Danni alla vista col visierino del casco: quello che l’omologazione non vi dice
Il visierino parasole è comodo quando si guida in pieno sole, ma quanto protegge davvero gli occhi dai raggi UV?
Molti motociclisti pensano che il visierino parasole interno al casco sia, a tutti gli effetti, un occhiale da sole incorporato: si abbassa quando c'è troppa luce e protegge gli occhi dal sole. Ma le due cose non sono equivalenti. Il parasole deve rispettare i requisiti previsti per l'omologazione del casco, che riguardano soprattutto la sicurezza e la qualità della visione, mentre la protezione dai raggi ultravioletti (UV) è una caratteristica distinta, che non è prevista dall'omologazione. Ecco che cosa dice la normativa e che cosa bisogna sapere prima di affidarsi al visierino per molte ore di guida.
L'omologazione ECE 22.06
La normativa di riferimento è il regolamento ECE 22-06, che disciplina l'omologazione dei caschi da moto e dei relativi componenti. Il paragrafo 6.17 definisce i requisiti specifici per il cosiddetto sun shield, cioè lo schermo parasole supplementare, destinato a essere utilizzato insieme alla visiera protettiva principale.
Il parasole interno e la visiera esterna hanno funzioni differenti e non sono sottoposti esattamente agli stessi requisiti. Il primo serve principalmente a ridurre l'abbagliamento, mentre la seconda costituisce la protezione trasparente principale davanti agli occhi e al viso. Anche il parasole, comunque, deve rispettare precise condizioni di sicurezza, visibilità e qualità ottica. L'omologazione non è quindi una semplice formalità: serve a verificare che il componente risponda ai requisiti previsti per il suo impiego. Ma non bisogna attribuirle garanzie che il regolamento non contempla, come vedremo parlando della protezione dai raggi UV.

Quanta luce deve lasciar passare?
Uno dei requisiti fondamentali del visierini riguarda la trasmissione luminosa, cioè la quantità di luce visibile che risce ad attraversarlo. Per il sun shield il regolamento UNECE R22.06 prescrive una trasmissione superiore al 20%. In altre parole, il parasole non può essere completamente opaco né tanto scuro da lasciar passare soltanto una minima parte della luce.
Distorsioni, colori e qualità dell'immagine
La normativa non si limita a stabilire quanto debba essere scuro il parasole. Il componente deve rispettare requisiti relativi alla qualità ottica, per evitare che difetti del materiale compromettano la visione. Sono previste verifiche sulle distorsioni degli oggetti, sul potere rifrattivo e sulla capacità di riconoscere correttamente i colori dei segnali stradali.
In particolare, il regolamento stabilisce valori minimi per la trasmissione relativa dei segnali luminosi: 0,80 per il rosso e 0,60 per giallo, verde e blu. L'obiettivo è evitare che l'oscuramento renda più difficile distinguere un semaforo o alteri la percezione dei segnali.
Questi requisiti servono a garantire una visione adeguata durante la guida. Non certificano, però, che il materiale filtri anche gli ultravioletti: qualità ottica e protezione UV sono due caratteristiche diverse, che devono essere considerate separatamente.
La protezione UV non è prevista
Quello che nessuno vi dice è che il regolamento UNECE R22.06 non stabilisce un livello minimo di filtraggio dei raggi UVA e UVB per il parasole interno. L'omologazione verifica le caratteristiche previste dalla normativa, tra cui la trasmissione della luce visibile e la qualità ottica, ma non permette di sapere automaticamente quanta radiazione ultravioletta venga bloccata.
I danni degli ultravioletti
I raggi ultravioletti sono una componente invisibile della radiazione solare. Gli UVA penetrano più in profondità nei tessuti, mentre gli UVB sono particolarmente responsabili delle reazioni acute da esposizione. Entrambi possono contribuire ai danni oculari: l'esposizione cumulativa è associata a un aumento del rischio di cataratta e di altre patologie, mentre un'esposizione intensa può provocare la fotocheratite, una lesione della cornea simile a un'ustione.
Il problema è che una lente scura non garantisce, da sola, la protezione dagli UV. Può ridurre l'abbagliamento e rendere la luce più confortevole senza filtrare necessariamente gli ultravioletti in misura adeguata. Se il materiale non offre una protezione sufficiente, gli occhi possono continuare a essere esposti durante le uscite prolungate sotto il sole.

Questo non significa che tutti i parasole dei caschi siano privi di protezione UV, ma che la sola omologazione non consente di darla per certa. Per chi trascorre molte ore in sella, sapere se il componente filtra UVA e UVB è importante quanto conoscerne il grado di oscuramento.
Cosa fanno i produttori
In assenza di un requisito minimo di filtraggio UV nel regolamento di omologazione, questa caratteristica non è un parametro che il motociclista può verificare semplicemente controllando l'etichetta ECE del casco. Alcuni produttori, tuttavia, dichiarano volontariamente le prestazioni dei propri parasole.
Nolan, per esempio, descrive sul proprio sito ufficiale il sistema parasole integrato VPS come dotato di protezione UV fino a 400 nm. È un'indicazione significativa, perché la banda UVA viene generalmente considerata fino a circa 400 nm: resta comunque importante verificare la documentazione del modello specifico e le condizioni della dichiarazione.
Anche Schuberth, nei manuali di alcuni caschi, tra cui E2, dichiara che il parasole in policarbonato speciale offre una protezione efficace dai raggi UV, senza però indicare una percentuale precisa.
Le informazioni disponibili, in generale, non sono sempre precise e confrontabili come quelle degli occhiali da sole. Alcuni produttori indicano una percentuale di filtraggio, altri parlano genericamente di protezione UV e altri ancora non forniscono informazioni facilmente reperibili. Questa differenza dipende anche dal fatto che per il parasole interno del casco non esiste un requisito normativo specifico di filtraggio UV equivalente a quello previsto per gli occhiali da sole.
Controllate il manuale
Il consiglio è controllare il manuale e la documentazione del proprio casco. Se non viene dichiarata esplicitamente una protezione UVA e UVB, non bisogna dedurre che sia garantita dalla sola omologazione. In quel caso, è prudente non considerare il visierino un sostituto degli occhiali da sole con protezione UV documentata e chiedere chiarimenti al produttore prima di affidargli la protezione degli occhi durante esposizioni prolungate.
Occhiali da sole: cosa prevede la norma europea per i raggi UV
Per gli occhiali da sole destinati all'uso generale esiste una norma specifica, la EN ISO 12312-1, recepita in Italia come UNI EN ISO 12312-1. Questa stabilisce requisiti misurabili per la trasmissione della luce visibile e per il filtraggio degli ultravioletti, con limiti distinti per UVA e UVB. Le prestazioni richieste dipendono anche dalla categoria del filtro, classificata da 0 a 4 in base alla quantità di luce visibile che lascia passare.

La norma definisce limiti massimi alla trasmissione UV per ciascuna categoria. Per esempio, per le categorie 2 e 3, destinate a condizioni di luminosità medio-alta e intensa, la trasmissione degli UVB non può superare l'1%; per gli UVA il limite è generalmente pari allo 0,5% della trasmissione luminosa del filtro. Per la categoria 4, destinata a condizioni estreme come l'alta montagna o gli ambienti innevati, la trasmissione massima ammessa è dell'1% sia per UVA sia per UVB. La categoria 4 non è però adatta alla guida su strada.