Sospensioni anteriori: sulle moto c'è ben altro oltre la forcella
Dalle forcelle a trave sino alle audaci soluzioni coassiali: vediamo dieci sistemi di sospensione anteriore che hanno segnato la storia delle due ruote, fra innovazioni tecniche e scelte fuori dagli schemi
Quando pensiamo all'avantreno di una moto, l'elemento tecnico che ci balza subito alla mente è la forcella. Questo elemento, che sia a steli rovesciati o tradizionali, regolabile manualmente, elettronicamente o "fissa", è di gran lunga la tipologia di sospensione più diffusa sui veicoli a due ruote. Dalle prime applicazioni ad oggi ci sono però state numerose soluzioni alternative, talvolta geniali, che hanno provata a sostituirle. Vediamole insieme.
Forcella a trave
Vincent Black Shadow, 1952
La forcella a trave (o a trapezio), fu una delle prime soluzioni di sospensione anteriore adottate sulle moto europee. Si compone di due bracci rigidi collegati alla piastra di sterzo tramite un sistema di link e una molla centrale. Semplice da produrre e relativamente efficace per l’epoca, questo sistema venne adottato abitualmente fino alla Seconda Guerra Mondiale. Il suo principale difetto è la vulnerabilità alla flessione, il che richiede strutture molto robuste e di conseguenza pesanti. Per questo motivo venne, con gli anni abbandonato. Una delle ultime applicazioni, con un sistema però rivisto e aggiornato rispetto all’originale lo si ritrova sulla Vincent Black Shadow.
Forcella a molla (Springer)

La forcella a molla è un parente stretto di quella trave ma con i bracci sospensivi inferiori collegati a molle e ammortizzatori posti sulla piastra superiore. Introdotta da Harley-Davidson nel 1907, tornò in auge nella cultura chopper degli anni ’60 per il suo stile iconico, che ben sis sposava con le linee delle custom americane. Look a parte, questa tipologia di sospensione soffre di elevato peso non sospeso e di una flessibilità maggiore rispetto alle comuni forcella telescopiche. A cavallo del nuovo secolo, Harley-Davidson ha riproposto una forcella Springer sulla versione di serie della FXSTS Springer Softail (1988-2009).
Bracci longitudinali
In questo schema, la ruota è sospesa tramite uno o più bracci fissati davanti all’asse ruota. Utilizzato da Indian e da BMW R32 nei primi anni del 1900, offre una costruzione robusta ma con una corsa limitata, rendendo questa tipologia poco adatta all’impiego su moto moderne. Una delle applicazioni più recenti fu la cruiser estrema Honda Rune, disponibile solo per il mercato USA.
Forcella a biella avanzata e Earles
La tipologia più evoluta di sospensione a bracci longitudinali fu la forcella a biella avanzata, una tipologia in cui la ruota è fissata a un braccio oscillante (la biella) posizionato davanti allo stelo della forcella stesso. A differenza della forcella telescopica convenzionale, dove i tubi scorrono uno dentro l'altro, il sistema a biella avanzata utilizza bracci fissi e un meccanismo a bielletta. Celebre fu l’applicazione di questo sistema sulla Moto Guzzi V8, mentre una variante divenne popolarissima sulla Honda Super Cub.
BMW R69S
Brevetto di Ernest Earles del 1953, questo design unisce due bracci oscillanti rigidi incernierati dietro alla ruota, risolvendo la torsione differenziale in escursione tipica delle forcelle a bracci indipendenti. Come? Le componenti di collegamento formano un triangolo con la ruota, sulla falsariga di quanto accade anche per il forcellone posteriore, fornendo una notevole rigidità in fase di frenata. BMW ne fece largo uso dal 1955 al 1968, ad esempio sulla BMW R69S. Il peso e la poca escursione le fecero però perdere appeal in fretta, in favore delle forcelle telescopiche.
Sospensione monobraccio (o Hossack)
Un progetto audace e visivamente radicale è quello adottato dalla Gilera CX125, con sospensione anteriore monobraccio progettata per funzionare su un solo lato della ruota. Lo sterzo veniva gestito da bielle e tiranti. Derivato dal concetto Hossack, presenta una ruota “collegata” lateralmente alla moto. Il design era moderno e futuristico, con un notevole impatto estetico; ma la corsa limitata e i costi di produzione elevati ne fecero fallire la diffusione commerciale.
Saxon-Motodd e Telelever
Nell'immagine lo schema del Telelever di BMW
Negli anni ’80 la britannica Saxon-Motodd sviluppò una sospensione che collegava gli steli della forcella ad un braccio oscillante attraverso un nodo sferico. Questo braccio oscillante è a sua volta collegato ad un ammortizzatore che ha il compito di smorzare il movimento verticale del braccio oscillante. Grazie a questo schema, gran parte delle sollecitazioni vengono assorbite da questi due elementi, rendendo minori le sollecitazioni sulla forcella. Inoltre, in fase di frenata aumenta l’avancorsa per via del movimento di adattamento dello snodo.
Dettaglio del Telelever Evo, BMW R 1300 GS
Tuttavia specie nelle prime applicazioni, questo cinematismo impattava sulle sensazioni di guida trasmesse al pilota. BMW adottò questo principio con il Telelever nel 1994, integrandolo nelle sue gamme enduro-tourer e cruiser. Il Telelever combina una forcella telescopica con un braccio centrale, migliorando stabilità in frenata. L’evoluzione più recente è il Telelever Evo delle nuove R 1300 GS/GSA.
Duolever (Hossack/Fior)
Il sistema Duolever, introdotto da BMW sulla BMW K1200S, si basa sull’architettura Hossack: due bracci trasversali, un montante e un leveraggio separano completamente le forze di sospensione dallo sterzo. Simile alle sospensioni automobilistiche a quadrilatero, offre precisione e risposta elevata. È stato montato su diversi modelli sport-tourer di BMW e, in forma evoluta, su altre motociclette di fascia alta.
Coassiale 2D
La MotoCzysz, con la sua moto da corsa elettrica vincitrice del TT Zero, propose una soluzione radicale: sterzo e sospensioni coassiali all’interno del cannotto di sterzo. Questo riduce drasticamente le masse non sospese e permette regolazioni dell’altezza da terra e dell’avancorsa senza intervenire sugli steli. Un progetto molto avanzato, nato per il massimo rendimento su pista.
Bibraccio o monobraccio
La sospensione "a ruota centrata" è un sistema di sospensioni anteriore collegato al marchio Bimota, per via della celebre applicazione sulla Vyrus. Si tratta di un sistema che non nasce dierettamente da Bimota, ma fonda le sue radici nel secolo scorso quando nel 1918 Carl Neracher progettò per il suo prototipo Ner-a-Car un qualcosa di vagamente simile.
Bimota Vyrus
Alcuni studi ingegneristici nel corso degli anni 60 riportarono in auge questo sistema, e grazie a quanto scoperto trovò applicazione in campo motociclistico. La versione più celebre con forcellone bibraccio si avvale di un doppio perno ruota. Uno ha la sola funzione di fissarela ruota, mentre l’altro garantisce il movimento di sterzata. Questo è proprio il caso della Bimota Tesi 1D .
Caso analogo per quanto riguarda il principio di funzionamento è quello della Yamaha GTS1000, che utilizzava però un monobraccio.