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Incidente col cinghiale: quando si ha diritto al risarcimento?

La constatazione amichevole con un capriolo o un cinghiale che attraversa la strada è difficile da ottenere. Per questo, in caso di incidente con fauna selvatica, per ottenere un risarcimento è il conducente a dover dimostrare la dinamica dell'accaduto e di aver tenuto una “condotta di guida diligente”

Incidente con fauna selvatica

Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce un aspetto importante per chi si trova coinvolto in un incidente causato da un animale selvatico: per ottenere il risarcimento non basta dimostrare l'urto con l'animale, ma occorre anche provare di aver tenuto una condotta di guida diligente. La decisione nasce dal caso di un motociclista che, mentre percorreva una strada statale nelle Marche, si era scontrato con un capriolo improvvisamente comparso sulla carreggiata. In primo grado il conducente aveva ottenuto un risarcimento dalla Regione, ma la vicenda è poi arrivata fino alla Corte di Cassazione.

La Regione può essere responsabile

Con la sentenza n. 16888 del 29 maggio 2026, la Suprema Corte ha ribadito che i danni provocati dalla fauna selvatica possono essere risarciti dalla Pubblica amministrazione. La responsabilità trova fondamento nell'articolo 2052 del Codice civile, già più volte richiamato dalla giurisprudenza in materia. Secondo i giudici, le specie selvatiche protette fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato e la loro gestione è affidata agli enti pubblici competenti. Per questo motivo la Regione può essere chiamata a rispondere dei danni causati dagli animali.

Serve però la prova della dinamica

La Cassazione ha però accolto altri motivi di ricorso presentati dalla Regione Marche, precisando che chi chiede il risarcimento deve fornire una ricostruzione adeguata dell'incidente e dimostrare che il comportamento dell'animale sia stato effettivamente causa, o quantomeno concausa, del sinistro. Inoltre, nei casi che coinvolgono veicoli a motore, resta rilevante la condotta del conducente. Chi avvia un'azione risarcitoria deve quindi dimostrare di aver adottato una guida prudente e conforme alle condizioni della strada. In altre parole, non è sufficiente sostenere che un capriolo, un cinghiale o un altro animale abbia attraversato la carreggiata all'improvviso: occorre anche dimostrare che l'incidente non sia stato favorito da una condotta di guida inadeguata.

Nessun risarcimento automatico

La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e rinviato il caso al Tribunale di Macerata, che dovrà riesaminare la vicenda applicando questi principi. Per motociclisti e automobilisti il messaggio è chiaro: in caso di incidente con fauna selvatica il risarcimento non scatta automaticamente. Oltre a documentare con precisione il sinistro, sarà fondamentale raccogliere tutti gli elementi utili a dimostrare la propria condotta diligente. Del resto, ottenere una dichiarazione amichevole firmata dal capriolo coinvolto nell'incidente potrebbe rivelarsi piuttosto complicato.

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