Storie dimenticate: Carlo Talamo, due progetti e il sogno mai nato della Laverda SFC 1000
La Laverda SFC 1000 avrebbe dovuto essere la moto del rilancio di un marchio glorioso che negli anni ‘70 avevo fatto epoca. Invece è finita in una nuvola di fumo, dissolta dagli eventi
Questa è la storia di un sogno mai nato: la Laverda SFC 1000 avrebbe dovuto essere la moto del rilancio di un marchio glorioso che negli anni ‘70 avevo fatto epoca. Invece è finita in una nuvola di fumo, dissolta dagli eventi quando il prototipo era già stato presentato e gli appassionati cominciavano a ingolosirsi.
Pochi mesi dopo avere acquistato la Moto Guzzi, il 9 settembre 2000 Ivano Beggio, fondatore e proprietario della Aprilia, aveva acquisito per 3 milioni di euro anche il marchio Moto Laverda. Tutto all’interno di un progetto che lui stesso spiegò nella sua autobiografia, pubblicata postuma:
“Il mio progetto era che Aprilia avrebbe continuato a concentrarsi sulle moto sportive e sulla sua identità giovane e tecnologica, oltre che ovviamente portare avanti la completissima gamma scooter. Moto Guzzi sarebbe stata la GT, puntando con la propria storia ed il proprio blasone ad essere la anti Harley e anti BMW. Laverda avrebbe rappresentato un marchio di élite per moto diverse, essenziali, italiane, con telaio in tubi e motore tre cilindri”.
Il prototipo della SFC 1000 con motore bicilindrico
Non a caso il prototipo si chiamò SFC (Super Freno Competizione) come la 750 bicilindrica che a suo tempo aveva mietuto tanti successi nelle corse; non a caso Beggio pensava a un motore tre cilindri come quello della 1000 che ne aveva rilevato l’eredità spirituale.
La chiave di questa manovra avrebbe dovuto essere Carlo Talamo, l’uomo che aveva rilanciato in Italia la Harley Davidson ed aveva poi fatto lo stesso con la Triumph. Amico dell’industriale veneto e anche del proprietario della Triumph, con la sua mediazione aveva permesso di definire la fornitura dei tre cilindri britannici. Avrebbe dovuto essere a capo del progetto, invece nel 2002 perse la vita in un incidente nelle vicinanze di Viareggio. In moto, ironia della sorte.
Due progetti
C’erano due opzioni allo studio presso il Gruppo Aprilia per la prima moto a marchio Laverda del nuovo corso, la SFC 1000: quella di Talamo con il motore Triumph tre cilindri, ed una soluzione interna con il motore bicilindrico a V di 60° della Aprilia RSV, opera di Ricciuti; lo stesso uomo che aveva realizzato la RGS 1000 del 1981. La morte di Talamo, fece naufragare le trattative con la Casa di Hinkley e l’obiettivo fu spostato sulla bicilindrica, una bella moto italiana con il telaio composto da un traliccio in tubi d’acciaio imbullonato a piastre di alluminio, che nel 2002 venne presentata al Motor Show di Bologna. Aveva le forme affascinanti di una Modern Classic, con una evocativa semi carena che riportava alle SFC degli anni d’oro e due spettacolari scarichi rialzati sotto il codino.
La mitica SFC 750 degli anni 70
Nel 2003 il modello definitivo
Piacque e stuzzicò tanto gli appassionati del marchio di Breganze, e un anno dopo al Salone di Milano 2003 venne presentato il modello definitivo, questa volta in configurazione stradale con fari e carenatura integrale. L’idea era di farne una prima serie limitata di 549 esemplari, tanti quanti la SFC 750 originale, che sarebbero stati seguiti nel 2004 da una versione di grande produzione con componentistica meno raffinata e un prezzo più abbordabile. Il prototipo della rinascita era arancio, il colore delle Laverda da corsa, nel frontale due fari circolari che riportavano alle gare di endurance e dietro due scarichi con le saldature a vista accentuavano il richiamo Racing. L’intenzione era di commercializzare con la carenatura soltanto la serie limitata, mentre la grande serie avrebbe avuto la semi carenatura.
La versione definitiva della SFC 1000
Il motore era il bicilindrico Rotax di 998 cm³ sviluppato dall’Aprilia stessa, capace di erogare 141 cavalli, erano Öhlins sia la forcella a steli rovesciati di 43 mm Ø che l’ammortizzatore collocato in posizione laterale, titanio e carbonio erano dispensati con abbondanza, c’erano cerchi Marchesini in alluminio forgiato a cinque razze sdoppiate e l’impianto frenante Brembo con dischi di 320 mm Ø e pinze ad attacco radiale. Prezzo previsto intorno ai 25.000 €.
Per alcuni una moto da sogno, per altri una Aprilia che fingeva di essere una Laverda.
Il crac di Aprilia blocca tutto
Non ci fu il tempo di scoprirlo, cioè di capire se l’idea aveva colto nel segno. Da un momento all’altro le banche chiusero il credito al Gruppo Aprilia e nel 2004 Beggio fu costretto a vendere alla Piaggio. Che di marchi ne aveva già troppi. Così Laverda venne messa in naftalina e nel 2006 ci fu la chiusura definitiva. Con la conseguente archiviazione del progetto SFC 1000. Diversi appassionati piangono ancora oggi…
Foto e immagini