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Passo della Scalucchia: l’Appennino senza traffico

Tra quelli del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano non è certo il più famoso né il più frequentato, anzi. Ignorato dalla maggior parte dei motociclisti, il Passo della Scalucchia può essere affrontato in giornata completando un bell’anello col Cerreto 

Il Passo della Scalucchia 

Nei dintorni ce ne sono di molto più famosi (e trafficati), come quello del Lagastrello o del Cerreto. Sconosciuto ai più, il Passo della Scalucchia rimane invece fuori dai radar ma, proprio per questo, assolutamente da fare. Sarà per il traffico quasi assente, per l’ambiente ancora molto selvaggio oppure per quella sequenza di curve strette e cambi di panorama che costringono a rallentare il ritmo e godersi davvero la strada, specialmente in bella stagione, quando nel weekend le strade sono prese d’assalto. 

Nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano

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Siamo nel territorio dell’Appennino reggiano, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.  Il valico raggiunge quota 1.367 metri e collega Succiso con Valbona e Pratizzano, sulle pendici dell’Alpe di Succiso, montagna che supera i 2.000 metri e domina tutta questa parte dell’Appennino. Dal punto di vista motociclistico, lo Scalucchia funziona benissimo inserito in un giro più ampio tra Emilia e Lunigiana. Una delle soluzioni più piacevoli parte da Villafranca in Lunigiana e sale verso il sopra ricordato Passo del Lagastrello lungo la SP74: una strada scorrevole, immersa nel verde, che prepara bene al tratto successivo, più stretto, più tecnico e decisamente più isolato. 

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Dal Lagastrello si entra in Emilia-Romagna e si prosegue verso Ramiseto e Valbona, dove inizia la salita vera verso lo Scalucchia. Da lì si può poi rientrare verso la SS63 e il Cerreto, costruendo un anello molto piacevole da percorrere in giornata.

Com’è la strada

La SP15 che attraversa il passo non è larga e in diversi tratti richiede attenzione, soprattutto nei punti più chiusi nel bosco. I tornanti sono numerosi - una quindicina circa - ma mai troppo stretti o spezzati. Una guida è fluida, fatta più di ritmo che di staccate violente. Il versante di Valbona è quello più movimentato: qui le pendenze arrivano anche al 13% e la strada prende quota rapidamente. In compenso il panorama si apre spesso sull’alta valle del Secchia e sui prati di altura. Verso Succiso, invece, l’ambiente cambia completamente, con la carreggiata entra nei boschi di faggi e abeti e alcuni tratti rimangono in ombra anche in piena estate. 

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L’asfalto è stato sistemato negli ultimi anni e nel complesso si presenta in buone condizioni, anche se non manca qualche avvallamento o, specialmente sotto i grossi pini sul ciglio della strada, qualche tratto sporco e più insidioso. Dopo pioggia o temporali è facile trovare aghi di pino, ghiaietta e residui trascinati sull’asfalto, quindi conviene sempre mantenere un certo margine. Come accennato, un aspetto piacevolissimo del giro riguarda la quasi totale assenza di traffico veicolare.  Anche nei weekend estivi qui si incontra molta meno gente rispetto ai passi più conosciuti della zona e, spesso, capita di guidare per chilometri senza trovare auto o gruppi numerosi di motociclisti.

Le soste lungo il percorso

Succiso è il punto dove vale la pena fermarsi almeno qualche minuto. Piccolo, silenzioso, circondato dalle montagne, conserva ancora l’aspetto ed il carattere da borgo appenninico. Fermarsi per un caffè in uno dei bar del paese è una buona idea. Anche la zona di Pratizzano merita una deviazione, soprattutto per i panorami aperti sui prati d’altura. Poco oltre il passo, verso Succiso, si incontra inoltre il Monte Ledo, indicato da un cartello lungo la strada e conosciuto soprattutto da chi frequenta spesso queste montagne. Se avete tempo, la deviazione vale la pena. 

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Se si decide di allungare il giro, un’altra tappa interessante è Ligonchio, oggi parte del comune di Ventasso. Oltre al lago artificiale, per gli appassionati del genere c’è anche la storica centrale idroelettrica, un edificio che spicca parecchio nel paesaggio e racconta una parte importante della storia industriale dell’Appennino reggiano.

Quando andarci

Tra fine maggio e inizio ottobre è il periodo migliore. In estate lo Scalucchia è perfetto quando in pianura si boccheggia: quota, boschi e poca urbanizzazione mantengono temperature decisamente più piacevoli. In primavera e autunno serve invece un po’ più di attenzione. Il meteo cambia rapidamente e non è raro trovare umidità, nebbia o tratti sporchi anche dopo giornate apparentemente serene. In inverno, invece, neve e ghiaccio possono portare a chiusure temporanee del passo.

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