Norton Manx: la moto che insegnò a vincere a due generazioni di piloti
È stata la moto dei piloti privati, la palestra dei futuri campioni e una delle regine assolute del Tourist Trophy. La Norton Manx nacque prima della guerra, ma fu con il telaio Featherbed del 1950 che entrò nella leggenda, diventando una delle moto da corsa più influenti del Novecento. Oggi rivive grazie alla nuova quattro cilindri…
Dalle origini alla nascita della Manx
Tra le grandi moto da competizione della storia, la Norton Manx occupa senza dubbio un posto speciale, non soltanto per le vittorie conquistate, ma anche e forse soprattutto perché contribuì a formare un’intera generazione di piloti, anticipando al contempo molte delle soluzioni tecniche diventate poi standard nel motociclismo sportivo. Gli anni d’oro delle Manx furono quelli del dopoguerra, ma la sua storia comincia in realtà, nel 1926, quando il progettista Walter Moore ricevette l’incarico di sviluppare un nuovo monocilindrico destinato alle corse. Il debutto arrivò nel 1927: le prestazioni non mancavano, ma l’affidabilità era ancora tutta da costruire. Fu così che negli anni Trenta il progetto maturò grazie al lavoro del direttore sportivo Joe Craig e del progettista Carrol. Nacquero la Norton International per uso stradale e la versione da gara chiamata “Manx Grand Prix”, primo utilizzo del nome destinato a entrare nella storia. Il riferimento era naturalmente all’Isola di Man e al Tourist Trophy. Bisogna dire che le Norton di quel periodo erano già molto evolute: motore monocilindrico bialbero, forcella telescopica e sospensioni posteriori a pistone permisero alla Casa inglese di ottenere numerose vittorie al TT prima della guerra.
Il telaio Featherbed che cambiò tutto
Dopo la seconda guerra mondiale il progetto tornò in produzione con il nome definitivo Manx. La moto continuava a utilizzare il monocilindrico quattro tempi raffreddato ad aria nelle cilindrate 350 e 500 cm³, ma a fine anni Quaranta la concorrenza iniziava a farsi pericolosa.
La svolta arrivò nel 1950 grazie a Rex McCandless. Fu lui a progettare il celebre telaio Featherbed, realizzato con tubi Reynolds saldati secondo una struttura molto più rigida ed efficace rispetto al passato. Il nome, traducibile in italiano con “piumino” o “letto di piume”, lo si deve al pilota Harold Daniell che, dopo uno dei primi collaudi, raccontò che, grazie all’innovativo telaio, la Norton sembrava scorrere sull’asfalto assai morbidamente, come su un “letto di piume”, soprattutto se confrontata con il vecchio modello che, al contrario, veniva ironicamente ma eloquentemente soprannominato “cancello”. Grazie al Featherbed la Manx diventò una moto completamente diversa: più stabile, più precisa e più veloce in curva. Abbinato a un monocilindrico aggiornato, capace di sviluppare circa dieci cavalli in più rispetto agli altri monocilindrici dell’epoca, quel telaio trasformò la Norton in una delle moto da corsa più efficaci del suo tempo.
La moto dei campioni
Come accennato, la Manx ebbe anche il merito di "formare” alcuni dei piloti più vincenti della storia di quegli anni. Tra i tanti lo stesso Geoff Duke che, con lei, conquistò la sua prima vittoria nel 1950, aprendo una stagione straordinaria per la Casa britannica. Tra il 1950 e il 1953 la Manx raccolse successi ovunque e diventò il mezzo di riferimento per i piloti privati. Era veloce, relativamente accessibile e soprattutto competitiva anche contro avversarie più potenti. Nel corso degli anni salirono sulla Norton anche campioni come Mike Hailwood, John Surtees, Phil Read e Luigi Taveri. Vero è che molti di loro avrebbero poi proseguito la carriera sulle pluricilindriche italiane di MV Agusta, Moto Guzzi e Gilera, ma va comunque ricordato che, nonostante l’ascesa delle quattro cilindri, la Norton continuò a sviluppare la Manx ancora per diversi anni, introducendo versioni a corsa corta e sperimentando soluzioni come distribuzione desmodromica, doppia accensione e cambi a cinque o sei rapporti.
L’eredità della regina del TT
La Manx non fu soltanto una moto ufficiale. Norton la rese disponibile anche ai piloti privati, che finirono per adottarla in massa nei circuiti di tutto il mondo. Gli esemplari destinati alla vendita venivano pubblicizzati con il soprannome “The Unapproachable”, cioè “l’inarrivabile”. Il successo fu tale che la Casa inglese organizzò perfino un servizio di rotazione motori per assistere i clienti impegnati nelle gare internazionali. La produzione proseguì fino ai primi anni Sessanta utilizzando anche i ricambi rimasti in magazzino, mentre la carriera sportiva continuò ancora per qualche stagione. L’ultima grande vittoria arrivò nel 1969 con Godfrey Nash nel GP di Jugoslavia della classe 500. A quel punto la Manx era già entrata nella leggenda: oltre vent’anni di attività agonistica, più di mille esemplari prodotti e decine di vittorie al TT.
Il ritorno della Regina
Passata sotto il controllo di TVS Motor Company nel 2020, in occasione di EICMA 2025 Norton ha presentato al mondo l’erede diretta della mitica Manx. Certo, rispetto alla storica monocilindrica che dominò il TT tra gli anni ’50 e ’60 è cambiato praticamente tutto: quattro cilindri a V di 72° da 206 CV a 11.500 giri/minuto, telaio in fusione unica ed elettronica da superbike, con piattaforma Bosch 10.3, cinque riding mode, controllo di trazione, antiwheelie, ABS cornering, cruise control, quickshifter e sospensioni semi-attive Marzocchi.
Ve la raccontavamo qui: Norton Manx R, il ritorno della regina
Foto e immagini