PROVATA DA VOI

MV Agusta
Brutale 910 S
2005 - 2009

Provata da:
Valutazione: 
4
Average: 4 (1 vote)
MV Agusta, Brutale 910 S, 2005 - 2009
  • Comfort: 
    3
    Average: 3 (1 vote)
  • Posizione di guida: 
    5
    Average: 5 (1 vote)
  • Tenuta di strada: 
    5
    Average: 5 (1 vote)
  • Finiture: 
    5
    Average: 5 (1 vote)
  • Consumo: 
    3
    Average: 3 (1 vote)
  • Prestazioni: 
    5
    Average: 5 (1 vote)
  • Cambio: 
    4
    Average: 4 (1 vote)
  • Freni: 
    3
    Average: 3 (1 vote)
  • Vano sottosella: 
    2
    Average: 2 (1 vote)
  • Sospensioni: 
    5
    Average: 5 (1 vote)
Perché l'ho comprata o provata:
Ho acquistato la MV Agusta Brutale 910S nel 2008. Allora avevo una Buell X1 Lightning che non mi aveva soddisfatto, soprattutto per la scarsa affidabilità del motore. La Brutale mi è sempre piaciuta, ma avevo letto che la prima versione di 750 cc aveva poca coppia ai bassi giri e agli alti era cattivissima. La 910, invece, è più piena in basso, quindi più divertente anche andando a passeggio. Dopo una lunga ricerca (i prezzi dell’usato nel 2007-2008 erano ancora molto alti per la Brutale) ne ho trovata una rossa e argento, i colori storici delle MV da gara e me ne sono subito innamorato.
Com'è
La Brutale è una naked unica: compatta, non molto pesante, potente e… italiana. Sì, credo che come per la Ducati e l’Aprilia, “l’italianità” sia proprio un qualcosa in più, che dà carattere ed esclusività. A piacermi di più della Brutale, sono la linea unica (disegnata da Tamburini, lo stesso che ha creato la mitica Ducati 916), le finiture impeccabili, l’eccellente componentistica, le dimensioni ridotte per una 1000 (ideali anche per un uso in città) e il motore, che ricorda i vittoriosi quattro cilindri in linea delle MV guidate da Agostini, Mike Hailwood e Phil Read (ed è stato progettato con l’aiuto della Ferrari). La Brutale è una moto essenziale, curatissima in ogni dettaglio ed è davvero nuda, senza carena e capolino a sporcare la linea, che sembra quasi modellata a mano, specie nella zona del serbatoio e del codino. Mi piace molto anche il faro anteriore, che assomiglia a quello della Porsche 993 degli anni 90 (a cui si sono ispirati i designer del centro stile), ma che a me ricorda molto anche gli orologi “sciolti” di Salvador Dalì. Un tocco di classe.
Alla guida
La posizione di guida è ben studiata, con il manubrio alla giusta distanza e le pedane abbastanza rialzate, ma non tanto da rendere scomoda la seduta. Forse, nei lunghi viaggi si patisce un po’ la scarsa disponibilità di spazio e l’impossibilità di muoversi avanti e indietro sulla sella (si è quasi incastrati). Io, comunque, ho percorso anche 800 km in un giorno senza tornare a casa con la schiena rotta. Poi, appena si preme il pulsante Start il rombo cupo che esce dai due tubi di scarico riempie le orecchie e invoglia subito a partire. Già alle prime curve si apprezza la grande maneggevolezza della moto, che ha nel telaio e nel motori i suoi principali punti di forza. La ciclistica deriva direttamente da quella della sportiva MV F4: anche la Brutale ha il telaio in acciaio a traliccio con piastra in alluminio, il forcellone monobraccio, le ruote in lega a “stella” (simili a quelli delle Ferrari), i freni con pinze a sei pistoncini e raffinate sospensioni ultraregolabili (con la granitica forcella Marzocchi da 50 mm e il mono Sachs dietro). Il motore è esagerato: è corposo anche in basso e da 4000 giri spinge fortissimo; poi, a partire da 7000 diventa davvero brutale, fino al limitatore. L’unico difetto è la scarsa regolarità ai bassi regimi (il tipico effetto “on/off” lamentato un po’ da tutti i possessori di MV): in città la guida è poco fluida e costringe a porre parecchia attenzione all’uso della manopola del gas e della frizione. Una volta abbandonato il traffico urbano, la Brutale si guida in estrema scioltezza e non richiede grandi spostamenti per bilanciare l’ottimo equilibrio generale. Passare da una curva all’altra è un vero piacere, ma se si vuole spingere davvero, sfruttando tutti i 120 CV (alla ruota!) basta aprire il gas e si viene proiettati in avanti con una spinta esagerata. Le pinze a sei pistoncini della Nissin non sono male, ma per avere il massimo della forza frenante si deve spremere la leva. Certo, per guidare una Brutale bisogna mettere in conto alcune rinunce: in città è molto rigida di sospensioni e poco fluida di motore, in autostrada è faticosa perché priva di ogni riparo aerodinamico (ma fino a 120 orari si viaggia bene) e non è fatta per portare un passeggero o le borse per lunghi viaggi. Ma per chi acquista una Brutale sono solo dettagli.
La comprerei o ricomprerei?
Senza alcun dubbio la ricomprerei, magari nella versione 1078 RR, perché ha ancora più coppia in basso e l’impianto frenante della Brembo, con le pinze radiali, più potenti e… belle da vedere. La nuova generazione di Brutale, 920, 990 e 1090 mi attira meno sul piano estetico. Molti dettagli, come il cruscotto, hanno uno stile un po’ giapponese. Il motore e l’elettronica, invece, sono stati affinati. Ma la Brutale, a mio avviso, la si acquista soprattutto per la sua linea, e quella della 750/910/1078 è insuperabile!
-nessuno-
PROVE LETTORI CORRELATE
Moto rubate
Annunci inSella
Moto Fuoriserie
 
LE PROVE DEI LETTORI PIU' LETTE