MotoGP fuori di testa: quando i prototipi cambiano strada
Portare una MotoGP fuori dalla piste può sembrare un’idea assurda eppure è stato fatto più spesso di quanto si possa credere. Ecco gli eventi più memorabili
Le MotoGP sono nate per correre sui circuiti, ma in alcune occasioni hanno lasciato l'asfalto dei Gran Premi per affrontare strade aperte, neve, salite e persino il leggendario Mountain Course dell'Isola di Man. Ecco alcune delle esibizioni più spettacolari.
Rossi, dalla Tavullia a Misano con la M1
Nel 2019 Valentino Rossi ha realizzato uno dei suoi sogni: portare una Yamaha M1 dal suo Ranch di Tavullia fino al circuito di Misano. L'iniziativa, organizzata in occasione del Gran Premio di San Marino, trasformò per qualche chilometro una MotoGP in un mezzo da strada.
Rossi partì dal Ranch, attraversò Tavullia, passò davanti alla sede VR46 e imboccò le strade che portano verso Misano, prima di entrare nel circuito. Una M1 ufficiale, normalmente utilizzata esclusivamente in pista, si ritrovò così a percorrere strade normalmente aperte al traffico. Una volta arrivato a Misano, Rossi completò anche un giro del tracciato.
«È un sogno diventato realtà», raccontò il pilota, spiegando che da ragazzo lui e gli amici avevano immaginato proprio una scena del genere.
Márquez sulla neve di Kitzbühel
Due anni prima, nel 2017, era stato Marc Márquez a portare una Honda RC213V in un ambiente ancora più improbabile: la neve di Kitzbühel, in Austria.

La MotoGP fu modificata soprattutto per poter trovare aderenza sulla neve. La RC213V venne equipaggiata con pneumatici speciali chiodati preparati dall'esperto di ice speedway Franky Zorn. Márquez affrontò così una parte dell'Hahnenkamm, la celebre pista della discesa libera.
Il pilota spagnolo dovette imparare a gestire una moto da oltre 200 CV su una superficie completamente diversa dall'asfalto. Dopo i primi passaggi prese confidenza con il fondo e arrivò anche a impennare la RC213V.
Márquez descrisse l'esperienza come molto difficile proprio per la necessità di controllare la moto con pochissima aderenza, ma anche estremamente divertente.
La Suzuki GSV-R al Tourist Trophy
Nel 2010 Suzuki portò una vera GSV-R MotoGP al Tourist Trophy dell'Isola di Man. A guidarla fu Cameron Donald, specialista australiano delle road races e già vincitore al TT.
L'operazione aveva anche un significato storico: Suzuki voleva celebrare i 50 anni dalla sua prima partecipazione al Tourist Trophy. La GSV-R da 800 cc rimase sostanzialmente una MotoGP, ma venne adattata alle caratteristiche del Mountain Course.

La modifica più importante riguardò i freni. I dischi in carbonio utilizzati in MotoGP furono sostituiti con elementi in acciaio, più adatti a un percorso nel quale non sarebbe stato possibile mantenere le temperature necessarie al corretto funzionamento del carbonio. Anche le sospensioni furono riviste per affrontare i continui avvallamenti del tracciato.
Donald non si limitò a una semplice passeggiata dimostrativa. Sul rettilineo di Sulby arrivò a circa 325 km/h, 202 mph, una velocità impressionante considerando che si trattava di una dimostrazione e non di una gara. Il pilota raccontò di essere rimasto sorpreso dal comportamento della GSV-R e dalla sua capacità di affrontare il Mountain Course.
Goodwood, la MotoGP sulla salita
Un altro appuntamento ormai immancabile quando si parla di MotoGP fuori dal circuito è il Festival of Speed di Goodwood, in Inghilterra. La celebre Hillclimb misura 1,86 km, ha nove curve e un dislivello di circa 92,7 metri.
Nel 2015 Valentino Rossi fu invitato per la prima volta da Lord March e affrontò la salita con una Yamaha YZR-M1 nella speciale livrea dedicata ai 60 anni della Casa giapponese. Rossi arrivò direttamente dal Gran Premio d'Olanda, vinto ad Assen il giorno precedente. La M1 percorse la salita davanti a migliaia di spettatori, prima che il pesarese si mettesse alla guida anche di alcune celebri auto da corsa.

Nel 2019 toccò invece a una Ducati Desmosedici GP12. La moto era stata trasformata in una biposto con un telaietto posteriore modificato e sospensioni più rigide per permettere al pilota collaudatore Franco Battaini di portare un passeggero. Il motore era un 1.000 cc da circa 250 CV, meno potente delle MotoGP moderne, perché il regime massimo era stato abbassato per evitare problemi meccanici durante i passaggi con il passeggero. Battaini arrivò a circa 140 mph, 225 km/h, prima delle curve della salita. Il tempo? Non venne ufficializzato un cronometraggio competitivo per la Desmosedici: la moto partecipava alle dimostrazioni e non al Shoot-Out cronometrato. Per questo non è corretto attribuirle un record della categoria.
E proprio qui arriva il dato più curioso: il record assoluto di Goodwood non appartiene a una MotoGP. La prestazione più veloce è quella realizzata nel 2022 da Max Chilton con la McMurtry Spéirling elettrica: 39,08 secondi. Prima di lei Romain Dumas aveva portato la Volkswagen ID.R a 39,90 secondi nel 2019. Il record della sessione ufficiale domenicale era invece rimasto per anni il 41,60 di Nick Heidfeld con la McLaren-Mercedes MP4/13 di Formula 1, ottenuto nel 1999.
Insomma, le MotoGP a Goodwood fanno spettacolo, ma non hanno ancora lasciato il loro nome in cima alla classifica assoluta. Il motivo è anche tecnico: la Hillclimb è stretta, tortuosa e molto diversa da un circuito tradizionale. Una MotoGP può sfruttare solo una parte del suo enorme potenziale. La cosa più sorprendente resta però vedere queste macchine, progettate per girare in pista a oltre 300 km/h, affrontare ambienti completamente diversi: una strada di paese, la neve di una pista da sci o i muretti dell'Isola di Man. In questi casi la prestazione pura lascia spazio alla capacità di adattare una macchina estrema a un mondo per il quale non era stata progettata.