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Passo dello Spino, l’Appennino con i cordoli

Curve in sequenza, asfalto curato e perfino i cordoli. La strada che porta al Passo dello Spino è atta apposta per la moto. Attenzione però a non esagerare....

Passo dello Spino

Esiste una provinciale tra Valtiberina e Casentino, a ridosso della Romagna, che sembra (o forse lo è per davvero) pensata per le moto: asfalto ben tenuto, curve a non finire ed una rarità assoluta sulle strade aperte al traffico, i cordoli. Un itinerario di circa 70 km che ruota attorno a uno dei passi più sottovalutati dell’Appennino. 

Una premessa importante

Quella che porta al Passo dello Spino, lo vedremo, è una strada in buone condizioni, ricca di curve e, questa la particolarità più allettante, dotata pure di cordoli. Bellissima, ma rimane pur sempre una Provinciale aperta al traffico. Non è una pista chiusa e, certo, non è fatta per gli smanettoni con la fregola di consumare le saponette sull’asfalto.  Ce la si può benissimo godere anche a velocità di codice, senza rischiare pesanti multe o, peggio, di farsi male o far male a qualcuno. Chi vuole correre farebbe bene a prenotarsi un bel turno in pista e lasciare la strada a chi, invece, vuole semplicemente godersi un bel giro in moto…

Dalla Valtiberina alla salita

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Il punto di partenza è Anghiari, uno dei borghi più noti (e belli) della Valtiberina, da cui si scende verso Pieve Santo Stefano, porta d’accesso al Passo dello Spino sul versante nord. Per raggiungerla si può seguire la SP48 costeggiando il Lago di Montedoglio oppure optare per la SP47, più interna e scorrevole. Arrivati a Pieve Santo Stefano si imbocca la SP208, cioè la vera protagonista dell’itinerario: è qui che inizia la salita verso il valico.

SP208: la salita verso il Passo dello Spino

Il primo tratto richiede attenzione. Nei chilometri iniziali, in direzione Bibbiena, la strada è più stretta, con asfalto non sempre perfetto e vegetazione ravvicinata che limita la visibilità. Una prima parte per riscaldarsi, ma da affrontare con ritmo contenuto, utile per prendere confidenza. Superata la zona di Banzena e il cartello dello Spino, la situazione cambia nettamente: la carreggiata si apre, l’asfalto migliora e la sequenza di curve diventa continua e appagante. Si sale progressivamente di quota lasciando il fondovalle, con un’alternanza di curve medio-veloci e cambi di direzione che rendono la guida fluida e mai monotona. La strada non offre rettilinei significativi: è un susseguirsi di pieghe, ideale per chi cerca ritmo più che velocità.

Il tratto “da riferimento”: curve, visuale e cordoli

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Posto a 1.005 metri di quota, il Passo dello Spino è conosciuto anche per essere sede di una delle cronoscalate del CIVS, e questo si riflette chiaramente sulla strada. Nel tratto più guidato - soprattutto sul versante verso Chiusi della Verna - la carreggiata si allarga e l’asfalto diventa uniforme, con curve ampie, spesso paraboliche, e una visibilità sorprendentemente buona per un passo appenninico. 
Qui emerge la sua caratteristica più insolita: i cordoli ai lati della carreggiata, un elemento praticamente unico su strada aperta al traffico. Il ritmo sale quasi senza accorgersene, complice l’ottima leggibilità delle curve e la qualità del fondo. 

Una deviazione consigliata: La Verna

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Poco dopo il valico, per una sosta vi consigliamo una breve deviazione che porta a La Verna, uno dei luoghi francescani più importanti d’Italia. Il santuario, immerso nel bosco sul Monte Penna, è un punto di sosta interessante sia per una pausa sia per allungare leggermente l’itinerario.

Dalla vetta verso Bibbiena

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Superato il valico, si potrebbe credere di essersi lasciati alle spalle la parte più divertente, ma non è così. La discesa verso sud rimane il tratto più spettacolare, almeno dal punto di vista della guida. 
Tra La Beccia, Dama e Montalone si entra in una sequenza continua di curve e tornanti, con pendenze mai eccessive e un asfalto che resta generalmente molto valido. Le curve sono spesso ampie, raccordate e permettono una guida rotonda, senza staccate violente.  Lì la visuale si apre sul fondovalle e il paesaggio accompagna senza distrarre.  Arrivati a Bibbiena, la strada torna a scorrere in modo più tranquillo.

Una provinciale che nasce dalle corse

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La SP208 è da oltre mezzo secolo teatro della cronoscalata Pieve Santo Stefano–Passo dello Spino, nata nel 1965 e diventata nel tempo una delle classiche della velocità in salita. Con il passaggio dalle gare automobilistiche a quelle motociclistiche, il tracciato è entrato stabilmente nel calendario del Campionato Italiano Velocità in Salita (CIVS), sotto l’egida della Federazione Motociclistica Italiana. È proprio questo utilizzo agonistico ad averne modellato le caratteristiche: carreggiata curata, riferimenti visivi chiari e, soprattutto, la presenza dei cordoli. Ancora oggi, una volta all’anno, la SP208 viene chiusa per ospitare il weekend di gara, con prove, qualifiche e due manche che richiamano piloti da tutta Italia e non solo. Nel resto dell’anno, invece, lo Spino torna a essere una normale provinciale. 

Lì in zona c'è un altro passo parecchio divertente: In moto sull'Appennino meno conosciuto: il Passo dei Mandrioli tra Romagna e Toscana


 

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