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Quando Lamborghini costruì una moto: la storia (quasi dimenticata) della Design 90

Negli anni '80, dopo la crisi e il passaggio ai fratelli Mimran, Lamborghini tentò l'avventura sulle due ruote. Nacquero solo sei esemplari

Il Toro su due ruote

Gli anni Ottanta sono stati per Lamborghini un decennio di grandi agitazioni. Dopo il fallimento che aveva estromesso il fondatore Ferruccio, la casa di Sant'Agata Bolognese passò nelle mani dei fratelli Mimran. La strategia di rilancio fu, a dirla tutta, piuttosto eclettica: motori V12 per motoscafi da competizione, un fuoristrada (il leggendario LM002), e — fatto pressoché sconosciuto ai più — una motocicletta. Fu Patrick Mimran a volere una moto con il marchio del Toro. Invece di attrezzare la fabbrica di Sant'Agata, si rivolse alla boutique francese Boxer (oggi Boxer Design) per progettazione e assemblaggio. I lavori partirono nel 1986.

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Da qualunque parte la si guardi... possiamo dire che c'entra ben poco con le linee che hanno reso immortali auto come la Miura, la Countach, la Diablo... 

Sei esemplari e un'asta andata male

La moto si chiamava Design 90 e, sulla carta, era una proposta seria: quattro cilindri in linea Kawasaki da 1.000 cm³ da circa 130 CV, telaio costruito a mano, serbatoio in alluminio, ruote alleggerite e componentistica di primo livello per freni, sospensioni, scarico e impianto elettrico. Il tutto avvolto in una carrozzeria in fibra di vetro che copriva quasi ogni angolo della moto. Il progetto prevedeva 25 unità, il prezzo era però un ostacolo non da poco: 13.000 dollari nel 1986, più del doppio di una sportiva equivalente dell'epoca. Alla fine ne furono costruite solo sei, prima che i Mimran staccassero la spina. Oggi ne esistono cinque. Nel 2018 l'esemplare numero 2 è andato all'asta nel Regno Unito: base di partenza circa 58.000 dollari ma non raggiunse nemmeno il prezzo di riserva. Sei moto costruite, cinque sopravvissute, una finita all'asta senza compratori: forse il destino della Design 90 era scritto fin dal primo giorno.

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