Suzuki GSX400 Impulse Type S: un gioiello che l'Italia non ha mai avuto
Giappone, 1994. Suzuki mette in vendita una naked 400 con un cupolino che strizza l'occhio alle gare di durata degli anni 80... Noi non l'abbiamo mai avuta. Peccato
Una storia che parte da lontano
Per capire cos'è la Suzuki GSX400 Impulse Type S bisogna fare un passo indietro di qualche anno — anzi, di una quindicina. Siamo agli albori degli anni Ottanta, Suzuki stringe una collaborazione con Yoshimura e porta in pista la GS1000S, guidata da Wes Cooley e Graham Crosby, con cui vince la mitica 8 ore di Suzuka. Quella moto — bianca, con le grafiche blu, il cupolino basso e le linee muscolose — entrò di diritto nell'immaginario collettivo del motociclismo segnando una vera e propria svolta per la casa giapponese.
La mitica GS 1000 S regina delle derivate di serie a cavallo degli anni 70 e 80
E così un decennio dopo, Hamamatsu decide di renderle omaggio in modo piuttosto elegante.
Nel 1994, infatti, nasce la terza generazione della famiglia Impulse, modelli 4 cilindri di piccola cilindrata sviluppati per il mercato "domestico".
La terza serie dell'Impulse 400 seguiva la moda vintage che in Giappone prese piede negli anni 90
La Impulse (qui sopra) è una naked 400, sviluppata in un momento in cui in Giappone la moda delle replica da pista stava cedendo il passo alle stradali più fruibili. Motore quattro cilindri in linea, raffreddamento a liquido, distribuzione bialbero con quattro valvole per cilindro, alesaggio e corsa di 52 x 47 mm per una cilindrata di 399 cm³ e una potenza di 53 CV. Un quattro cilindri vivace, con un'erogazione spiccatamente centrata sui regimi medio-bassi, perfetto per l'uso stradale. Il tutto racchiuso in una ciclistica essenziale ma ben bilanciata, con telaio a trave in acciaio e forcella non rovesciata — niente fronzoli, molta sostanza.
La Type S: quel cupolino che cambia tutto
L'ultimo esemplare della Type S, con sella su due livelli e codino "morbido"
Fin qui la versione standard, già bella di suo. Ma accanto a lei Suzuki propose la variante che ci interessa davvero: la Type S. La differenza rispetto alla naked di base era tutto sommato minima sul piano tecnico — stesse specifiche, stesso motore — ma enorme sul piano estetico. La Type S montava un biun cupolino squadrato come andava di moda qualche anno prima e sfoggiava la livrea bianco-blu con grafiche in stile corsaiolo: un omaggio dichiarato alla GS1000R di Cooley e Crosby, tanto che in Giappone venne subito soprannominata "Cooley Replica". Il risultato era una moto che sembrava più grande di quello che era, con una presenza scenica sproporzionata rispetto alla cilindrata. Guardandola si pensava automaticamente alle 8 Ore di Suzuka, ai paddock anni ottanta, all'odore di benzina e gomma bruciata. Diciamocelo, un cocktail che funziona sempre.
Mai in Italia...
La Type S, purtroppo, fu un modello pensato esclusivamente per il mercato domestico giapponese, dove la cilindrata 400 ha sempre avuto grande riscontro di pubblico. In Europa, e in Italia in particolare, non arrivò mai. Non c'era mercato per una 400 a quattro cilindri in quella fascia di prezzo, e Suzuki non si prese la briga di omologarla. Risultato: la maggior parte dei motociclisti italiani non l'ha mai vista nemmeno in foto.
Eppure, a rivederla oggi, colpisce per quanto sembri moderna nell'impostazione. Quella combinazione tra naked essenziale e un tocco di storia corsaiola è esattamente il tipo di operazione che oggi potrebbe rubare più di qualche cuore. E qualcuno, da qualche parte, l'ha già capito: gli esemplari in buone condizioni sono oggetti da collezione con buone valutazioni.
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