Strachitunt e Robiola è di quelle meritano.
Ultima proposta, la Valmarecchia, la valle che corre dietro Rimini. Si risale passando da Santarcangelo, Verucchio, San Leo con la sua rocca arroccata su uno sperone, fino a Pennabilli (sì, è il paese dove il Dalai Lama è passato davvero, c'è persino un piccolo stupa). Da lì si entra nel Parco del Sasso Simone e Simoncello e l'asfalto si fa più tecnico, con sì poche auto ma ancora meno pazienza da parte degli abitanti per chi guida male.
Insomma, sette strade, sette weekend, sette motivi per tenere la moto sporca invece che sotto il telo.
Non solo taleggio in val Taleggio