Orgoglio Ducati: 4 mitiche imprese vinte grazie a genio e passione
In un'apparente situazione di svantaggio - tecnico ed economico - il marchio emiliano ha saputo costruire la sua leggenda mettendo a segno alcune imprese sportive davvero rilevanti. Scopriamole insieme...
Prima che i contabili teutonici e il rigore metodologico di Ingolstadt trasformassero la Casa di Borgo Panigale in una perfetta macchina industriale, esisteva una Ducati fatta di intuizioni improvvisate, rischi calcolati e quella "geniale follia" che, in provincia, germoglia meglio che altrove. La Ducati del "Pompone", del desmodromico e dei telai a traliccio: una supremazia tecnica spesso costruita con meno risorse rispetto ai colossi giapponesi, ma di certo non con meno passione.
Un plotone di Ducati 750 GT fa bella mostra di sé a Imola (1972).
1972: la 200 Miglia di Imola
Imola, 23 aprile 1972. La 200 Miglia nostrana era la risposta, in salsa europea, alla celebre gara di Daytona. In questa edizione, davanti a 70.000 spettatori, Ducati partecipò sottotraccia, schierando le sue 750 GT di serie pesantemente riviste dall'ingegner Fabio Taglioni. Proprio su questo modello, il tecnico applicò per la prima volta su larga scala il sistema desmodromico su un motore bicilindrico a L. Paul Smart e Bruno Spaggiari firmarono una doppietta leggendaria, mettendosi alle spalle le pluricilindriche giapponesi e la blasonata MV Agusta di Giacomo Agostini, che non poté conservare troppo a lungo il comando della corsa. Quella vittoria non fu solo un successo sportivo, ma il Big Bang della Ducati moderna: le moto con la livrea "silver" e il caratteristico serbatoio con la banda trasparente per il controllo del carburante divennero icone istantanee, facendo del "Desmo" il verbo assoluto di Borgo Panigale.
Paul Smart impegnato alla 200 Miglia di Imola, 1972.
Il duo Spaggiari - Smart affiancati in curva su Ducati 750 GT.
Paul Smart in tuta nera, a sinistra. Bruno Spaggiare in tuta bianca, a destra.
1978: Mike "The Bike" conquista l’Isola di Man
Se Imola fu la nascita, il 1978 rappresentò una sorta di consacrazione eroica e romantica. Dopo undici anni di assenza dalle corse che contano, il già leggendario Mike Hailwood decise di tornare in sella sul tracciato più ostile al mondo: il Tourist Trophy. Lo fece con una Ducati 900 SS preparata NCR, una moto che, almeno sulla carta, non si presentava certo all'altezza delle Honda ufficiali quadricilindriche (specie se in sella a una di queste, sedeva Phil Read). Invece, Mike "The Bike" dominò il Mountain Circuit con la sua guida pulita e al contempo aggressiva, mandando in visibilio i tifosi e regalando a Ducati una vittoria che profumava di miracolo. Quel trionfo dimostrò che l’architettura a L del bicilindrico bolognese possedeva caratteristiche uniche e che, quando era in buone mani, si traformava in un punto di forza... specie dove serve coppia e trazione! Tanto bastò per trasformare la 900 SS in un oggetto di culto globale salvando, di fatto, l'immagine del marchio in un momento finanziariamente complesso.
Isola di Man, 1978: Hailwood in gara con la 900 SS allestita NCR.
Mike "The Bike" Hailwood (1978).
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1987: la 851 Desmoquattro vince a Daytona
Negli anni '80, mentre l'industria motoristica consolidava il dominio dell'architettura a quattro cilindri, Ducati rispose di nuovo con un progetto controcorrente: quella 851, che Marco Lucchinelli portò al debutto nella Battle of the Twins a Daytona, un palcoscenico fondamentale per il mercato americano. La Ducati 851 fu una moto che rompeva col passato, pur restando fedele all'ormai popolare filosofia del marchio: per la prima volta comparvero il raffreddamento a liquido, l’iniezione elettronica e la testata a quattro valvole. Nasce così il celebre Desmoquattro! Vincere contro i mostri sacri del motociclismo d'oltreoceano significò gridare al mondo che il bicilindrico italiano era tutt'altro che morto. Quella vittoria fu il seme da cui germogliò l'epopea del Mondiale Superbike, portando alla nascita di modelli immortali come la 888 e la successiva stirpe delle 916.
Primo piano del Desmoquattro Ducati.
Ducati 851 in versione "naked".
Daytona, 1987: Marco Lucchinelli alla Battle of Twins.
Ducati 851 (1987)
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2007: Casey Stoner e il trionfo Mondiale
L’era pre-Audi ha toccato il suo apice nel 2007, l'anno in cui Borgo Panigale osò sfidare i giganti giapponesi sul loro terreno d'elezione: la MotoGP. Con l’introduzione dei motori 800cc, Ducati schierò la Desmosedici GP7, un prototipo capace di distinguersi dalla concorrenza per la sua grande esuberanza che, per il quale gomme e cislistica non erano sufficienti, senza una gran dose di "manico". Mentre Honda e Yamaha cercavano un equilibrio tecnico, Ducati scelse la strada della potenza fine a sé stessa. Dunque ad aggiungere quel prezioso ingrediente che era il talento, pensò l'australiano Casey Stoner, il quale riuscì a interpretare a meglio la moto, sfruttando perfettamente la partnership con Bridgestone e compensando "di polso" una gestione elettronica ancora pioneristica. Con 10 vittorie stagionali, Stoner portò a Borgo Panigale il primo storico Titolo Mondiale piloti della classe regina, segnando la vittoria dell’orgoglio ingegneristico italiano contro lo strapotere tecnologico e finanziario dei colossi nipponici.
Casey Stoner celebra l'alloro iridato 2007.
Ducati Desmosedici 800 cc.
Abbiamo raccontato la Desmosedici e l'impresa di Casey, in questo articolo dedicato.
Metamorfosi: dall'artigianato all'impero attuale
L'ingresso di Audi nel 2012 ha segnato il confine netto tra una gestione locale, spesso legata all'estro dei singoli a una potenza industriale globale. Sotto l'egida tedesca, Ducati ha preservato gelosamente il proprio DNA, ma ha saputo innestare un'affidabilità, una precisione costruttiva e una capacità di pianificazione nel medio e lungo termine prima impensabili. La Ducati di oggi - specie quella delle corse - è sinonimo di avanguardia rispetto alla concorrenza, ma le sue fondamenta poggiano ancora solidamente su quelle scommesse "impossibili" di quegli anni ruggenti, quando il genio di tecnici appassionati sapeva farsi beffe dei grandi budget.

I due prototipi del team Ducati Lenovo (2025)
Foto e immagini