Salta al contenuto principale

Chi la conosce? Suzuki Goose 350, per sognare il TT in Giappone

 Bella, originale e sofisticata: la Suzuki Goose 350 rimase confinata al mercato giapponese dal 1991 al 1999. E in Italia non la conosce quasi nessuno

Cos'era, e perché quel nome

Correva il 1991 quando Suzuki presentò in Giappone la Goose 350 — nome ispirato alla curva Gooseneck del Tourist Trophy dell'Isola di Man, quella piega cieca e in salita che da sempre mette alla prova i più coraggiosi piloti del mondo. Un omaggio un po' pretenzioso per una moto da 33 CV, va detto, ma la Goose aveva le credenziali per portarlo con una certa dignità.

Image


L'idea di base era elegante nella sua semplicità: prendere il motore monocilindrico della DR350 enduro — già un'unità robusta e ben sviluppata — e rivestirlo con una ciclistica da sportiva vera. Il risultato fu un monocilindrico a quattro tempi da 348 cm³ raffreddato ad olio, distribuzione a quattro valvole, con una zona rossa a 10.000 giri e una potenza di 33 CV a 8.000 giri. La coppia massima era di 32 Nm a 6.500 giri, il cambio a sei rapporti, il peso a secco di soli 145 kg. Rispetto al motore della DR350, l'unità della Goose ricevette un carburatore da 40 mm, una rapportatura modificata, la massa del volano rivista per un carattere più brillante, e una coppa dell'olio separata montata sotto il basamento — che visivamente la rendeva più imponente di quanto fosse in realtà.

Image

Una sportiva seria, nel 1991

Quello che colpisce guardando la scheda tecnica con gli occhi di oggi è quanto la Goose fosse ben equipaggiata per l'epoca. Forcella upside-down, freno con disco flottante da 300 mm e pinza a quattro pistoncini, mono posteriore con leveraggio progressivo, disco posteriore da 210 mm. Su una moto da 145 kg e 33 CV, nel 1991, era qualcosa da prendere sul serio. Il telaio a diamante in acciaio era studiato per essere rigido e preciso, e la linea — serbatoio scarno, codone appuntito, semi-manubri bassi — non lasciava spazio a dubbi sull'intenzione sportiva.
Il problema era uno solo, e non da poco: 33 CV non erano abbastanza per fare paura a nessuno. La velocità massima si aggirava intorno ai 148 km/h, e nel Giappone dei primi anni Novanta — dove i quattro cilindri la facevano da padrone assoluti — la Goose sembrava un controsenso. Meno di 6.000 esemplari venduti in otto anni di produzione (fino al 1999) la dicono lunga su come andò a finire. Esisteva anche una versione da 249 cm³ con 30 CV, pensata per i neopatentati giapponesi, ma la storia fu simile.
In Europa — e in Italia in particolare — non arrivò mai ufficialmente. In pochi la ricordano, ancora meno sanno di cosa stiamo parlando, insomma, un pezzo di storia minore del motorismo giapponese, ma non per questo meno affascinante.

Aggiungi un commento