A spasso in moto nell’Oltrepò segreto
Dalla pianura di Voghera ai crinali dell’Appennino, quello che vi proponiamo è un itinerario di circa 200 km o poco meno tra terme, borghi e strade immerse nel verde, con due valichi assolutamente da fare
L’Oltrepò “segreto”
L’itinerario si sviluppa interamente nell’Oltrepò Pavese, in Lombardia, con partenza da Voghera e arrivo a Brallo di Pregola, per una lunghezza complessiva di circa 200 km. Il punto più alto si raggiunge al Passo del Giovà, a quota 1.368 metri. Un percorso divertente e poco impegnativo fin sul crinale appenninico. Lungo il tragitto non mancano le soste di interesse, come Salice Terme, l’Osservatorio di Ca’ del Monte e il borgo di Zavattarello dominato dal Castello dal Verme. Il periodo migliore per affrontarlo va dalla primavera all’autunno, quando le condizioni dell’asfalto e il clima rendono il percorso più godibile.
Dalla pianura alle colline
Si parte da Voghera, porta naturale dell’Oltrepò Pavese, affacciata sul torrente Staffora. Lasciato il centro, il traffico si dirada rapidamente e la strada comincia a muoversi tra le prime ondulazioni collinari. La prima tappa è Salice Terme, località storica già nota in epoca romana. Qui si può fare una breve sosta prima di entrare nella parte più interessante del percorso, quando il paesaggio cambia e le curve iniziano a farsi più frequenti.
Come suggerito dal nome, Salice Terme è una località rinomata per le sue acque termali, sulfuree e salsobromoiodiche. Grazie alla concentrazione di idrogeno solforato, le prime assicurano efficacia terapeutica, soprattutto per le patologie respiratorie e dermatologiche, mentre le salsobromoiodiche sono tra quelle naturalmente efficaci per le patologie artro-reumatiche. Inoltre, per chi vuole rilassarsi e farsi bello, il centro è famoso anche per i trattamenti estetici e di benessere/bellezza.
A proposito di moto e terme: Appennino in moto e poi relax alle terme. 5 itinerari da sogno
Verso l’entroterra: boschi e panorami
Sosta alle terme oppure no, proseguendo verso sud si entra nel cuore verde dell’Oltrepò. Le carreggiate si restringono, l’asfalto segue i profili naturali del terreno e la guida diventa più coinvolgente. In questa zona si incontra l’area dell’Osservatorio astronomico Ca’ del Monte, in posizione panoramica: un buon punto per fermarsi e godere di una vista aperta sulle colline.
Poco oltre, effettuando una breve deviazione, si raggiunge Zavattarello, uno dei borghi più caratteristici della zona, dominato dal Castello dal Verme. La deviazione - pochi km ma tante curve - vale la pena per una pausa, anche breve, prima di affrontare la parte più guidata dell’itinerario.
Il tratto più bello: Passo del Giovà
Si sale progressivamente fino al Passo del Giovà, posto a 1.368 m, cioè il punto più alto del percorso. Il valico si trova su un’ampia sella erbosa alle pendici del monte Chiappo, in una posizione di confine tra Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte . Una posizione che lo rende un crocevia naturale tra tre valli diverse, con panorami aperti e un ambiente ancora poco antropizzato. La strada che porta al passo è stretta e immersa nel bosco, con curve continue e ritmo spezzato: un tratto che richiede una certa ed una guida piuttosto “tecnica” ma sicuramente coinvolgente. Dal passo si percorre la SP88, che corre lungo il crinale appenninico. Si passa quindi da Cima Colletta, in prossimità del rifugio Cai Nassano, mantenendo quota per diversi chilometri.
Discesa e arrivo: Passo del Brallo
Il tratto successivo conduce al Passo del Brallo, più in basso, a 951 metri, collegamento naturale tra valle Staffora e val Trebbia .
Il passo si trova sul crinale che unisce il monte Penice al monte Lesima, in una posizione strategica che per secoli lo ha reso una via di transito fondamentale tra Lombardia ed Emilia-Romagna. Oggi ha perso il ruolo commerciale, ma resta una meta molto frequentata da motociclisti e ciclisti. Dal punto di vista della guida, la strada si fa più scorrevole rispetto al Giovà, pur mantenendo un buon ritmo: curve ampie, pendenze regolari e visibilità generalmente migliore. Sul versante verso la val Trebbia compaiono anche tratti più movimentati, con una sequenza di tornanti e cambi di ritmo. Il valico coincide con l’abitato di Brallo di Pregola, piccolo centro di montagna con bar, ristoranti e strutture ricettive. È anche un punto di passaggio tra diverse provinciali, tra cui la SP186, che collega la zona con Varzi e con la direttrice del Penice. Nei dintorni si estendono invece le dorsali del monte Lesima, un’area naturale ampia e panoramica, attraversata da strade di crinale e itinerari escursionistici di lunga percorrenza.
Trovare la strada giusta
Quello appena descritto è solo un possibile itinerario: salvo quella che porta al Passo del Giovà, tra statali, provinciali, bivi e piccole deviazioni, la zona è un vero e proprio “mosaico” di strade. Google Maps è generalmente un’ottima risorsa, ma non sempre adatta - così com’è - a calcolare il percorso migliore da seguire. Molto meglio in questi casi affidarsi a ai GPX (GPS eXchange Format) file in formato standard usato da navigatori e app GPS (compresa quella di Google) per scambiarsi itinerari. Al loro interno contengono le coordinate dei punti che formano un percorso: un po’ come una lista ordinata di tappe. A chi alle prime armi in fatto di moto turismo (o magari a chi ancora affezionato al vecchio stradario) potrebbe suonare complicato, ma non è così. Un valido aiuto lo offre GPX2MAPS, app specificatamente progettata per semplificare i giri in moto. Ve ne parlavamo qui.
Altro giorno altro giro? Appennino da scoprire: 5 passi poco frequentati da fare in moto