Limiti in autostrada, fregarsene fa guadagnare tanto stress e poco tempo
Tra limiti, percezione della velocità e realtà dei tempi di percorrenza, andare oltre i 130 km/h in autostrada porta vantaggi minimi, mentre consumi, rischi e stress di guida crescono in modo esponenziale
Andare oltre i 130 km/h in autostrada significa guadagnare pochi minuti, spesso teorici, a fronte di consumi più alti, maggiore stress di guida, rischio multe e, cosa più importante, margini di sicurezza ridotti. L’idea istintiva è semplice: chi più corre prima arriva. Ma il rapporto tra velocità e tempo non è lineare. Al contrario, si tratta di un rapporto di tipo iperbolico, regolato dalla classica equazione tempo = spazio / velocità, dove i benefici diventano sempre più piccoli all’aumentare dell’andatura. Un bilancio che, numeri alla mano, lascia poco spazio all’interpretazione.
Il calcolo: pochi minuti in meno, anche a velocità alte
In uno scenario ideale, senza traffico né rallentamenti, su 100 km di autostrada i numeri sono questi:
- a 110 km/h: poco più di 54 minuti
- a 130 km/h: circa 46 minuti
- a 150 km/h: circa 40 minuti
Il confronto è abbastanza chiaro: tra 110 e 130 km/h si risparmiano circa 8 minuti. Tra 130 e 150 km/h, cioè violando il limite, il vantaggio si riduce a circa 6 minuti ogni 100 km. Un guadagno minimo, ottenuto a fronte di un aumento della velocità di circa il 15% e che porta con se rischi concreti, sia per il portafoglio che per la sicurezza di tutti.
Il problema vero: l’autostrada reale
Tutto questo vale solo sulla carta. Nella realtà, l’autostrada è un sistema “dinamico” fatto di traffico, camion, cantieri, sorpassi e rallentamenti improvvisi. In questo scenario, i benefici di superare i limiti si riducono ulteriormente. Chi viaggia a 150 km/h è costretto a continui adattamenti di velocità, frenate e ripartenze per adeguarsi al flusso degli altri veicoli, spesso stabilizzato attorno ai 130 km/h o meno. Chi viaggia in modo più regolare, invece, tende a mantenere un’andatura più costante. Risultato: il vantaggio - teorico - di pochi minuti sopra descritto può ridursi fino quasi ad annullarsi nella pratica. Basta anche un singolo rallentamento significativo - per esempio un cantiere o un tratto a 60 km/h per alcuni minuti - per azzerare completamente il margine accumulato.
Consumi e fisica: il conto sale rapidamente
Oltre al tempo, c’è un altro elemento chiave, specialmente coi prezzi del carburante ormai alle stelle: l’efficienza. Per quanto aerodinamica possano essere la carena, la resistenza dell’aria non cresce in modo lineare con la velocità, ma con il suo quadrato. Non serve essere professori di matematica per capirlo: più si accelera, più aumenta lo sforzo richiesto al motore. Tra 130 e 150 km/h, la resistenza aerodinamica cresce di oltre il 30%, con un impatto diretto sui consumi. Secondo le stime, il consumo può aumentare anche di circa un quarto, a seconda del veicolo. Calcolando grandi distanze da percorrere, si potrebbe a questo punto considerare un ulteriore effetto pratico: più consumo significa più soste per il rifornimento. E quindi, paradossalmente, parte del tempo guadagnato può essere perso proprio alla pompa.
Sicurezza: pochi km/h, molti metri
Consumi e tempo di percorrenza contano, ma l’aspetto più rilevante resta senza dubbio quello della sicurezza. Aumentando la velocità, aumentano in modo sensibile gli spazi di arresto. Chiaro, molto dipende dal veicolo e dagli pneumatici, nonché dalle condizioni meteorologiche e dell’asfalto. Indicativamente però, per fermarsi in emergenza a 130 km/h servono circa 120 - 130, a 150 km/h oltre 150 metri. Se vi sembra poco, ricordate che una differenza di circa 30 metri in più, corrisponde all’incirca a una fila di diverse auto. Un margine che, in uno scenario d’emergenza, può fare la differenza tra riuscire a fermarsi e impattare ancora a una velocità significativa.
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Il caso Germania: velocità libera, ma media bassa
Quando si parla di limiti, torna spesso l’esempio delle autostrade tedesche. Forse molti credono che sulle autoban automobilisti e motociclisti viaggino tutti a velocità stellari. In realtà, anche dove non esiste un limite generalizzato, la velocità reale è molto più bassa di quanto si immagini. Un’analisi dell’Istituto tedesco per l’economia, su miliardi di passaggi rilevati nel Nord Reno-Westfalia, ha evidenziato una velocità media di circa 113,5 km/h sulle tratte senza limiti. Di più: delle migliaia di veicli analizzati, circa l’83% resta sotto i 130 km/h e solo una minima parte supera i 160 km/h. Il risultato è che, anche senza limiti, il traffico tende comunque a stabilizzarsi “fisiologicamente” su valori simili a quelli delle reti regolamentate.
Morale? Fermo restando che in moto - e non solo - spesso e volentieri la velocità non si cerca per arrivare prima ma per il piacere stesso del viaggio (che poi, oltre i 130 in moto non si sta proprio comodi), anche quando il tempo guadagnato è quasi irrilevante, è bene ricordare che, tra costi e benefici, superare il limite in autostrada è sempre una pessima idea.
A tal proposito, ecco un piccolo remainder: Articolo CDS 142: tutti i limiti di velocità da rispettare in Italia