Richard Schlachter, storia di un pilota fenomenale che ora fa il falegname
Oggi è un carpentiere del Connecticut in pensione... ma indossando la tuta di pelle, negli anni '70/'80, ha messo in riga una fenomenale generazione di piloti statunitensi.
"I piloti del mondiale sono i migliori al mondo"
A questa frase fa seguito, da sempre, una spaccatura netta nell'opinione degli appassionati: per alcuni un buon mix di talento, fortuna e perseveranza portano direttamente all'Olimpo dei grandi della disciplina; per altri tutto questo non basta comunque e serve, in ogni caso, il peso del portafogli o il passe-partout di una dote sponsor "pesante". Forse troppo sognatori i primi, ma anche fin troppo realisti i secondi.
Una cosa è certa: esistono potenziali fenomeni che mai conosceremo e campioni inespressi che non vinceranno mai un alloro. Una categoria di piloti molto affascinante, nella quale rientra di certo Richard Schlachter, forse il pilota a stelle e strisce più veloce (su circuito stradale) della sua epoca. Oggi va per i settanta e vive nello stesso posto in cui è cresciuto: Old Lyme, Connecticut. Conduce un'impresa di carpenteria lignea, con la quale fabbrica mobili, serramenti e finiture domestiche. In apparenza un artigiano come tanti...
Dalla gavetta alla Nation Cup di Imola
A differenza di tanti connazionali, cresciuti nei circuiti di flat track, Richard imparò a "dar di gas" su una Kawawaki Mach III. Nessuna guida di traverso, solamente il coraggio di tenere aperto sui nastri d'asfalto ricchi di saliscendi, che tagliano le foreste di quei luoghi. Le prime gare arrivano verso la metà degli anni '70, sul circuito di Bridgehampton: corse da privato su Yamaha TD, TA e TZ250. Lì venne notato dal preparatore Kevin Cameron, che gli mise a disposizione una più performante TZ750.
Loudon Classic, 1980. Schlachter, accovacciato, parla con Freddie Spencer sulla griglia di partenza.
Il primo appuntamento importante della sua acerba carriera, sarebbe dovuto essere la 100 Miglia di Daytona del 1977. Condizionale obbligatorio, perché a ridosso della corsa la sua "settemezzo" era tutt'altro che pronta. E fu così che Shlachter dovette ripiegare sulla 250 nella categoria Lightweight, dove poté mettersi in mostra, concludendo a podio dietro a Baker e Katayama. L'anno seguente debuttò quindi nel campionato AMA F1 Road Race, sempre con la TZ promessa da Cameron: qui, alcuni buoni piazzamenti gli garantirono la partecipazione all'AGV Nations Cup di Imola. Ovviamente con la squadra USA, allora composta da gente del calibro di Cooley, Aksland, Mamola, Singleton e Roberts...
AMA F1 Championship, Road Atlanta, 1980. Schlachter su TZ750 tenta di sfuggire a Wes Cooley su Suzuky Yoshimura.
Titoli AMA F1 ed esordio Mondiale
La parabola di Schachlter si consolida nel biennio '79/'80, con la conquista due titoli AMA F1 consecutivi, campionato nato solo nel 1976 e vinto nell'edizioni precedenti da Cleek, Baker e Roberts. Di lì a poco Rich tentò un ritorno nel Vecchio Continente, al fianco del solito Cameron. Si fermò in Europa per un paio di mesi, muovendosi su un Ford Transit di seconda mano nel quale erano stipate due tende per dormire e una 250GP.
Dutch TT, Assen, 1981. Rich Schlachter (a destra) parla con il suo meccanico storico Kevin Cameron, alla presenza dello sponsor Bob MacLean (sullo sfondo a destra).
Esordì a Hockenheim, dove chiuse sesto al termine di una battaglia con Nieto. La successiva tappa brianzola sul circuito di Monza costò un ritiro, ripagato poi dal secondo posto in qualifica al Paul Ricard e dagli ottimi quarti posti di Jarama e Silverstone, dove si fece autore dei rispettivi giri veloci. Fece ritorno oltreoceano con sole cinque gare disputate, per di più su una moto non ufficiale, chiudendo il campionato Mondiale al nono posto assoluto!
Dalla tuta in pelle a quella da lavoro
Sembrarono esserci tutti gli estremi per provarci davvero... tuttavia lo sforzo dell'anno precedente non valse un grande ritorno in termini di sponsor e finanziamenti. Schlachter affrontò la stagione seguente su di un mezzo che si dimostrò presto un fiasco e, per di più, pagò cara una caduta in cui si ruppe una spalla in malo modo (i tempi della Clinica Mobile del dott. Costa erano là da venire). Timbrò la presenza senza grande entusiasmo nelle gare restanti e, terminato il Campionato del Mondo 81/82 promise di non far ritorno senza i fondi necessari per una moto competitiva. Corse alcune gare del campionato AMA fino al 1985, vincendo gli appuntamenti di Loudon e Pocono alla sua ultima stagione, per poi appendere definitivamente il casco al chiodo e dedicarsi alla falegnameria. Lo stesso mestiere che imparò da ragazzo, prima di montare sullaa Kawasaki 2 tempi...
AMA 250 Grand Prix, Pocono, 1985. Rich Schlachter chiude la gara davanti a James Stephens e Donny Green.
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