La Freccia è nel cuore, così Cagiva conquistò gli anni 80
Presentata sul finire degli anni Ottanta e firmata da Massimo Tamburini, la Freccia riscrisse le regole delle 125 stradali, gettando le basi per il mito che verrà…
Cagiva Freccia
Nata nella seconda metà degli anni Ottanta, la Freccia rappresenta per Cagiva un passaggio chiave: è la moto che segna il definitivo superamento della Aletta Oro, introducendo una nuova identità tecnica e stilistica. Non per nulla, dietro c’è la firma di Massimo Tamburini, e l’influenza della Ducati Paso è evidente: carenatura integrale, linee tese e una concezione moderna della sportiva di piccola cilindrata. Con la Freccia, Cagiva non si limita a costruire una 125 di successo, ma definisce un linguaggio tecnico e stilistico destinato a lasciare il segno. È da qui che prende forma, senza soluzione di continuità, la filosofia che porterà alla nascita della Mito, erede diretta di un progetto capace di anticipare i tempi e segnare un’epoca.
Ma stiamo correndo troppo: pur mantenendo una base ben riconoscibile, prima di “approdare” alla Mito, la Freccia affronta negli anni numerose e differenti evoluzioni. Ripercorriamone la storia…
Freccia C9 (1987): la rottura con il passato
Presentata nell’aprile 1987, la Freccia C9 - tipo 5P è una moto completamente nuova rispetto alla Aletta Oro. L’impostazione è radicale: carenatura totale, motore e telaio nascosti e una linea fortemente caratterizzata, con il parafango anteriore estremamente avvolgente e lo scarico con terminali sdoppiati sotto il codino. Il cupolino privo di plexiglas è una scelta scenografica, ma penalizza l’utilizzo sportivo, rendendo difficile sfruttare la velocità massima in posizione raccolta. Meno convincenti anche gli specchietti, poco integrati nel disegno complessivo. Assai curata è invece la strumentazione CEV, completa e ben leggibile.
Originale la soluzione del gruppo serbatoio-fianchetti: una scocca monolitica che nasconde un serbatoio in nylon, accessibile tramite un coperchio ribaltabile che integra anche vano documenti e accesso ai servizi. È una vera sportiva e non ha il vano sottosella, ma la sella è removibile e ben rifinita, con una pratica maniglia per il passeggero.
E sotto? Il monocilindrico adotta un nuovo gruppo termico e introduce la valvola allo scarico CTS (Cagiva Torque System) abbinata alla camera di risonanza CPC: un sistema che modifica il diagramma di scarico in funzione del regime, migliorando nettamente erogazione e sfruttabilità. Tradotto, la Freccia vola: 24,51 CV alla ruota a 10.000 giri e 156,2 km/h di velocità massima. Un ben passo avanti rispetto alla Aletta. Completamente nuova anche la ciclistica: telaio doppio trave in acciaio a tubi rettangolari, sospensioni Marzocchi e impianto frenante Brembo con disco anteriore da 260 mm. Tocco di classe le ruote Grimeca calzate da pneumatici Pirelli MT45Z. I difetti sono assai pochi, ma qualcosa si puotrà comunque migliorare, a partire dalla posizione del rubinetto della benzina all’interno della carena, decisamente scomodo da azionare in marcia.
Freccia C10R (1988): evoluzione in un anno competitivo
Nel 1988 arriva così la Freccia C10R – tipo 5P. L’arena è affollata: contestualmente, debuttano altri modelli completamente nuovi come l’Aprilia AF1 Sintesi e l’Honda NSR-F. Ma Cagiva sceglie una strada diversa, evolvendo la C9.
Si comincia dal motore, che guadagna un nuovo gruppo termico, valvola CTS alleggerita in alluminio ed eliminazione della camera CPC. Cambiano anche scarico e carburazione. I risultati sono evidenti: 27,72 CV alla ruota e 162,4 km/h, anche se la ripresa peggiora leggermente rispetto alla C9. Così migliorata, la C10R si fa valere anche in pista, partecipando con buoni risultati al campionato Sport Production ’88 con Baldassarre Monti, tra vittorie e piazzamenti.Invariata invece la ciclistica, se non per una nuova taratura delle sospensioni ed una diversa inclinazione del cannotto di sterzo (e un peso sale a 128 kg).
Le modifiche estetiche sono mirate: cupolino ridisegnato con specchietti e frecce integrati, nuove prese d’aria e uno spoiler in plexiglas. Sparisce invece lo scarico sotto la sella, sostituito da una soluzione laterale più convenzionale. Ma non è finita.
Freccia C10R Anniversary (1988): il modello “ponte”
Nel corso dello stesso anno debutta la C10R Anniversary, serie limitata celebrativa del decennale Cagiva. Più che una semplice versione speciale, rappresenta un vero modello di transizione verso la C12R. A parte i dettagli come la targhetta numerata e la sella in alcantara, si distingue dalla C10R per soluzioni tecniche destinate a diventare definitive: nuove ruote Brembo a 3 razze, disco anteriore flottante da 298 mm, nuovo gruppo termico e valvola CTS a comando elettronico. Le differenze con la futura C12R sono minime: di fatto, è una vera evoluzione intermedia.
Freccia C12R (1989): tecnica affinata e cambio a sette marce
Presentata al Motor Show di Bologna nel dicembre 1988 e commercializzata nel 1989, la Freccia C12R - tipo 5PE prosegue l’evoluzione con interventi mirati.
Esteticamente si riconosce soprattutto per il nuovo parafango anteriore più compatto, che alleggerisce la linea, mentre piccoli dettagli migliorano la finitura generale. Ancora una volta, la novità più importante è tecnica: arriva il cambio a sette rapporti, una vera primizia nel panorama motociclistico mondiale, che offre un vantaggio concreto nella guida. Di contro, la ricerca del folle da fermo diventa più difficoltosa. Come accennato, il motore riprende invece le evoluzioni della Anniversary e sale a 29,68 CV alla ruota, con una velocità massima di 163 km/h. Migliorano anche le prestazioni in ripresa. Strano a dirsi, in pista la C12R fatica però di più rispetto alla concorrenza e raccoglie risultati più contenuti nel campionato Sport Production ’89, con qualche piazzamento ottenuto da Ugo Laudati.
Freccia C12SP (1990): l’ultima evoluzione
L’ultimo capitolo è rappresentato dalla Freccia C12SP - tipo 2B, presentata nel novembre 1989 come versione dedicata al campionato Sport Production. La base ciclistica resta quella della C12R, ma il motore è profondamente rivisto: nuovo gruppo termico, albero e biella aggiornati, trasmissione primaria a denti dritti e soprattutto un imponente carburatore Dell’Orto da 37 mm, il più grande mai montato su una 125 stradale Cagiva. Cambia anche l’airbox, più voluminoso e dotato di prese d’aria dedicate.
Le prestazioni salgono a 30,18 CV alla ruota e 169,4 km/h. Il massimo.
Tuttavia, la Freccia paga il peso degli anni: nato nel 1987, il progetto mantiene una impostazione di guida più turistica, meno efficace in pista rispetto alle rivali più moderne, progettate con una filosofia più specialistica. E così, prodotta in circa 1000 esemplari nella livrea Lucky Explorer, la C12SP chiude la storia della Freccia, ormai prossima a lasciare il posto ad un altro “mitico” modello Cagiva. La Mito arriverà lo stesso anno, nel 1990, aprendo una uova e fiorente fase delle 125 sportive. Ma questa è un’altra storia…
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