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Val d’Orcia in moto, il classico irrinunciabile

Tra vigneti, strade sinuose e borghi da cartolina, la Val d’Orcia è uno dei territori più affascinanti da scoprire in moto. Due percorsi diversi, entrambi perfetti per chi cerca guida tranquilla, paesaggi iconici e soste culturali 

Val d’Orcia, Toscana da cartolina

Nel cuore della Toscana meridionale, in provincia di Siena, la Val d’Orcia si distende tra il Monte Amiata e il confine umbro. Deve il nome al fiume Orcia ed è riconosciuta come patrimonio UNESCO: un paesaggio modellato nei secoli dall’uomo, dove colline, filari di cipressi e borghi storici hanno contribuito all’immagine più classica della Toscana, quella (a volte un po’ stereotipata) sognata dai tanti turisti stranieri che ogni hanno visitano la regione. Qui passano due direttrici storiche come la Via Francigena e la Cassia. Ecco allora due distinti itinerari da affrontare in moto. 

Itinerario 1: Val d’Orcia da Montalcino a Radicofani

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Scorcio su Montalcino, in provincia di Siena

Il primo percorso è il più diretto e “fotografico”: un itinerario lineare che attraversa i centri simbolo della valle. Si parte da Montalcino, arroccata a 564 metri tra vigneti ordinati. Le prime curve scorrono morbide tra le colline, con asfalto generalmente buono e visibilità ampia: il ritmo è rilassato, perfetto per entrare subito nello spirito del luogo. 
In pochi chilometri si raggiunge San Quirico d'Orcia, passando lungo la SP146, una delle strade più rappresentative della zona. Qui vale la pena rallentare e, magari, fermarsi per una pausa: nei dintorni si incontra la celebre cappella della Madonna di Vitaleta, uno degli scorci più fotografati della Toscana. 

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Duomo di Pienza,  pensato per essere inserito scenograficamente nella piazza principale della cittadina

Si prosegue quindi verso Pienza, con un tratto scorrevole e panoramico. Il borgo, trasformato nel Quattrocento per volontà di Papa Pio II, è un esempio perfetto di “città ideale” rinascimentale: Piazza Pio II, il Duomo e Palazzo Piccolomini sono anch’esse tappe obbligate. 
Lasciata Pienza, la strada cambia leggermente carattere: si imbocca la direttrice verso Bagno Vignoni, tra saliscendi dolci e curve ampie. La breve (e consigliata) deviazione verso Bagno Vignoni porta in uno dei luoghi più particolari della zona, con la grande vasca termale al centro del borgo. Riprendendo la Cassia si scende verso Castiglione d'Orcia, dominato dalla Rocca e dalla Torre di Tentennano: da qui la vista abbraccia tutta la valle. 
Ultima parte più “selvaggia” e meno frequentata: si toccano Bagni San Filippo, immersi nel bosco, e si risale infine verso Radicofani. L’arrivo è scenografico, con la rocca che domina il profilo del paesaggio.

Itinerario 2: un anello con Sant’Antimo 

Il secondo itinerario ricalca la prima parte ma introduce una deviazione più ricca dal punto di vista motociclistico. Partenza sempre da Montalcino, da cui si scende inizialmente verso la SR2 Cassia. Il tratto iniziale alterna curve tra vigneti e piccoli rettilinei, con fondo regolare.  Si raggiungono nuovamente San Quirico d'Orcia e Pienza passando per la SP146, ma da qui si devia su strade secondarie meno battute (SP18 e SP53), che introducono un ritmo più vario e - per quanto possibile - meno turistico. 

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Dopo Bagno Vignoni e Castiglione d'Orcia, il percorso piega verso ovest, entrando in una zona più raccolta fino a raggiungere l’Abbazia di Sant'Antimo. La strada che scende verso l’abbazia è stretta ma suggestiva, con curve più ravvicinate e un fondo generalmente buono.

Da qui si risale lungo le provinciali della zona (SP55 e collegamenti locali) per rientrare verso la Cassia, attraversando un tratto più guidato ai piedi del Monte Amiata. Il finale ricalca l’altro itinerario: si punta verso Radicofani passando per le provinciali interne (tra cui SP478 e SP24), con un andamento più mosso e meno turistico.

Le soste che valgono il viaggio

In Val d’Orcia la tentazione di fermarsi è continua. Non tanto per “spuntare” luoghi, quanto perché ogni borgo racconta un pezzo di storia e cambia il ritmo del viaggio. Qualche esempio? 

A Pienza si entra in una vera “città ideale” del Rinascimento. Nata come Corsignano e trasformata per volontà di Papa Pio II, conserva ancora oggi un impianto urbanistico armonico e leggibile. Il cuore è Piazza Pio II, su cui affacciano il Duomo e Palazzo Piccolomini: bastano pochi passi per passare da scorci aperti sulla valle a vie raccolte dominate dalla splendida architettura quattrocentesca. 
 

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Monticchiello e le sue mura duecentesche

A pochi chilometri, una deviazione porta a Monticchiello, più piccolo ma altrettanto autentico. Le mura duecentesche e il cassero raccontano il passato difensivo del borgo. Lasciate per un attimo la moto e camminate tra le sue strette viuzze: è la Toscana rimasta intatta, quella ancora lontana (si fa per dire) dai flussi turistici più intensi.

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Gli Horti Leonini

Lungo la SP146 si incontra San Quirico d'Orcia, tappa storica della Via Francigena. Il borgo ha origini antiche, già etrusche, e ancora oggi mantiene un’identità ben definita tra uliveti e vigneti. Meritano una sosta la Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta e gli Horti Leonini, giardino rinascimentale geometrico. Poco fuori, quasi isolata tra i campi, la cappella della Madonna di Vitaleta è uno di quei luoghi che giustificano da soli il viaggio: sosta obbligata. 

Scendendo verso sud si raggiunge Bagno Vignoni, unico nel suo genere. Qui la piazza principale non è lastricata ma occupata da una grande vasca termale, alimentata da acque calde che sgorgano da secoli. Proseguendo si arriva a Castiglione d'Orcia, disteso su una collina ai piedi del Monte Amiata, ma il vero colpo d’occhio lo si ha salendo verso Rocca d’Orcia: dalla Torre di Tentennano lo sguardo spazia su tutta la valle. E ancora, più avanti, immersa nel verde, la sosta a Bagni San Filippo. Qui le terme non sono “costruite” ma naturali: tra bosco e vapori, si alternano stabilimenti storici e pozze libere, perfette per una pausa rigenerante dopo la guida. (Ve ne parlavamo qui).  
 

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Le pozze naturali di Bagni San Filippo

Infine Montalcino e Radicofani rappresentano i due estremi del viaggio. La prima è legata a doppio filo alla tradizione vinicola, con il Brunello a fare da ambasciatore nel mondo, ma anche con un centro storico decisamente ben conservato. La seconda, invece, si riconosce da lontano per la sua rocca, legata alla figura di Ghino di Tacco: una presenza dominante che accompagna l’arrivo e regala uno dei panorami più ampi di tutta la Val d’Orcia, con il profilo del Monte Amiata a chiudere l’orizzonte. 

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