Tra Sciliar e Catinaccio: 110 km di curve nel cuore delle Dolomiti
Un anello di circa 110 km tra Val Gardena e Val di Fassa attraversa il Parco Naturale Sciliar-Catinaccio e mette insieme alcuni dei passi e dei panorami più rappresentativi delle Dolomiti
In moto sulle Dolomiti
Considerando frequenti saliscendi, una marea di tornanti e tratti anche piuttosto esposti, centodieci chilometri di montagna sono il giusto compromesso: s’impegna l’intera giornata ma non ci si stanca troppo. Un itinerario, quello che vi proponiamo qui, adatto a tutti, purchè con un minimo di esperienza in moto. Il percorso parte e arriva a Selva di Val Gardena e gira intorno al massiccio dello Sciliar, toccando il Catinaccio e la Val di Fassa prima di rientrare attraverso il Passo Sella. l filo conduttore del giro è il Parco Naturale Sciliar-Catinaccio, il primo istituito in Alto Adige, oggi parte del sito UNESCO delle Dolomiti. Qui le montagne non fanno solo da sfondo: accompagnano praticamente ogni tratto di strada e cambiano volto a ogni valle attraversata.
Come detto, le distanze sono contenute, ma le occasioni per fermarsi non mancano e il consiglio è quello di dedicare all'anello un'intera giornata.
Verso Castelrotto, lasciandosi alle spalle il Sellaronda
La partenza è da Selva di Val Gardena, uno dei centri più conosciuti delle Dolomiti. Lasciato il paese, si imbocca la SS242 in direzione di Castelrotto, su una strada scorrevole che permette di prendere confidenza con il percorso. Nei mesi estivi conviene partire presto: il traffico non manca, soprattutto nei fine settimana, ma nelle prime ore della mattina si riesce ancora a guidare con tranquillità. A Castelrotto vale la pena fare la prima sosta. Il centro storico è raccolto e si visita in poco tempo; la piazza principale è dominata dal campanile della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, uno dei punti di riferimento del paese. È una pausa breve, giusto il tempo di un caffè e di fare due passi prima di tornare in sella.
Ai piedi dello Sciliar
Da qui si prosegue verso Fiè allo Sciliar, entrando nella parte più caratteristica dell'itinerario. La strada attraversa prati e boschi, mentre la sagoma dello Sciliar diventa sempre più imponente man mano che ci si avvicina. Poco prima del paese una breve deviazione porta a Castel Prösels, uno dei castelli rinascimentali meglio conservati dell'Alto Adige. Anche senza partecipare alla visita guidata, vale la pena fermarsi qualche minuto per osservare il complesso e il panorama che lo circonda. Chi preferisce una sosta all'aria aperta può invece raggiungere il Laghetto di Fiè, poco distante dalla strada principale. È facilmente accessibile e rappresenta una pausa piacevole senza allungare in modo significativo il percorso. Superato Tires, la strada sale verso il Passo Nigra. Non ha la notorietà di altri valichi dolomitici e forse è proprio questo il suo pregio. La carreggiata è più stretta, il traffico spesso meno intenso e la guida resta sempre piacevole, tra curve regolari, mai impegnative, e tratti immersi nel bosco. Ogni tanto si aprono scorci sullo Sciliar e sulle pareti del Catinaccio. Se trovate uno degli slarghi lungo la salita, vale la pena fermarsi qualche minuto: è uno dei punti in cui si apprezza meglio il paesaggio senza la confusione che caratterizza altri passi più conosciuti.
Dal Costalunga al Lago di Carezza
Dal Nigra si raggiunge in breve il Passo Costalunga, che segna il passaggio verso la Val d'Ega e la Val di Fassa. È una strada ben conosciuta dai motociclisti (ne incontrerete a decine) con un tracciato scorrevole e un fondo generalmente in ottime condizioni. Pochi chilometri dopo si incontra il Lago di Carezza, una delle soste più classiche della zona. Anche se è molto frequentato, soprattutto in estate, resta un luogo che merita una pausa. Il parcheggio si trova a ridosso della strada e il punto panoramico si raggiunge in pochi minuti a piedi. Nelle giornate limpide le acque del lago riflettono il profilo del Latemar, regalando uno degli scorci più caratteristici delle Dolomiti.
La Val di Fassa e il ritorno attraverso il Passo Sella
Lasciato Carezza si scende in Val di Fassa, attraversando una valle ampia e aperta dove il ritmo cambia rispetto ai passi appena percorsi. Si superano i centri abitati senza particolari difficoltà fino a Campitello di Fassa, da cui inizia l'ultima salita della giornata.
Il Passo Sella è il gran finale dell'itinerario. I tornanti non sono mai eccessivamente stretti e la strada sale con regolarità fino ai 2.240 metri del valico. Da quassù il Sassolungo domina il panorama e, nelle giornate più limpide, lo sguardo spazia sulle cime circostanti. Sosta obbligatoria. La discesa riporta rapidamente a Selva di Val Gardena, chiudendo l'anello.
Qualche consiglio prima di partire
Come accennato sopra, il giro è adatto a qualsiasi moto e non presenta particolari difficoltà tecniche. In estate, però, i passi dolomitici sono molto frequentati da auto, camper e ciclisti, soprattutto nei weekend e nel mese di agosto. Se possibile, conviene scegliere un giorno infrasettimanale e mettersi in viaggio di prima mattina: il traffico è più contenuto e anche le soste, dal Lago di Carezza a Castelrotto, si godono con un'atmosfera decisamente più rilassata.
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