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Dall’Emilia al Tigullio passando per il Tomarlo: mari e monti in un unico anello

Un giro completo, che parte dalla pianura piacentina e attraversa l’Appennino tra curve e vallate fino al mare ligure, alternando tratti scorrevoli a sezioni più guidate. Ecco un itinerario “impegnativo” ma assolutamente da fare

Pronti?

Chi cerca un giro capace di unire pianura, montagna e mare in un’unica giornata trova nell’asse tra Val Nure, Val d’Aveto e Tigullio una delle soluzioni più interessanti dell’Appennino settentrionale. Il percorso collega il Piacentino alla costa ligure passando per alcuni dei valichi più noti della zona, con uno sviluppo vario e mai monotono. Un giro completo, piuttosto “articolato”, e, dati i tanti km e le infinite curve, anche impegnativo, che richiede attenzione e un minimo di esperienza per via dello sviluppo e della varietà del tracciato, ma che ripaga con un’alternanza costante di scenari: dalla pianura ai crinali appenninici, fino al mare e ritorno. 

Dalla pianura alla Val Nure

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Il bellissimo borgo di Grazzano Visconti

Il punto di partenza è Piacenza, da cui si raggiunge in una manciata di chilometri Grazzano Visconti, borgo in stile neomedievale realizzato all’inizio del Novecento attorno a un castello preesistente. Da qui si imbocca la SP654 della Val Nure, strada che risale la valle attraversando centri come Ponte dell’Olio, seguendo il corso del torrente. La progressione è graduale: si parte da quote basse e da un tracciato relativamente scorrevole (e, forse, un filo noioso), per poi entrare in un contesto più montano man mano che la valle si stringe e la strada prende quota. Da Bettola cominciano le curve…

Verso il Passo del Tomarlo

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Proseguendo lungo la Val Nure si raggiungono le aree più interne dell’Appennino, fino ai collegamenti con i valichi tra Emilia e Liguria. Tra questi spicca il Passo del Tomarlo che, posto a circa 1.480 metri sul livello del mare rappresenta uno dei riferimenti della zona insieme al vicino Passo dello Zovallo. L’ambiente è boschivo, tipico dell’Appennino settentrionale, con una presenza limitata di centri abitati. Ci si può sentire immersi nella natura. Qui però bisogna fare particolare attenzione, dato che il passaggio in quota introduce un tratto più “guidato”, con tante curve di cui molte strette. 

San Stefano d’Aveto e la Val d’Aveto

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San Stefano d'Aveto

Superato il crinale si arriva seguendo la SS654 a San Stefano d’Aveto, località dell’entroterra ligure con origini medievali. Il borgo conserva ancora oggi il castello dei Malaspina, poi passato a famiglie come Fieschi e Doria, e rappresenta uno dei punti di riferimento della valle. È l’occasione giusta per fermarsi e fare una pausa. Recuperate le forze, da lì si segue la SP586 della Val d’Aveto, valle dall’impronta più marcatamente montana rispetto a quelle emiliane, con rilievi che comprendono cime come il Monte Penna e il Monte Aiona. Il tracciato scende progressivamente verso sud, mantenendo l’andamento articolato di cui sopra. 

Dall’entroterra al mare

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Attraverso il Passo della Forcella si entra nel sistema della Val Fontanabuona, seguendo la SP225 fino alla costa. L’arrivo è nel Golfo del Tigullio, con tappa a Santa Margherita Ligure, località affacciata sul mare e punto di accesso a una delle zone più note della Riviera di Levante. Ovviamente, il contesto qui cambia radicalmente: dalle vallate appenniniche si passa a un ambiente costiero con porticcioli, lungomare e centri abitati più densamente frequentati.

Il ritorno: Crocetta, Scoglina e Val Trebbia

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Per il rientro si può evitare la costa e tornare verso l’interno seguendo un itinerario ad anello. Si risale con la SP58 fino al Passo della Crocetta, quindi si intercetta nuovamente la Val Fontanabuona per poi salire al Passo della Scoglina. Dalla zona di Rezzoaglio si rientra sulla SP586 della Val d’Aveto, che accompagna verso l’Emilia fino all’innesto con la SS45 della Val Trebbia. Quest’ultima segue il corso del fiume Trebbia e rappresenta uno degli assi principali della zona. 

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Lungo il percorso si incontra Bobbio, centro storico famosissimo per la sua abbazia (che certamente merita una visita). Da Bobbio si prosegue quindi verso Piacenza per chiudere l’anello. 

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Un anello, dicevamo sopra, piuttosto impegnativo: i km sono tanti di cui la stragrande maggioranza fatti di curve strette e tornanti. Per affrontarlo serve una certa esperienza, non tanto per la difficoltà tecnica del tracciato, quanto per la sua lunghezza, che potrebbe stancare i meno allenati. 

Per rimanere in zona: Entroterra genovese: passi e strade secondarie nella natura a pochi km dalla città

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