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Passo Xomo, in moto ai piedi delle 52 Gallerie

Il Passo Xomo è uno dei punti d’accesso più conosciuti al massiccio del Pasubio. Un valico poco sopra i mille metri che, tra strade militari e sentieri scavati nella roccia, permette di unire un bel giro in moto a una delle escursioni più particolari delle Prealpi Venete…

Posto a quota 1.058 metri tra la Val Leogra e la valle di Posina, il Passo Xomo collega alcune delle zone più interessanti del Pasubio. Siamo in provincia di Vicenza, tra boschi, strade strette e montagne che conservano ancora molte tracce della Prima Guerra Mondiale. Un paradiso per i motociclisti appassionati di storia: ci si gode un bel giretto in moto e si unisce un’escursione (a piedi) lungo una delle opere militari più impressionanti del conflitto. 
La salita verso il valico non è particolarmente lunga, ma è piacevole da guidare: carreggiata stretta, curve ravvicinate e poco traffico, soprattutto nei giorni feriali (occhio invece nel weekend). Una classica strada prealpina che invita a tenere un ritmo tranquillo, anche perché il bello, qui, è soprattutto quello che si trova una volta arrivati al passo. Come accennato, il Passo Xomo è infatti il punto di partenza di alcuni dei percorsi storici più noti del Pasubio, a cominciare dalla Strada degli Scarubbi e dalla Strada delle 52 Gallerie.

Un anello tra Veneto e Trentino

Il valico può essere inserito in diversi itinerari motociclistici tra Vicenza e Trento. Un giro classico parte da Rovereto, raggiunge il Lago di Spèccheri e sale poi verso il Passo Xomo passando intorno al Pasubio. Dopo la sosta al passo si può proseguire verso il Passo della Borcola e rientrare verso Rovereto chiudendo un anello molto piacevole da percorrere. 

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Una volta arrivati in cima, però, conviene parcheggiare la moto (il Rifugio Passo Xomo è il luogo ideale per farlo) e proseguire a piedi. 
Dal Passo Xomo si imbocca il sentiero 366 che, in circa 25 minuti, porta a Bocchetta Campiglia (1.216 m), punto d’inizio della Strada delle 52 Gallerie.

La Strada degli Scarubbi

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Prima della costruzione delle gallerie, il collegamento verso le linee italiane del Pasubio avveniva attraverso la Strada degli Scarubbi, realizzata dall’Esercito Italiano nell’estate del 1915. 
La strada è lunga circa 10,5 chilometri e attraversa il versante sud del Pasubio con lunghi traversi e diversi tratti particolarmente esposti (nulla di estremo, non serve essere alpinisti esperti, ma certo serve un po’ di confidenza, dato che per chi soffre di vertigini potrebbe risultare un percorso quantomeno impegnativo). 

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Durante la guerra veniva utilizzata per il trasporto di uomini e rifornimenti, ma la sua posizione la rendeva vulnerabile all’artiglieria austro-ungarica del vicino Monte Maio. Per questo i convogli transitavano soprattutto di notte e a fari spenti. Nel 1917 la situazione diventò troppo rischiosa e si decise di costruire un nuovo collegamento protetto: la Strada delle 52 Gallerie.

La Strada delle 52 Gallerie

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La Strada delle 52 Gallerie venne costruita tra febbraio e novembre del 1917 dal Genio Militare italiano. I lavori furono affidati inizialmente alla 33ª Compagnia Minatori guidata dal tenente Giuseppe Zappa, che dovette affrontare condizioni molto difficili, tra neve, pareti rocciose e continui problemi logistici. La mulattiera collega Bocchetta Campiglia alle Porte del Pasubio ed è lunga circa 6,3 chilometri, di cui 2,3 si sviluppano all’interno delle gallerie, tutte numerate. Anche qui serve attenzione. Alcuni tratti sono stretti, umidi (quindi scivolosi) e poco illuminati (buona cosa è portarsi una torcia di quelle che si montano sulla testa). L’escursione fino al Rifugio Generale Achille Papa, perfetto per recuperare energie e concedersi una sosta, richiede mediamente circa tre ore di cammino in salita. Vale la pena faticare un po’: il percorso attraversa gole, pareti verticali e passaggi scavati direttamente nella roccia, ed è considerato ancora oggi uno dei più importanti esempi di ingegneria militare della Grande Guerra.

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