Aprilia RST 1000 Futura: il super flop di Noale oggi è un affare
Design avveniristico, tanta tecnologia (per l'epoca) e un’anima da sportiva vera: la Aprilia Futura aveva tutto per diventare un riferimento fra le sportive turistiche, ma il mercato non la apprezzò
All’inizio degli anni Duemila, in casa Aprilia c’era la sensazione di poter osare. La RSV Mille aveva dimostrato che da Noale poteva arrivare una superbike capace di mettere in difficoltà le giapponesi, mentre il bicilindrico Rotax V60 era ormai diventato il cuore tecnico attorno al quale costruire una vera e propria gamma di modelli. Fu così che la Casa di Noale, in occasione del Salone di Monaco del 2000, presentò due moto parecchio interessanti, destinate a far crescere il portafoglio di offerte della Casa veneta: erano la ETV 1000 Caponord e la RST 1000 Futura.
Si trattava rispettivamentedella crossover che ben conosciamo e di una sport-tourer raffinata nella tecnica e insolita nelle forme, tanto da non essere capita. Dietro al progetto c’erano Pierluigi Marconi e il suo team di ingegneri, mentre le linee distintive delle sovrastrutture nascevano dalla mano di Pietro Arru. Lo sviluppo avvenne interamente a Noale, seguendo quella filosofia molto italiana fatta di intuizioni coraggiose e sperimentazione .
E infatti, appena presentata, la Futura divise il pubblico: c’era chi la amava e chi la ricopriva di critiche. Il design era affilatissimo, qualcosa di mai visto all’epoca: linee spigolose, codone altissimo, scarico sottosella triangolare e un imponente forcellone monobraccio in bella vista. La carenatura avvolgente lasciava scoperto il telaio in alluminio strettamente imparentato con quello della sportiva RSV Mille, mentre la grande sella integrava addirittura i fianchetti laterali. Una soluzione estrema, tanto scenografica quanto controversa.
Aprilia però reagì rapidamente alle critiche e già pochi mesi dopo, al Motor Show di Bologna, arrivò una versione aggiornata con sella ridisegnata e fianchi rivisti nelle forme, con l’obiettivo di renderla più convenzionale e adatta agli stilemi dell’epoca. Dietro quelle forme fuori dagli schemi c’era anche un enorme lavoro ingegneristico: per ottenere quella particolare sella venne utilizzato un sistema produttivo all’avanguardia, con uno strato di schiuma molto sottile rivestito da un altro strato tirato sotto vuoto. Una lavorazione così sofisticata che inizialmente soltanto una sella su cinque risultava perfetta, divenendo anche un lavoro piuttosto dispendioso...
Un'immagine del bicilindrico Aprilia-Rotax della RSV 1000
Linee e filosofia a parte, la RST 1000 Futura era una moto che sorprese positivamente nella guida: conservava il DNA sportivo della cugina RSV 1000, rendendolo più accessibile e incline ad un utilizzo turistico. Il bicilindrico Rotax di 997 cm³, opportunamente rivisto nell’erogazione, privilegiava fluidità e coppia ai bassi e medi regimi senza rinunciare però al picco di potenza: 114 CV, mica male per quegli anni! Nella guida, la Futura risultava stabile e precisa, incredibilmente equilibrata nell’utilizzo stradale nonostante una scheda tecnica di estrazione sportiva. L’avantreno era progressivo e prevedibile nella discesa in curva, mai nervoso, mentre il comfort era discreto anche nell’uso in coppia e il motore aveva quella pastosità tipica dei grandi bicilindrici ben riusciti. Anche per quanto riguarda la dotazione tecnologica, la Futura era una moto avanti rispetto alla concoreenza: display LCD sviluppato da Magneti Marelli con sistema di retroilluminazione regolabile, livello del carburante, marcia inserita, temperatura esterna... parametri che oggi riteniamo essenziali, quasi ovvi, ma per una moto di quasi tren’anni fa era pura fantascienza!
Le valigie erano di serie
Da buona sport-tourer montava poi una coppia di borse rigide laterali, il cui sistema di aggancio era incorporato nel codone della moto, altra particolarità che all’epoca non si era mai vista.
Eppure, nonostante tutte queste qualità, la Futura non sfondò mai davvero. Forse il mercato non era pronto per una sport-tourer così moderna e anticonvenzionale. Nei primi anni Duemila il pubblico continuava a preferire linee più tradizionali, e anche modelli blasonati come la Honda VFR800 VTEC o la Ducati ST3 faticavano a riscuotere il successo sperato. Riguardandola oggi, la sensazione è che la RST 1000 Futura sia arrivata troppo presto, in mercato non ancora pronto a questo cambio di stile. Se fosse stata lanciata cinque o sei anni dopo, probabilmente avrebbe trovato un pubblico molto più ricettivo.
L'usato può essere un affare
Oggi resta comunque una moto di nicchia, spesso sottovalutata anche nel mercato dell’usato. Con cifre comprese tra i 2.000 e i 3.000 euro ci si porta a casa una sport-tourer originale, ricca di personalità e ancora piacevolissima da guidare. E considerando la robustezza del bicilindrico Rotax, percorrenze attorno ai 40.000 chilometri non devono spaventare troppo, a patto di trovare esemplari ben mantenuti.
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