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Sportive e giapponesi: 5 moto a prezzi stracciati

Queste cinque giapponesi sono un’ottima scelta per chi cerca una sportiva stradale usata, affidabile dal punto di vista tecnico e comoda da utilizzare sia nei viaggi sia in città

Se cercate una moto usata con cui percorrere parecchi chilometri durante tutto l’anno ma le crossover non fanno per voi, la scelta più furba è quella di una sport-tourer. Modelli che riprendono il fascino delle sportive carenate, ma risultano decisamente più comodi e accessibili anche per viaggiare in coppia. Le giapponesi presentate nei primi anni del nuovo secolo non hanno mai riscosso un grandissimo successo, spesso perché oscurate dalle rispettive versioni naked o supersportive; tuttavia, ancora oggi nel mercato dell’usato si possono fare veri affari, vista l’affidabilità delle piattaforme e il prezzo decisamente interessante a cui si trovano alcuni esemplari.

Kawasaki ER-6F

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Accanto alla fortunata naked ER-6N, Kawasaki aveva affiancato anche la versione carenata ER-6F, una sportiva pensata per l’utilizzo stradale, con semimanubri fissati ben sopra la piastra di sterzo per garantire una posizione di guida non estrema. La base tecnica era la stessa per entrambe le moto: motore bicilindrico di 649 cm³ e 72 CV, inserito in un telaio perimetrale in tubi d’acciaio. Sempre in tubi d’acciaio era il forcellone, collegato direttamente al monoammortizzatore, regolabile nel precarico della molla. La carenatura richiamava la sagoma delle cugine sportive Ninja, ma era arricchita da un cupolino regolabile manualmente su tre posizioni, con ben 6 cm di escursione. L’impianto frenante prevedeva tre dischi con profilo a margherita, con o senza sistema ABS (caldamente consigliato).

Prezzo: da 1.500 a 2.400 euro

Come va

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È una vera “moto tuttofare”: agile in città, efficace e ben bilanciata su strada aperta. Le sospensioni offrono un assetto adatto anche alla guida sportiva, senza risultare troppo rigide sullo sconnesso. Le pedane sono abbastanza arretrate, ma la posizione di guida non è troppo caricata in avanti: si sta bene sia in città sia nei tragitti medio-lunghi. La carena protegge discretamente; soltanto le gambe risultano un po’ scoperte.

Il piccolo bicilindrico Kawasaki è sempre un piacere da usare. Brillante e vigoroso a tutti i regimi, lascia passare però qualche vibrazione di troppo: meno al pilota rispetto alla versione precedente, ma ancora percepibile dal passeggero. I freni sono ben modulabili, l’ABS è ben tarato, ma il cambio tende a indurirsi nell’uso intenso.

Honda CBR 600F

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Seguendo la filosofia della sportiva accessibile, Honda presentò la CBR 600F, un modello decisamente meno estremo rispetto alle versioni RR e sfruttabile su strada anche per qualche viaggio. Telaio e motore erano gli stessi della Hornet a quattro cilindri: 599 cm³, 102 CV a 12.000 giri/min e 228 kg di peso. Il telaio era in alluminio, con forcella a steli rovesciati regolabile nell’idraulica. L’impianto frenante offriva due dischi da 296 mm all’anteriore, con pinze radiali a quattro pistoncini, e un disco da 220 mm al posteriore. Il tutto per circa 206 kg in ordine di marcia, con il serbatoio da 18 litri riempito al 90%.

Prezzo: da 3.200 a 3.800 euro 

Come va

La Honda CBR 600F è comoda e accogliente, con un manubrio leggermente rialzato e molto spazio in sella. Questa impostazione rende la guida sui percorsi misti particolarmente facile e intuitiva per i neofiti, ma permette allo stesso tempo ai piloti più esperti di mantenere ritmi decisamente allegri.

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Il motore non è un mostro di potenza, ma è molto regolare e riesce a riprendere bene anche con marce alte inserite. Rispetto alla Hornet da cui deriva, è stata sacrificata un po’ di reattività a favore della stabilità in ogni condizione. Ottime le sospensioni pluriregolabili e la frenata, soprattutto nelle versioni dotate di ABS.

Honda CBF 600 S

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Anche lei derivata dalla Hornet, offre una linea più classica e meno aggressiva, oltre a una posizione di guida rilassata, ideale per macinare chilometri. Il motore era lo stesso della Hornet e della CBR 600F, quindi un quattro cilindri in linea di 599 cm³ che, in questa configurazione, erogava circa 80 CV, privilegiando la sfruttabilità su strada rispetto alle prestazioni pure.

Prezzo: da 1.800 a 2.900 euro

Come va

Rispetto alla 600F, è più accessibile e confortevole nella guida in coppia, con un motore che offre una risposta fluida e senza particolari picchi di potenza. Sebbene le sospensioni morbide favoriscano il comfort, in una guida più sportiva possono risultare meno precise, specialmente nella gestione della frenata in curva. Cercate una versione dotata di ABS, che migliora notevolmente la sicurezza di un impianto frenante comunque affidabile.

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Il cupolino, regolabile manualmente, si integra perfettamente con la semicarenatura per ridurre la pressione del vento sul torace, consentendo viaggi confortevoli anche a velocità sostenute. La moto mantiene un’ottima stabilità e le vibrazioni sono ridotte al minimo, migliorando ulteriormente il comfort sia per il pilota sia per il passeggero.

Suzuki GSX 650 F

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Simile nelle forme e nei colori alla mitica Gixxer, la GSX 650F era una sport-tourer pensata per essere efficace tra le curve ma anche comoda per viaggiare da soli o in coppia. Cuore di questo modello era il raffinato quattro cilindri in linea di 656 cm³ e 85 CV di potenza massima a 10.500 giri/min.

Il cambio è a sei rapporti, mentre il telaio in acciaio è abbinato a una forcella a steli tradizionali non regolabile e a un monoammortizzatore collegato direttamente al forcellone. L’impianto frenante sfruttava dischi anteriori da 290 mm con pinze assiali a due pistoncini, mentre i cerchi erano entrambi da 17 pollici. Il peso dichiarato era di 216 kg, con tutti i liquidi e il serbatoio da 17 litri riempito al 90%.

Prezzo: da 1.900 a 2.800 euro

Come va

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La posizione di guida è sportiva ma comunque comoda: i semimanubri sono alti e abbastanza larghi, le pedane non eccessivamente arretrate e la sella risulta spaziosa e ben imbottita. La protezione aerodinamica è buona: il cupolino ripara busto e parte del casco, mentre le carene lasciano leggermente esposte le gambe.

Il motore piace per l’erogazione regolare ai bassi regimi e per la buona spinta ai medi e agli alti. Preciso il cambio. Bene anche la frenata, modulabile e sufficientemente potente, mentre la forcella non regolabile tende a muoversi un po’ troppo nelle frenate più decise.

Yamaha XJ6 Diversion F 

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Nel mercato degli anni Dieci del Duemila, le carenate comode e protettive diventavano via via sempre più popolari e, alle proposte di Honda, Kawasaki e Suzuki, si aggiunse anche Yamaha con la Diversion F, che alle qualità della naked XJ6 da cui deriva aggiunge una carenatura completa dalle linee gradevoli.

Il motore era il valido e apprezzato quattro cilindri in linea di 600 cm³ e 78 CV a 10.000 giri/min, racchiuso in un robusto telaio in acciaio. Il comparto sospensioni era semplice ma concreto: forcella a steli tradizionali e monoammortizzatore regolabile nel precarico. I dischi anteriori erano due da 298 mm con pinze assiali, mentre il peso dichiarato era di 215 kg in ordine di marcia, con il serbatoio da 17 litri pieno.

Prezzo: da 3.000 a 3.800 euro

Come va

Anche la Diversion non è una moto impegnativa e trasmette subito confidenza, anche ai meno esperti. La sua ciclistica ben equilibrata assicura stabilità sul dritto, ma anche una notevole precisione e maneggevolezza quando la strada si fa tortuosa.

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Il motore, nonostante sia un quattro cilindri, è molto elastico: permette di viaggiare in sesta marcia già a 1.000 giri senza particolari problemi, offrendo una spinta soddisfacente ai medi regimi e un buon allungo. Ci è piaciuta la frenata, più potente rispetto a quella delle sue dirette concorrenti, anche se il funzionamento dell'ABS è migliorabile.

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