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OSSA 250 Super Pioneer: l’off-road secondo gli spagnoli

Negli anni Settanta le enduro spagnole cambiano le regole del fuoristrada. Tra queste, la OSSA 250 Super Pioneer si ritaglia un ruolo di primo piano: tecnica semplice ma efficace, peso contenuto e una forte identità, diventando una delle più desiderate della sua epoca

L’off-road secondo la Spagna

Tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, il panorama dell’enduro viene profondamente segnato da tre marchi iberici: Bultaco, Montesa e OSSA. Un trio destinato a guadagnarsi il soprannome di “mitiche tre”, grazie a modelli progettati con un’impostazione radicalmente diversa rispetto alla concorrenza europea. Se molte moto “nostrane” derivano ancora da versioni stradali adattate all’uso in fuoristrada, le spagnole nascono invece con una filosofia opposta: sviluppare prodotti partendo direttamente dall’esperienza agonistica. Un approccio influenzato dalla visione di Francisco Javier Bultó, per cui le competizioni rappresentano il banco di prova ideale per la produzione di serie. In questo contesto OSSA - acronimo di Orpheo Sincronic Sociedad Anonima, azienda fondata nel 1928 - entra più tardi rispetto alle rivali, ma lo fa con un programma tecnico ben preciso. I risultati arrivano rapidamente: nel 1967 la Casa conquista una medaglia d’oro alla Sei Giorni Internazionale di Enduro in Polonia, affiancata da due successi nel campionato spagnolo.

Dalle corse alla serie

Dalla base tecnica delle moto da competizione nasce una famiglia di modelli destinati al mercato. La cilindrata di riferimento è quella di 250 cm³, scelta anche per le competizioni dell’epoca. 
Nel 1971 arriva la 250 E71, versione per l’Europa derivata dalla “Sei Giorni”, con impostazione simile alla moto da gara ma adattata all’uso stradale: motore ottimizzato e cambio a cinque rapporti. Parallelamente, il mercato statunitense vive una crescita improvvisa nel segmento enduro, anche grazie ai successi sportivi del marchio. È proprio negli USA che le OSSA vengono ribattezzate “Pioneer”, nome destinato a diventare centrale nella gamma. OSSA o Pioneer, tutti i modelli condividono grossomodo una base tecnica comune: monocilindrico 2 tempi da 244 cm³, raffreddato ad aria, con trasmissione finale a catena. Un’evoluzione significativa arriva nel 1973 con la E73, che introduce modifiche a aspirazione e scarico, carburatore Amal da 32 mm al posto del precedente IRZ e una potenza che sale fino a 28 CV a 6.800 giri/min. La ciclistica resta fedele allo schema tradizionale con telaio a doppia culla, forcella telescopica e doppio ammortizzatore posteriore. Una premessa lunga ma necessaria visto che è proprio da questa base tecnica che nasce la protagonista della nostra storia.

Nasce la super pioneer

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Nel 1975 OSSA decide di differenziare chiaramente la propria offerta: da una parte i modelli più specialistici, destinati all’uso agonistico (quelli della serie Desert), dall’altra una gamma più accessibile e “turistica”. Nasce così la Super Pioneer, disponibile nelle versioni 250 e 350. 
La 250 Super Pioneer rappresenta il punto di riferimento della gamma. Si distingue subito per l’estetica, con la caratteristica livrea oro con dettagli arancio e neri, che le vale il soprannome di Dorada. La carrozzeria è in fibra di vetro, mentre il telaio a doppia culla deriva da quello della Phantom Cross 1974, opportunamente adattato per un utilizzo meno specialistico.

Tecnica e ciclistica: la più leggera

Dal punto di vista tecnico, la 250 mantiene molte delle soluzioni delle versioni precedenti, ma con una taratura più equilibrata. Il motore è sempre il monocilindrico 2 tempi con carburatore Amal da 32 mm e accensione elettronica, ma la potenza si attesta a 22 CV. Il cambio a cinque marce deriva da quello delle versioni Desert, con rapportatura rivista: quinta più lunga e trasmissione finale più corta. La velocità massima dichiarata è di 130 km/h.

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La ciclistica punta su semplicità ed efficacia al telaio doppia culla vengono abbinati una forcella anteriore Betor da 35 mm, un doppio ammortizzatore posteriore, sempre Betor ma regolabile su 5 posizioni, cerchi Akront con pneumatici tassellati 3.00x21” e 4.00x18” e freni a tamburo da 122 mm all’anteriore e 150 mm al posteriore. Il tutto per un peso sulla bilancia che si ferma 93 kg e che fa della Super Pioneer 250 una tra più leggere della categoria. 

In marcia, queste caratteristiche si traducono in una moto maneggevole e brillante, particolarmente efficace nei percorsi fuoristrada veloci, nonostante una potenza non elevata. Il limite, come rilevato anche dalle prove dell’epoca, resta quello delle sospensioni posteriori, non ancora a lunga escursione, che penalizzano la guida sullo sconnesso più impegnativo. 
Poco male: la Pioneer doveva essere una moto di serie, non specialistica: Non a caso, in Spagna molti la utilizzavano anche nella vita di tutti i giorni, grazie a una posizione di guida relativamente comoda e a un’impostazione meno estrema rispetto alle enduro pure.

Gli aggiornamenti e l’arrivo della 350

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Nel 1976 la Super Pioneer viene aggiornata con una serie di modifiche tecniche. La forcella anteriore viene ad esempio rinforzata, mentre gli ammortizzatori posteriori Betor Gas vengono leggermente inclinati. Nuovo anche il freno anteriore, conico, lo scarico si allunga ed il parafango anteriore bianco diventa in resina infrangibile.  
Nello stesso anno, accanto alla 250 debutta anche la sorellona da  350. Nonostante la denominazione, il motore ha in realtà una cilindrata di 302 cm³ (alesaggio e corsa 77x65 mm) ma la potenza sale parecchio, raggiungendo i 32 CV a 4.200 giri/min, La ciclistica viene ulteriormente rivista, con ammortizzatori più inclinati e tamburi di dimensioni ridotte per contenere il peso. L’estetica cambia radicalmente, con livrea bianca arricchita da dettagli grafici distintivi.

L’ultima evoluzione

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Nel 1978 arriva l’ultima evoluzione della 250, nota come “terza serie” o “verde”, per via della livrea che caratterizza l’intera carrozzeria. Le modifiche si concentrano sull’estetica, mentre la base tecnica resta sostanzialmente invariata. Insieme alle Desert Phantom e Fuego, le Super Pioneer rappresentano le ultime enduro prodotte da OSSA. Il contesto industriale spagnolo cambia rapidamente nella seconda metà degli anni Settanta e le difficoltà economiche, aggravate dalle tensioni sociali dell’epoca, porteranno nel giro di un decennio alla scomparsa dei principali marchi del settore.

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