Come abbiamo fatto rinascere una Yamaha TT 350. Costi e interventi
Rianimare un simbolo dell'enduro anni '90 attraverso un restauro funzionale: manutenzione profonda, piccoli upgrade e... costi al dettaglio. Così ridiamo vita a un esemplare di Yamaha TT 350 un po' acciaccato.
Perché le enduro anni Novanta mantengono ancora oggi un'aura inossidabile? Forse per via di quel "giusto mix" tra essenzialità tecnica e prestazioni dignitose, che le rende più concrete e veraci di qualunque novità recente. Tra le evergreen di quest'epoca d'oro spicca senza dubbio la Yamaha TT 350. Nello specifico, abbiamo messo le mani su un esemplare della seconda serie (1992) con soli 9.000 km all'attivo, che si distingue rispetto alle precedenti versioni per il peculiare telaio bianco e l'omologa biposto per il mercato EU.


Questo esemplare era ancora orgogliosamente marciante, ma parecchio "vissuto", ormai segnato dal tempo e dall'inutilizzo
Nel mercato USA, la Yamaha TT 350 (MY 1986-1987) venne presentata come veicolo off-road puro, quindi privo di omologazione
L’obiettivo qui non era un restauro pignolo - di quelli che fanno salire poi l'ansia da utilizzo - ma un recupero funzionale ed estetico per renderla affidabile, sicura e ancora divertente. Ecco come l'abbiamo fatta rinascere...
Motore: come ridare lustro al "mono"
Il monocilindrico a quattro valvole raffreddato ad aria è un mulo, ma ha chiaramente bisogno delle giuste attenzioni per garantire affidabilità. Il lavoro è partito con un tagliando completo: olio motore semi-sintetico 10W40 (compromesso ideale per l'utilizzo con ampio range di temperatura atmosferica), filtro olio, filtro aria lavabile e candela nuova per garantire una scintilla vigorosa.

Il monocilindrico da 346 cm3 eroga una potenza massima 32 CV a 7.000 giri/min e una coppia di 34 Nm a 6.000 (all'albero)
Per far "respirare" correttamente il propulsore, si è intervenuti sul doppio carburatore Teikei Y24PV/1 con una revisione totale: pulizia a ultrasuoni, guarnizioni nuove e, soprattutto, la sostituzione dei collettori in gomma. Chi conosce queste moto sa che i collettori originali tendono infatti a creparsi con gli anni, aspirando aria e smagrendo pericolosamente la carburazione. A chiudere il cerchio sul motore, una minuziosa regolazione del gioco valvole, fondamentale per la regolarità di marcia e per non impazzire durante le procedure di avviamento a caldo.
YDIS significa Yamaha Dual Intake System: non si tratta però di due carburatori separati, ma di un unico blocco a doppio corpo asimmetrico, utile per rendere omogenea l'erogazione durante la parzializzazione del gas
Non resta quindi che trasferire con fluidità i suoi - più che onesti - 32 CV. Per far ciò è stato rimpiazzato in blocco il kit trasmissione (catena, corona e pignone), ormai arrivato a fine vita con diverse maglie della catena grippate.
Ciclistica e Freni: manutenzione e upgrade
Sul fronte freni - non certo un punto di forza della Yamaha TT 350 - questo esemplare nascondeva una sorpresa graditissima: al posteriore il vecchio e debole tamburo ha lasciato il posto a un più modulabile freno a disco, una modifica "period correct" che migliora un po' gli spazi di arresto. Si è quindi proceduto a installare pastiglie nuove su entrambi gli assi ed effettuare uno spurgo completo dell'impianto, per restituire un feeling meno spugnoso alle leve.
La rimozione del tamburo in favore di una sistema a disco era piuttosto comune già a quei tempi. Ben visibile in dettaglio la flangia artigianale in alluminio, per l'ancoraggio della pinza Brembo
Anche le sospensioni erano ormai "stanche". La revisione completa della forcella anteriore da 41 mm, con paraoli e olio SAE 15, unita alla rigenerazione del monoammortizzatore posteriore, hanno restituito alla TT il suo assetto di serie, già di per sé rispettabile. Infine, ciò che serve per "mantenere il contatto": fuori i vecchi copertoni induriti e squadrati, dentro una coppia di Mitas MC 24 con relative camere d'aria nuove. Una scelta perfetta per un uso dual-sport, in grado di affrontare lo sterrato senza sacrificare troppo l'aderenza e la sicurezza su asfalto.
Dettaglio della pinza flottante a due pompanti e del fodero forcella: una KYB da 41 mm, più idonea ad affrontare l'off-road rispetto alla KYB da 36 mm in dote alla "sorella" XT 350
Altri "vezzi" necessari...
Anche l'occhio, come sappiamo, esige la sua parte. Conclusi agli interventi strutturali, è arrivato così il momento per alcuni upgrade non strettamente necessari, ma capaci di cambiare faccia alla moto. Le plastiche, opacizzate dal sole, sono state sottoposte a una riverniciatura con trattamento aggrappante specifico, seguita dall'applicazione di una nuova livrea adesiva in materiale laminato, che replica fedelmente la grafica originale. L'unica eccezione è rappresentata dal serbatoio in materiale plastico, che si è preferito carteggiare finemente per poi lucidare con paste abbrasive, ottenendo un compromesso tra risultato estetico e tenuta nel tempo: la benzina e i suoi vapori, infatti, non sono amici della vernice...
Le plastiche da enduro - solitamente in polipropilene o polietilene - sono estremamente elastiche e oleose. Per trattarle, è richiesto l'uso di prodotti flessibili e promotori di adesione specifici (primer)
All'avantreno hanno trovato posto dei morbidi soffietti forcella, un manubrio aftermarket usato, color rosso e dotato di traversiono. Alle sue estremità, un set di manopole Progrip blu per creare un piccolo rimando cromatico con la livrea. Al posteriore, il faro Acerbis ha ripreso lucentezza con una verniciatura a solo strato trasparente, mentre un borsello portattrezzi Acerbis, nato originariamente per il parafango anteriore, è stato riposizionato e adattato sulla coda.
La TT si differenzia dalla coeva XT 350 anche per un equipaggiamento più essenziale: un unico strumento con tachimetro e contachilometri
All'epoca Yamaha forniva un borsello portattrezzi con logo stampato, ma oggi è diventato complesso reperirne in buone condizioni. Si può ricorrere a repliche più o meno fedeli, oppure optare per accessori aftermarket. Come in questo caso...
C'è in ultimo un tocco che unisce modernità e funzionalità: con la sostituzione delle lampade LED specifiche per l'impianto a 6V a corrente alternata, il tipico fascio instabile e fioco delle vecchie enduro si trasforma in un fascio di luce finalmente utilizzabile in sicurezza, anche nei rientri serali.
L'impianto a 6V di serie (altra differenza rispetto alla XT 350, a 12V) svolge una funzione minima: alimentare l'impianto luci. Tuttavia la sua instabilità può danneggiare con frequenza le lampade, per questo convertire in toto con un impianto XT 350 o prendere la "scorciatotia" dei LED a 6V dedicati, sono due alternative possibili...
I Conti in Tasca: quanto ci costa?
Per dare un'idea concreta a chi volesse cimentarsi in un'avventura simile, abbiamo stimato il costo dei singoli componenti (considerando prezzi medi di mercato), scorporando la manodopera necessaria per un lavoro eseguito a regola d'arte.
Kit trasmissione (catena, corona, pignone): 110,00 €
Freni (pastiglie ant/post + fluido per spurgo): 60,00 €
Revisione sospensioni (kit mono, paraoli e olio forcella): 250,00 €
Pneumatici Mitas MC 24 + camere d'aria nuove: 200,00 €
Motore (kit carburatore, collettori, olio Motul, filtri, candela NGK): 175,00 €
Estetica (vernici, primer plastiche, kit livrea adesiva): 150,00 €
Upgrade vari (Lampade LED 6V, manubrio, manopole Progrip, soffietti): 85,00 €
Componenti Acerbis (borsello portattrezzi riadattato): 25,00 €
Manodopera stimata (circa 20 ore): 800,00 €
Totale stimato dell'operazione: 1.855,00 €*
Una cifra importante, ma ancora perfettamente coerente con il valore storico e soprattutto con il piacere di possedere una moto ormai sempre più difficile da trovare in buone condizioni. Se adocchiate un esemplare sano e a buon prezzo, può valerne davvero la pena.
*(i costi possono oscillare in base ai canali di approvvigionamento dei ricambi e alla tariffa oraria della propria officina di fiducia)*
Ricambi usati, ricambi OEM nuovi, riproduzioni aftermarket compatibili. Sul mercato si trova ancora tutto l'essenziale e, muovendosi bene, è possibile contenere i costi senza rinunciare alla qualità
L'esperienza di guida, un salto nel tempo
Dopo ore di officina arriva il momento della messa in strada. Anzi, in terra...
La TT 350 rigenerata ci consegna un'esperienza d'altri tempi: stupisce fin dai primi metri per la sua agilità - che si tratti di asfalto su percorso misto o su strada bianca - i suoi 120 kg scarsi sono sinonimo di grande manovrabilità e semplicità d'uso. Le sospensioni revisionate si rivelano comunque morbide, per via della loro idraulica, ma progressive e sempre ben reattive nelle due fasi di scorrimento, anche affrontando asperità in sequenza. Gli pneumatici Mitas MC 24 sono un buon compromesso: mordono bene sullo sterrato asciutto, ma la tassellatura è abbastanza fitta e la mescola dura quanto basta per risultare comode anche su asfalto, senza patire eccessive vibrazioni e trasmettendo sicurezza in curva. Il propulsore, vera chicca del progetto Yamaha, non strappa certo le braccia... ma sale di giri con una pastosità infinita, è sempre pronto ai bassi e stupisce al contempo per un allungo piacevole. Ciò a cui tocca abituarsi, specie se si è appena scesi da una "moderna", è il feeling con i freni: certamente il disco posteriore ha aiutato a migliore la situazione, rendendo ora la frenata più bilanciata, ma il mordente non è aggressivo e occorre anticipare con giudizio la frenata, specie nella guida rilassata. Al contrario, quando ci si vuole divertire, meglio strizzare bene le leve senza timore di strapazzare l'impianto di serie.
Nessun paragone arduo con le "colleghe di segmento" più moderne. Guidarla oggi non significa rifiutare il futuro né restare impigliati nelle maglie della nostalgia, ma semplicemente saper godere dell'essenzialità: meno peso, niente elettronica e una potenza "giusta". Bentornata, TT!
Foto e immagini