Fausto Gresini: dalla pista al box, una vita tra motori e vittorie
Due volte campione del mondo da pilota, tre da team manager, 21 vittorie in Gran Premio, ed oltre 70 collaboratori nella sua squadra. Fausto Gresini è uno di quelli che hanno lasciato il segno. Lui non c’è più, ma la sua eredità resta viva nei tifosi e nei grandi protagonisti del motociclismo…
Fausto Gresini
Nato a Imola il 23 gennaio 1961, Gresini cresce con le moto nel sangue. Come tanti ragazzi della sua città, il Santerno è il primo richiamo alla passione per le corse. Ma per emergere servono più dei sogni: servono mezzi, moto competitive e risorse economiche. Già a 14 anni lavora in officina, imparando il mestiere che lo accompagnerà da pilota e manager e, a 17, debutta in gara a Misano, in sella a una Minarelli 50 trasformata nell’officina di Remo Obici. Un inizio complicato, senza risultati significativi, ma sufficiente per mettersi in mostra agli occhi di Michele Verrini, futuro riferimento fondamentale nella sua carriera.
A piccoli passi verso il mondiale
Come molti giovani piloti, Gresini passa attraverso i gradini delle categorie giovanili: dai Junior nazionali agli Senior, fino al Campionato europeo. Nel 1980 corre tra i Junior con una Aspes 50 montata su telaio Golinelli e, pur senza piazzamenti di rilievo, dimostra talento e costanza. Nel 1981 approda nei Junior nazionali con la Malanca 125, sempre tra i protagonisti, confrontandosi con piloti destinati a un futuro mondiale come Stefano Caracchi, Domenico Brigaglia e Luca Cadalora. Il 1982 segna il passaggio da promessa a pilota competitivo. Con la MBA 125, sostenuto dallo sponsor personale Bassi, disputa il campionato nazionale e quello europeo. Vittorie a Mugello, Assen e buone prestazioni in Spagna gli valgono un terzo posto finale in Europa e il titolo italiano. È fatta.
L’ingresso nel mondiale
Nel 1983 Gresini inizia a correre nel mondiale 125 con la MBA, ottenendo punti importanti e alcuni podi, mentre la Garelli gli offre la prima moto competitiva a seguito degli incidenti di Eugenio Lazzarini. Il primo podio arriva con il secondo posto in Svezia, confermando la stoffa del futuro campione. La stagione 1984 lo porta a partecipare al Team Italia, formato da giovani piloti italiani su Garelli bicilindriche, dove insieme a Ezio Gianola si mette in evidenza, dimostrando maturità e strategia in gara. Gresini è pronto al salto.
Campione del mondo e dominio nella 125
Il 1985 segna l’inizio della scalata ai titoli iridati. Gresini e Gianola competono alla pari, mentre Pier Paolo Bianchi e altri contendenti complicano la corsa al mondiale. La sua capacità di gestire gare e compagni di squadra lo porta al primo titolo iridato nella 125, confermato da un ulteriore successo nel 1987, anno in cui Gresini vince dieci gare su undici, sfiorando il record assoluto di vittorie consecutive in una stagione. Le Garelli bicilindriche della 125 escono di scena nel 1988, sostituite dalle monocilindriche, mentre Gresini continua a mietere risultati e consolidare la propria esperienza.
Il 1990 segna la sua ultima fase competitiva significativa: in sella alla Honda 125 del Team Pileri, Gresini contribuisce anche alla crescita del giovane Loris Capirossi. La fine della carriera da pilota arriva nei primi anni ’90: pur rimanendo competitivo, Gresini percepisce che le opportunità per conquistare nuovi titoli si sono ridotte e che la passione deve trasformarsi in un ruolo diverso. Decide così di “guardare avanti”: le esperienze accumulate, la conoscenza delle moto e dei circuiti, la capacità di guidare i compagni di squadra lo spingono verso una nuova sfida, quella di team manager.
Dalla pista al box: la nascita del Gresini Racing
Con la fine della carriera da pilota ormai alle spalle, Gresini decide di mettere a frutto l’esperienza accumulata in oltre dieci stagioni nel Motomondiale. Gli anni trascorsi nei team ufficiali e privati, la conoscenza profonda delle dinamiche di paddock e la naturale predisposizione alla gestione del gruppo lo spingono verso un nuovo ruolo. Dopo aver chiuso la parentesi agonistica con 21 vittorie nei Gran Premi e due titoli mondiali nella 125, la passione per le corse resta intatta, ma cambia forma. Nel 1997 nasce ufficialmente la Gresini Racing, inizialmente impegnata nelle categorie intermedie del Motomondiale. È un progetto costruito con metodo e visione, che cresce stagione dopo stagione, puntando su giovani piloti e su una struttura tecnica solida. Il salto nella classe regina arriva all’inizio degli anni Duemila con l’approdo nella 500 e, dal 2001, nella MotoGP, affidandosi a piloti di primo piano come Alex Barros e, soprattutto, Sete Gibernau, protagonista di stagioni di vertice e di alcune delle sfide più intense dell’era moderna contro Valentino Rossi. Il primo titolo mondiale da team manager arriva nel 2001, nella classe 250, con Daijiro Kato, pilota simbolo del metodo Gresini: talento cristallino, crescita progressiva e forte legame umano con la squadra. Negli anni successivi il team si consolida come una delle realtà più credibili del Motomondiale, conquistando vittorie e podi in MotoGP con Gibernau e Marco Melandri, e confermandosi anche nelle nuove categorie introdotte dal regolamento. Nel 2010 arriva il secondo titolo iridato, questa volta in Moto2, grazie al successo di Toni Elías, mentre nel 2018 la Gresini Racing torna sul tetto del mondo in Moto3 con Jorge Martín. A completare il quadro, l’impegno nella MotoE, dove il team si afferma fin dalla prima stagione come punto di riferimento, conquistando risultati di prestigio con Matteo Ferrari.
Legami in pista
Oltre ai titoli e ai Gran Premi conquistati, la carriera di Gresini è costellata di episodi che restano nel cuore degli appassionati. Il primo podio mondiale in Svezia, il confronto con compagni e rivali, e la crescita di giovani talenti come Loris Capirossi raccontano la stoffa del campione e del futuro team manager. Anche il rapporto con Marco Simoncelli entra in questa cornice: quando il Sic entra nel team nel 2010 come campione della 250, Gresini non è solo il suo manager, ma un punto di riferimento e guida in pista e fuori. L’incidente del 2011, che porta alla prematura scomparsa di Simoncelli, segnerà profondamente Gresini.
L’addio
Fausto si è spento il 23 febbraio 2021 all’Ospedale Maggiore di Bologna, lasciando un vuoto profondo nel mondo delle corse e tra chi lo conosceva come pilota, team manager e persona. Lui non c’è più, ma la sua eredità, fatta di vittorie, titoli e di una squadra capace di continuare a crescere, resta viva nei tifosi e nei grandi protagonisti del motociclismo.
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