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Kawasaki Z400FX, la 4 cilindri che fece dimenticare Honda

Da noi fu una rarità, oscurata dalla più economica Z400 bicilindrica. In Giappone, invece, la Z400FX divenne un'icona, riportando in auge il concetto di 400 quattro cilindri proprio quando tutti lo davano per spacciato. Ecco la storia della media Kawasaki che cambiò il mercato

L’FX era un’altra cosa

Da noi, la Z400 è associata alla tranquilla ed economica bicilindrica proposta da Kawasaki fino all’83. Seguita dalla sigla FX, invece questa moto diventava tutt’altra cosa: una vera sportiva a quattro cilindri, con motore bialbero, prestazioni di riferimento e un'immagine direttamente ispirata alle grandi Z che avevano reso celebre il marchio di Akashi. Una moto destinata a segnare un'epoca e a diventare la capostipite di una lunga dinastia di quattro cilindri Kawasaki. Ve al ricordate? Partiamo dal principio…

In Italia ebbe più successo l'economica Z 400 con motore bicilindrico

La moto giusta al momento giusto

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Per capire il successo della Z400FX bisogna tornare alla seconda metà degli anni Settanta. Quando in Giappone la nuova normativa sulle patenti aveva trasformato le 400 cm3 nella cilindrata più ambita dai giovani motociclisti, usciva di scena per strana coincidenza una delle moto simbolo della categoria: la Honda CB400 Four. Le ragioni erano soprattutto economiche: un motore a quattro cilindri costava molto di più da produrre rispetto a un bicilindrico e, fino a quel momento, i vantaggi prestazionali non erano sempre sufficienti a giustificare la differenza di prezzo. Ma Kawasaki la vedeva diversamente e, approfittando della situazione, fece la sua mossa.  Dopo il successo delle Z1 e Z2 e quello della più recente famiglia derivata dalla Z650, la Casa giapponese decise infatti di portare la filosofia delle grandi quattro cilindri anche nel segmento delle medie cilindrate. Ecco allora che nacque la Z400FX.

Una vera Z in scala ridotta

Prima ancora della scheda tecnica, a colpire immediatamente era il look. La nuova arrivata riprendeva infatti tutti gli elementi che avevano reso famose le Kawasaki della serie Z: il serbatoio dalle linee tese, il motore in evidenza, la posizione di guida da naked sportiva e soprattutto il quattro cilindri raffreddato ad aria con i suoi quattro collettori che scendevano ordinati verso lo scarico. Era bella, aggressiva e, così sembrava, molto più simile ad una mille che ad una piccola 400.  
 

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Certo, sotto il profilo tecnico la FX rappresentava un deciso passo avanti rispetto alla vecchia CB400 Four. Il motore da 399 cm adottava una distribuzione DOHC a doppio albero a camme in testa e sviluppava 43 CV, una potenza che alla fine degli anni Settanta la collocava ai vertici della categoria. Anche la ciclistica era stata progettata da zero. Kawasaki riuscì a contenere il peso in modo significativo, arrivando a valori inferiori di oltre venti chilogrammi rispetto alla più grande Z650 e sfiorando a malapena i 171 kg. Risultato: una moto brillante, veloce e divertente da guidare.

Il segreto del successo

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Considerato quatto ricordato sopra a proposito di Honda e della sua CB, la domanda appare scontata: come riuscì Kawasaki a rendere redditizio un progetto che aveva già messo in difficoltà altri costruttori? La risposta fu una strategia industriale particolarmente intelligente. Molti componenti venivano condivisi con la Z500 destinata ai mercati esteri, riducendo i costi di produzione. In altre parole, Kawasaki riuscì a fare una magia: costruire una quattro cilindri di media cilindrata ex novo prendendo in prestito altri pezzi di altri modelli già in produzione senza rinunciare né alla qualità né alla “personalità” della moto. La Z400 FX era unica: non una mini Z1 nè una Z500, ma una moto dal carattere proprio. Inoltre, come accennato, la Z400FX arrivò sul mercato in un momento perfetto. Migliaia di motociclisti che avevano visto scomparire la CB400 Four erano alla ricerca di una nuova quattro cilindri e Kawasaki fu l'unica a proporre una risposta convincente. Non per nulla, conquistò rapidamente il pubblico giapponese, diventando uno dei simboli del grande boom motociclistico che caratterizzò l'inizio degli anni Ottanta. 

L'eredità della FX

La Z400FX non fu però soltanto una moto di successo, ma anche l'inizio di una lunga storia. Dalla sua esperienza nacquero infatti la Z400GP e successivamente la GPz400. Quando poi, nel 1989, Kawasaki lanciò la Zephyr 400, cioè uno dei modelli che diedero il via alla rinascita delle naked classiche, sotto il serbatoio pulsava ancora un motore strettamente imparentato con quello della Z400 FX. 

A proposito di Zephyr400: KawasakiZephyr400, quando la passione batte l’ufficio marketing

E in Italia? 

Come accennato sopra, nel nostro Paese la quattro cilindri venne commercializzata come Z400J e e rimase sempre una moto relativamente rara. Nelle concessionarie Kawasaki era molto più facile imbattersi nelle versioni bicilindriche della famiglia Z400, modelli meno sofisticati e decisamente più economici. La Z400J era invece una moto per appassionati. Costava di più, offriva prestazioni superiori e portava con sé il fascino esclusivo del quattro cilindri. Ovviamente, gli esemplari oggi disponibili sul mercato dell’usato sono pochi e spesso necessitano di restauri importanti, ma proprio questa relativa disattenzione del collezionismo nazionale permette ancora di trovare occasioni interessanti. Siamo, per darvi un’idea, nell’ordine dei 1.500 - 3.000 euro, a patto di armarsi di pazienza e di accettare una ricerca che può durare anche mesi.

Avendola citata: Kawasaki Z 400, molto più di quello che sembra

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